La Spagna è sempre più la patria dei costruttori cinesi: ora richiede regole UE
Le regioni spagnole accolgono i giganti dell'auto elettrica di Pechino, ma chiedono a Bruxelles norme più severe per evitare una corsa al ribasso.
Il mercato dell’automobile continua a evolversi e la Spagna si attesta come uno dei Paesi più attrattivi per i costruttori cinesi. Diverse regioni iberiche si stanno contendendo gli investimenti in batterie e auto elettriche promuovendosi come “porta d’accesso della Cina all’Europa”.
I progetti in Spagna
Tra i progetti principali figurano l’aumento della produzione di Leapmotor a Saragozza, la produzione di SUV elettrici Ford e Geely a Valencia e la joint venture tra CATL e Stellantis in Aragona. Quest’ultima prevede l’arrivo di 1.700 lavoratori cinesi per la costruzione e la formazione di 4.000 dipendenti spagnoli, puntando a superare il 70% di contenuto europeo a regime.
Altre realtà evidenziano approcci differenti: AESC Battery Spain (gruppo Envision) in Estremadura si è impegnata al 40% di occupazione europea e al 40% di management spagnolo entro il 2030, mentre lo stabilimento SAIC in Galizia è stato sospeso in attesa della futura legge “Made in Europe”.
Nuove regole
E’ proprio dagli stessi territori coinvolti nei progetti che viene chiesto all’Unione Europea di introdurre regole uniformi e più severe sugli investimenti esteri, evitando che l’economia nazionale sia danneggiata da una corsa al ribasso tra Paesi membri disposti a concedere condizioni sempre più favorevoli. Secondo la società di consulenza Arthur D. Little, gli investitori cinesi si stanno preparando prima dell’entrata in vigore dei nuovi vincoli comunitari, mentre nelle prossime settimane l’UE discuterà un inasprimento degli accordi commerciali con Pechino.