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L'UE prepara la stangata alle plug-in cinesi: perché Bruxelles pensa ai dazi

Dopo le auto elettriche, l'UE si sposta sulle plug-in: l'obiettivo è contrastare la concorrenza sleale e il deficit commerciale con la Cina

L'UE prepara la stangata alle plug-in cinesi: perché Bruxelles pensa ai dazi
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 19 giu 2026

Siamo al cospetto di un nuovo capitolo nella guerra commerciale tra l’Unione Europea e la Cina nel settore automobilistico. Secondo le indiscrezioni raccolte dalle principali testate di settore e dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, la Commissione Europea è pronta a introdurre dazi compensativi sulle auto ibride plug-in (PHEV) prodotte in Cina. Questa misura, che segue quella già attiva dal 2024 per i veicoli 100% elettrici, rappresenta una mossa strategica per tutelare l’industria automobilistica continentale da quella che viene definita una concorrenza sleale sostenuta dai sussidi statali orientali.

Le ragioni economiche

La motivazione principale dietro questa imminente “stangata” risiede nell’esigenza di riequilibrare il mercato. Bruxelles sostiene che i costruttori della Repubblica Popolare abbiano beneficiato per anni di massicci sussidi pubblici. Questi aiuti di Stato avrebbero permesso alle aziende cinesi di mantenere prezzi di listino estremamente bassi, rendendo i loro prodotti artificialmente più competitivi rispetto a quelli dei produttori europei, che devono invece affrontare costi di produzione e standard normativi più onerosi.

Oltre alla questione dei sussidi, l’Unione Europea mira a contrastare il pesante deficit commerciale nei confronti della Cina. La dipendenza del blocco europeo dalle forniture critiche cinesi, come le terre rare, unita a un disavanzo commerciale crescente, ha spinto i leader dell’UE a discutere misure più incisive per proteggere la sovranità industriale del continente. I dazi compensativi servono quindi a neutralizzare il vantaggio competitivo ottenuto illegalmente tramite il sostegno governativo nel paese d’origine.

La mossa tattica dei colossi cinesi

Perché Bruxelles ha deciso di colpire proprio ora le ibride ricaricabili? La risposta risiede nel repentino cambio di rotta commerciale dei colossi asiatici. Quando nel 2024 l’Europa ha introdotto dazi sulle auto a zero emissioni, i produttori cinesi hanno rapidamente modificato la loro strategia: hanno iniziato a puntare massicciamente sulle plug-in hybrid, che fino ad oggi erano soggette solo alla normale tassa di importazione del 10%.

I risultati di questa strategia sono stati immediati e dirompenti. In soli diciotto mesi, la presenza di modelli cinesi nella classifica delle 10 auto plug-in più economiche sul mercato è passata da tre a nove unità. In Italia e in Europa, le immatricolazioni di questo segmento hanno registrato un balzo straordinario, con una crescita del 71% solo nel mese di maggio 2026. Di fronte a questa “nuova ondata”, la Commissione ha capito che i dazi sulle elettriche non erano più sufficienti a proteggere il mercato interno e ha deciso di estendere le tariffe anche alle ibride.

Le Case automobilistiche coinvolte

I nuovi dazi colpiranno i principali attori della mobilità elettrificata cinese che hanno investito pesantemente in Europa. Tra i nomi più citati figurano BYD, Chery, SAIC (proprietaria del marchio MG) e Geely. BYD, per esempio, ha recentemente lanciato modelli come la Dolphin G DM-i, sviluppati specificamente per il gusto e le esigenze degli automobilisti europei.

Tuttavia, i produttori cinesi non stanno a guardare e hanno già pronti dei contropiani. La soluzione per evitare i dazi è semplice: produrre direttamente in Europa. BYD ha già annunciato l’apertura di un impianto a Szeged, in Ungheria, mentre Chery è in procinto di avviare la produzione in Spagna. Poiché i dazi vengono applicati in base al luogo di produzione e non alla nazionalità del marchio, le auto assemblate entro i confini dell’Unione Europea ne rimarrebbero escluse.

Resta ora da capire quale sarà l’entità precisa di queste tariffe e come esse influenzeranno i prezzi finali per i consumatori. Se i dazi dovessero essere molto elevati, i prezzi delle plug-in cinesi potrebbero salire sensibilmente, frenando una crescita che finora sembrava inarrestabile. La decisione finale spetta ora agli Stati membri, che dovranno dare il via libera definitivo alla proposta della Commissione.

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