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Carabinieri e Alfa Romeo, 75 anni insieme con un libro e un logo celebrativo

Dalla storica "Matta" del 1951 alla moderna flotta: la storia d'amore tra il Biscione e l'Arma compie 75 anni. Un'eccellenza tutta italiana

Carabinieri e Alfa Romeo, 75 anni insieme con un libro e un logo celebrativo
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 6 mag 2026

Il legame tra l’Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri compie 75 anni. E per celebrare questo anniversario, il Museo Storico di Arese si è trasformato nel palcoscenico di un’emozione condivisa, culminata con l’arrivo della nuova Giulia Quadrifoglio da 520 cavalli.

L’inizio di questo legame? Proprio nel 1951. Periodo in cui l’Italia cercava di rialzarsi dopo il conflitto mondiale. Fu allora che comparve lo storico 1900 M, un fuoristrada robusto che tutti impararono a chiamare affettuosamente la “Matta“.

Come ha ricordato con un tocco di nostalgia il Comandante Generale dell’Arma Salvatore Luongo, in quegli anni le Alfa non vestivano ancora l’iconico blu scuro. Bensì mantenevano la livrea militare e le targhe dell’Esercito. “È un connubio quasi perfetto“, ha spiegato Luongo, aggiungendo un dettaglio personale: “Per me è una storia che parte da quando ero piccolo; ho sempre visto le Alfa nelle stazioni dei Carabinieri“. Un’immagine che appartiene alla memoria collettiva di milioni di italiani.

Le icone di un’epoca

Il viaggio prosegue attraverso decenni complessi. Se la Giulia Super del 1968 portò la velocità e l’eleganza nelle pattuglie, gli anni Settanta e Ottanta videro l’entrata in scena dell’Alfetta 2.0 (1979) e dell’Alfa 90 (1987). Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo, ha rievocato proprio l’Alfetta come il simbolo del rispetto che i genitori trasmettevano ai figli nei confronti dell’Arma.

In quegli anni, vedere un’Alfa 75 (1992) sfrecciare sulle strade non era solo un segno di operatività, ma un messaggio di fermezza e fiducia nello Stato. E poi con il nuovo millennio, il testimone è passato alla 159 (2006) e alla Giulietta (2016), fino ad arrivare alla flotta moderna che comprende Giulia, Stelvio e il SUV Tonale.

Non solo auto

Oggi la collaborazione tra il “Biscione" e i Carabinieri è più profonda che mai. A Torino, una struttura dedicata di Alfa Romeo lavora fianco a fianco con l’Arma per sviluppare vetture che rispondano a esigenze specifiche. Proprio in questi giorni, una nuova auto dotata di sistemi di protezione d’avanguardia sta affrontando i test decisivi prima di entrare in servizio.

Il culmine di questa eccellenza è rappresentato oggi dalla nuova Giulia Quadrifoglio. Con i suoi 520 CV, questa vettura non è destinata al pattugliamento ordinario, ma a compiti straordinari. Parliamo di rappresentanza di alto livello e, soprattutto, il trasporto urgente di organi, dove ogni secondo guadagnato può salvare una vita.

Un logo per il futuro

Nel corso dell’evento celebrativo ad Arese, un pensiero commosso è andato a Sergio Marchionne. Il Comandante Luongo ha ricordato come l’ex CEO di FCA vedesse in ogni vettura consegnata all’Arma un “atto di servizio" verso tutti i cittadini. Un’eredità morale che è stata sigillata in un nuovo logo celebrativo per il 2026. Il numero 75 che unisce graficamente il Biscione e la Fiamma. I simboli di due istituzioni che hanno scritto pagine decisive della nostra Repubblica.

Per chi volesse immergersi in questa epopea, il Museo di Arese ospita la sezione “Alfa Romeo in divisa", inaugurata nel 2020. Inoltre, la storia è stata fissata su carta nel libro “Carabinieri e Alfa Romeo – al servizio del Paese” (edito da Giunti e Giorgio Nada). Attraverso cinque capitoli e gli scatti di grandi fotografi, l’opera dimostra come ogni fase dell’Italia repubblicana abbia trovato un riflesso fedele nei vetri e nei motori delle Alfa dell’Arma. Un legame che, dopo 75 anni, non accenna a rallentare.

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