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La folle storia della Bugatti rimasta 70 anni in fondo al lago Maggiore

La vera storia della Bugatti Tipo 22 rimasta per 70 anni sul fondo del Lago Maggiore. Dalla fuga dell'architetto all'incredibile asta che l'ha portata California

La folle storia della Bugatti rimasta 70 anni in fondo al lago Maggiore
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 23 giu 2026

Il Lago Maggiore, con la sua posizione strategica divisa tra Piemonte, Lombardia e Svizzera, è da sempre un crocevia di storie e leggende di paese. Ma c’è una storia in particolare, tornata incredibilmente e recentemente alla ribalta sul web per gli appassionati di auto d’epoca, che nasconde le radici nel suo fondale. Protagonista? Una rarissima Bugatti Tipo 22 del 1925. Nota anche con il leggendario soprannome di “Brescia“. La svolta di questa vicenda risale al 2009, anno in cui l’auto fu finalmente riportata alla luce dopo decenni di oblio. Ma per capire come sia finita sott’acqua bisogna separare il mito dalla realtà cronistica.

Tra leggenda e realtà: la fuga dell’architetto

La tesi di una fantomatica partita a poker finita male è stata smentita direttamente dai documenti dell’epoca. Secondo la leggenda, infatti, il pilota René Dreyfus avrebbe perso la Bugatti nel 1934 a Parigi, durante una scommessa con lo svizzero Adalbert Bodé.

I registri ufficiali raccontano invece una narrazione molto meno romanzata. L’auto fu comprata regolarmente dall’architetto Marco Schmuklerski. L’uomo si stabilì ad Ascona, sulla sponda svizzera, ma nel 1937 scappò lasciando la vettura nel cortile. Il motivo della fuga? Evitare di pagare le tasse di importazione che gravavano sul veicolo.

Il paradosso del sequestro

I regolamenti svizzeri però parlavano chiaro. L’auto andava demolita perché confiscata come merce di contrabbando. Il problema divenne subito economico, dato che smaltire il mezzo avrebbe comportato una spesa per le casse pubbliche. Per azzerare i costi, le autorità scelsero la via più spiccia: rimorchiare la Tipo 22 e scaricarla direttamente nel Lago Maggiore.

Il veicolo finì così sul fondale, a ben 53 metri di profondità, dove è rimasto per oltre settant’anni. Quello che doveva essere solo uno scarto doganale da far sparire si è trasformato nel tempo in un’attrazione sommersa, con i subacquei locali che hanno iniziato a passarsi le coordinate del relitto mentre l’acqua ne consumava la carrozzeria.

Dal fondale alla California: l’asta del 2009

La svolta è arrivata poi nel 2009. Con un’operazione di recupero che ha riportato la carrozzeria della Tipo 22 alla luce del sole. Lo stato catastrofico del mezzo ha subito posto un bivio. Tentare un restauro impossibile o preservare la sua incredibile storia. Si è scelta la seconda via.

Messa all’asta con ancora i segni del lago addosso, la vettura è stata acquistata dal collezionista Peter Mullin per 260.513 euro. Oggi non si trova in un’officina a caccia di pezzi di ricambio, ma è esposta esattamente così come è riemersa al Mullin Automotive Museum di Oxnard, in California. Una scelta che mostra al pubblico la lamiera consumata dal tempo, testimonianza tangibile di una delle vicende più assurde del secolo scorso.

 

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