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Renault utilizzerà robot umanoidi per ridurre i tempi di produzione del 30%

Con il piano futuREady, Renault punta a 350 robot umanoidi nelle fabbriche entro il 2027 e a ridurre i costi del 20% in cinque anni.

Renault utilizzerà robot umanoidi per ridurre i tempi di produzione del 30%
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 18 mar 2026

Trecentocinquanta robot umanoidi nelle fabbriche entro il 2027, con l’obiettivo di tagliare del 30% le ore necessarie per costruire un’auto. Renault ha messo i numeri sul tavolo il 10 marzo, presentando il piano strategico futuREady. Un annuncio che farà discutere, soprattutto per le possibili implicazioni.

Di cosa si occuperanno i robot

Come ci immaginiamo il lavoro di questi robot umanoidi? È Renault stessa a raccontarlo. Nello stabilimento di Douai il robot trasporta gli pneumatici destinati ai modelli elettrici Scenic e R5, sollevando carichi fino a 40 kg. Un compito fisicamente gravoso per gli operatori, ripetibile da una macchina senza limiti di turno. Questo robot umanoide è sviluppato dalla startup francese Wandercraft, in cui Renault detiene una quota di minoranza acquisita nel giugno 2025. La seconda generazione del robot è stata progettata in soli 40 giorni, sulla base di oltre un decennio di ricerca sugli esoscheletri medicali.

L’approccio di Renault è deliberatamente industriale e non dimostrativo. I robot umanoidi saranno impiegati nelle attività più ripetitive, pesanti e a basso valore aggiunto, operando in affiancamento agli operai anche nei turni notturni. L’obiettivo non è la sostituzione del personale sulla linea di assemblaggio finale, dove velocità e destrezza umana restano insuperate, ma l’alleggerimento delle mansioni più faticose. Il piano futuREady prevede una riduzione dei costi di produzione del 20% entro cinque anni.

Un futuro già segnato?

Anche altri puntano sugli umanoidi

Renault non è sola in questa corsa. BMW ha già avviato test pilota nello stabilimento di Lipsia dopo esperienze negli Stati Uniti. Mercedes-Benz sperimenta i robot Apollo negli impianti ungheresi e ha investito nella texana Apptronik. La strategia più aggressiva resta quella di Hyundai che dopo l’acquisizione di Boston Dynamics, il gruppo coreano punta a schierare fino a 30.000 robot Atlas entro il 2030, con ambizioni che vanno ben oltre l’automotive. Tesla ha fatto di Optimus uno dei pilastri del proprio piano industriale, estensione naturale delle competenze sull’intelligenza artificiale.

Anche Stellantis segue con attenzione. Il gruppo guidato da Antonio Filosa potrebbe annunciare iniziative concrete nel piano strategico previsto per maggio. La responsabile innovazione Anne Laliron ha confermato che la robotica e l’automazione restano temi centrali per il gruppo.

Il mercato dei robot umanoidi industriali è stimato fino a 200 miliardi di dollari entro il 2035 con le fabbriche automobilistiche che si confermano il principale banco di prova. Non mancano i timori legati alla sostituzione umana. Al netto delle rassicurazioni c’è un vantaggio produttivo che le case automobilistiche non possono ignorare. L’equilibrio, se esiste, andrà individuato altrove a livello politico più che a livello industriale.

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