Un parco sponsorizzato "Škoda Peaq": il cartello fa esplodere la protesta
Residenti e attivisti in protesta contro l'accordo tra il Peak District e Škoda. Tra tagli ai fondi pubblici e tutela del territorio, lo sponsor divide l'Inghilterra
Un cartello stradale cambiato per fare spazio a uno sponsor e la rabbia della comunità locale. Succede in Inghilterra, a Surprise View, vicino ad Hathersage, nel Derbyshire, dove residenti e attivisti si sono dati appuntamento per protestare contro l’accordo commerciale stretto dal Peak District National Park con la casa automobilistica Škoda.
La contestazione? Ebbene nasce da un’insegna temporanea che modifica il nome stesso dell’area protetta per pubblicizzare un nuovo veicolo. Durante il presidio, i manifestanti hanno montato un pannello alternativo proprio sotto il cartello incriminato per spiegare le ragioni della mobilitazione e chiedere al governo un deciso aumento delle risorse pubbliche.
La protesta ha trovato il sostegno immediato di molti visitatori di passaggio, rimasti del tutto sorpresi e contrariati nello scoprire che il parco avesse concesso il proprio marchio per una campagna pubblicitaria.
Le accuse degli ambientalisti
L’episodio ha spalancato un dibattito molto più profondo sulla sostenibilità economica delle aree protette nel Regno Unito, mettendo in luce il conflitto tra le crescenti difficoltà finanziarie e la tutela dell’ambiente. Tom Laws, attivista per la salvaguardia dei parchi nazionali, ha usato parole durissime: “Se un parco nazionale arriva a vendere il proprio nome al miglior offerente, siamo già sulla strada che porta all’esplorazione e all’estrazione industriale nei paesaggi più tutelati del Paese“.
A rendere la vicenda ancora più tesa sono i problemi ambientali che sta affrontando il territorio in questo periodo. Harry Brook, residente di High Peak e attivista per il clima, ha ricordato la fragilità dell’area: “Le torbiere del Dark Peak, un patrimonio d’importanza internazionale, bruciano ormai da settimane continuando a liberare carbonio nell’aria. Mentre queste terre continuano a fumare, è incomprensibile che l’ente parco decida di allearsi con un marchio che vive sul trasporto a combustibili fossili“.
L’allarme degli ambientalisti trova riscontro nei numeri forniti dalla Campaign for National Parks: nell’anno finanziario 2026 i fondi statali destinati alle autorità dei parchi hanno subito un ulteriore taglio del 9%. Si tratta dell’ennesimo ridimensionamento di una sforbiciata complessiva che dal 2010 a oggi ha ridotto il budget reale di circa il 40%, proprio mentre il numero di visitatori continua a toccare livelli record.
La replica di Škoda e la posizione del Governo
Dall’altro lato, i vertici dell’area protetta difendono la scelta parlando di sopravvivenza economica. Phil Mulligan, direttore generale del Peak District, pur senza rivelare la cifra incassata dal contratto con Škoda, l’ha definita «un importo ragionevole» che aiuta enormemente l’ente a svolgere il proprio lavoro.
Mulligan ha sottolineato come la partnership si sposi con la visione del parco sulla mobilità dolce, ricordando poi la realtà dei conti: “La gente ama questo parco ed è giusto che rimanga un bene gratuito di tutti. Ma erogare questi servizi pubblici costa. Il contributo dello Stato continua a calare ogni anno e ormai copre solo un quarto delle nostre spese di gestione. Per garantire i servizi essenziali siamo costretti a cercare entrate da fonti diverse“.
Da parte sua, Škoda UK ha spiegato che l’iniziativa è nata per celebrare i 75 anni del parco e il lancio del nuovo modello elettrico Škoda Peaq. L’obiettivo dichiarato dalla casa automobilistica è “accendere i riflettori sul primo parco nazionale britannico, stimolare un dibattito positivo e spingere le persone a vivere la natura in modo responsabile“. L’accordo include anche il noleggio gratuito di biciclette per permettere ai turisti di muoversi in modo sostenibile. “Si tratta di un’iniziativa temporanea per celebrare un luogo speciale – assicura l’azienda – e non cambia la denominazione ufficiale del Peak District“.
La vicenda è arrivata anche sul tavolo della politica londinese. Ai microfoni della BBC, la ministra per la Natura Mary Creagh, che ha la delega sui parchi nazionali, ha rivendicato l’operato dell’esecutivo: “Parliamo di paesaggi vivi ed è fondamentale che abbiano risorse certe. È per questo che abbiamo annunciato un piano di investimenti da 37 milioni di sterline all’anno per ciascuno dei prossimi tre anni destinato proprio ai parchi e ai paesaggi protetti“.