Petrolio, prezzi in forte aumento: verso una crisi peggiore del 1973?
L'attacco all'oleodotto saudita Est-Ovest e le forti tensioni nello Stretto di Hormuz tra le cause degli aumenti. L'allarme di Tabarelli (Nomisma Energia): «Possibile uno shock peggiore del 1973».
Le quotazioni del greggio tornano a correre sui mercati internazionali delle materie prime, spinte da una combinazione di fattori geopolitici e criticità logistiche. Nella giornata del 15 settembre 2026, il petrolio WTI (con consegna a ottobre) ha registrato un incremento dell’1,89%, attestandosi a 103,31 dollari al barile. Parallelamente, la quotazione del Brent (con consegna a novembre) è salita a 107,51 dollari al barile, segnando un incremento dell’1,73%. Dall’inizio dell’anno, il prezzo del Brent ha registrato un rialzo cumulato di quasi il 76%, in seguito al progressivo estendersi del conflitto tra Stati Uniti e Iran nella regione mediorientale.
L’attacco all’infrastruttura saudita e il blocco di Hormuz
Alla base del recente rincaro delle quotazioni vi è l’interruzione dell’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita. L’infrastruttura, che si sviluppa per una lunghezza di 1.200 chilometri ed è in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno, è stata colpita il 10 settembre da un attacco condotto tramite droni. L’impianto rappresenta una rotta strategica alternativa per consentire l’esportazione verso il Mar Rosso ed evitare il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. I lavori di riparazione avviati dalla compagnia statale Saudi Aramco dovrebbero richiedere tra le tre e le cinque settimane: in questo lasso di tempo risulta a rischio fino al 4% dell’offerta petrolifera globale. La situazione di instabilità continua anche nello Stretto di Hormuz e nell’area di Bab el-Mandeb, dove le operazioni nei giacimenti e il traffico marittimo hanno subito dei fermi operativi a causa degli attacchi alle navi.
La reazione dei mercati
Le tensioni sul comparto energetico hanno generato immediate ripercussioni sui mercati finanziari ed azionari di tutto il mondo. Le principali Borse europee hanno chiuso la giornata in netto calo, con Milano che ha segnato la maglia nera a -1,68%, seguita dalle perdite di Madrid (-1,38%), Parigi (-0,76%) e Francoforte (-0,5%). In Asia, l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo è scivolato dello 0,81%, mentre anche Wall Street ha chiuso la seduta in territorio negativo. Gli aumenti non hanno risparmiato il settore del gas naturale, le cui quotazioni sulla piazza di Amsterdam sono salite del 5,1% a 83,58 euro al megawattora.
Benzina verso i 3 euro al litro?
Sull’impatto reale per i consumatori e sull’evoluzione dei prezzi dei carburanti è intervenuto Davide Tabarelli, presidente e fondatore di NE-Nomisma Energia. Intervistato da QN, Tabarelli ha analizzato la gravità della crisi, avvertendo che «la situazione peggiorerà» e che, senza l’oleodotto saudita, si rischia di ritornare «al punto di partenza nella gestione dell’emergenza». Riguardo al possibile picco dei prezzi alla pompa, Tabarelli ha dichiarato: «In un quadro apocalittico la benzina può toccare i 3 euro, ma l’unica certezza di questo mercato è l’incertezza, che potrebbe riportare i prezzi anche a 1,60 o 1,70 euro». L’analista ha aggiunto che «oggi la spinta è al rialzo e ci sono buone ragioni per temere uno shock persino più violento di quelli del 1973 e del 1979. La prova del nove arriverà con l’inverno: capiremo se saremo stati formiche o cicale. Ma la sensazione è che saremo decisamente cicale».
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Fonte:
- QN