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BMW Group e PreZero insieme per l’economia circolare nell’industria auto

La collaborazione punta a avviare una nuova fase per il riciclo dei veicoli a fine vita.

BMW Group e PreZero insieme per l’economia circolare nell’industria auto
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 5 feb 2026

Il tema dell’economia circolare è sempre più presente nel settore auto. Solo nei mesi scorsi si sono espressi in materia con diversi progetti marchi come Stellantis, Skoda e Renault. Parliamo di quel modello che limita gli sprechi e valorizza i materiali lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Da questo punto di vista BMW e PreZero (la società ambientale del Gruppo Schwarz) hanno firmato un accordo che punta a trasformare i veicoli a fine vita in una risorsa stabile per l’industria europea. Non è la prima volta che il gruppo BMW investe nell’economica circolare. All’inizio dello scorso anno aveva avviato un progetto con SK per il riciclaggio delle batterie. Ora firma con PreZero per un accordo che va oltre la semplice collaborazione tra costruttore e riciclatore. L’idea è costruire una visione condivisa. Una filiera in cui progettazione, utilizzo e fine vita non sono più fasi distinte, ma parti di un ciclo continuo.

Cambiare il modo di progettare le auto per migliorarne il riciclo a fine vita

Il progetto nasce con un obiettivo ben preciso. Recuperare valore dai veicoli quando escono dalla circolazione. Il principio è semplice nella teoria e complesso nella pratica. Le auto diventano una riserva di materiali riutilizzabili. Prima come componenti da reimpiegare, poi come materie prime ricavate attraverso tecniche di riciclo capaci di restituire acciaio, alluminio, plastiche e materiali da batteria con una qualità adeguata alla produzione industriale. Questo approccio consente di ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini, un aspetto sempre più centrale in un mercato esposto all’instabilità geopolitiche e a una domanda crescente di materiali critici.

La collaborazione tra BMW e PreZero introduce un elemento importante. La progettazione dei veicoli viene ripensata per agevolare le fasi di smontaggio e trattamento. È il concetto di design for recycling, un tema che a Monaco viene affrontato da anni nel Recycling and Dismantling Centre. Lì si studiano flussi, processi e soluzioni che permettono ai materiali di restare nel ciclo per un periodo più lungo. Non basta però il contributo del costruttore. Servono competenze forti sul fronte della selezione e del trattamento. PreZero porta in dote tecnologie di smistamento, competenze sui flussi di materiali e l’esperienza maturata nel riciclo delle batterie, settore in cui l’azienda ha rafforzato la propria posizione dopo l’acquisizione del più grande impianto europeo dedicato a questa attività.

Il progetto poggia su un insieme di test congiunti che hanno come obiettivo quello di trasformare soluzioni sperimentali in processi industriali. Non si tratta di iniziative isolate. La collaborazione mira a definire standard replicabili in diversi Paesi europei. Ed è proprio questa scalabilità a renderla rilevante in un momento in cui l’Unione Europea chiede alle imprese risultati concreti sull’economia circolare. Le richieste arrivano da più fronti e coinvolgono sia le batterie sia i veicoli nel loro complesso. Il regolamento europeo sulle batterie impone livelli sempre più elevati di contenuto riciclato e sistemi di tracciabilità che garantiscano trasparenza lungo l’intero ciclo di vita. La revisione della direttiva sui veicoli a fine vita va nella stessa direzione. Chiede recuperi sempre più completi e una gestione capace di limitare drasticamente la dispersione dei materiali. Il pacchetto sull’economia circolare completa il quadro, spingendo le imprese a ridurre i rifiuti e a reinserire nel ciclo produttivo una quota crescente dei materiali utilizzati.

Il risultato che potrebbe arrivare da questa collaborazione va ben oltre il settore auto. La creazione di processi affidabili per il trattamento dei veicoli a fine vita potrebbe generare un effetto domino. Anche altre aziende potrebbero adottare modelli simili. L’Europa ha bisogno di filiere capaci di trattenere valore nel continente.

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