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La morsa dell'inquinamento da auto si allenta, ma l'Italia viaggia a due velocità

L'Italia è il paese dell'Ue più densamente motorizzato, tuttavia, i dati sull'inquinamento da auto sono in miglioramento

La morsa dell'inquinamento da auto si allenta, ma l'Italia viaggia a due velocità
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 20 feb 2026

Il rapporto tra gli italiani e l’automobile è sempre stato viscerale, intenso, come l’amore. Da quando il Belpaese ha scoperto le quattro ruote le ha immediatamente innalzate a mezzo di trasporto prediletto. A dimostrazione di questo legame così duraturo e profondo ci sono i dati ISTAT, che nel 2024 hanno collocato l’Italia al primo posto dei Paesi più densamente motorizzati dell’Unione Europea, grazie a 701 autovetture ogni 1000 abitanti. Un dato nettamente superiore alla media continentale ferma a 578. Tuttavia, dietro questa fiumana di lamiere si nasconde un’altra faccia, messa in rilievo ancora dall’ultimo report ISTAT, che è quella dell’inquinamento dovuto alle amate macchine. I numeri rispetto al passato, sono comunque incoraggianti, poiché lo smog e la pressione ambientale sembrano allentarsi anche se, come spesso accade, il nostro Stivale viaggia a due velocità.

Chi possiede più auto

Se scandagliamo nel dettaglio i capoluoghi, la geografia dell’auto rivela contrasti netti. Il tasso di motorizzazione trova il suo punto più basso nella laguna di Venezia, dove le barche sostituiscono – spesso e volentieri – le ruote e si contano appena 460 auto ogni 1000 abitanti. All’estremo opposto troviamo Frosinone, che conquista il primato nazionale con lo strabiliante dato di 856 vetture ogni 1000 abitanti.

Nel Mezzogiorno, troviamo altre province da primato: Catania guida la classifica delle grandi città con 824 autovetture ogni mille abitanti, seguita da Reggio Calabria (725), Cagliari (709) e Messina (698), mentre Palermo supera quota 625. Questi numeri non sono statici: nell’ultimo anno il tasso di motorizzazione nazionale è cresciuto dell’1,0%, con i capoluoghi che segnano un +0,8%. Gli aumenti più decisi si registrano proprio nel Sud (+1,2%) e nel Nordest (+1,1%). In ben 74 città — tra cui Roma, Torino, Bologna, Bari e le già citate Catania e Palermo — l’aumento ha superato lo 0,5%. Le uniche tre mosche bianche che hanno visto una diminuzione superiore allo 0,5% sono state Milano, Genova e Monza.

L’indice del potenziale inquinante

Dunque, quanto pesa questo parco circolante sull’aria che respiriamo? La ricerca ISTAT utilizza un indice specifico per misurare il “potenziale inquinante”, fissando a 100 il valore di equilibrio tra veicoli ad alto e basso impatto ambientale. A livello nazionale, il miglioramento è chiaro: l’indice è sceso a 109,9 nel 2024, un salto notevole rispetto al 136,0 registrato nel 2019.

Tuttavia, l’Italia non si muove di pari passo. Il Nordest, per la prima volta, è sceso sotto la soglia critica con un valore di 97,4, seguito a breve distanza dal Nordovest e dal Centro, che ormai sfiorano quota 100. Il Mezzogiorno, invece, appare ancora lontano da questo traguardo di sostenibilità.

Le difficoltà del Sud

È proprio nelle grandi città del Meridione che la pressione ambientale si fa più sentire. Catania, Napoli, Palermo, Messina e Cagliari risultano le città più esposte allo stress da traffico e smog. La città dell’Etna, in particolare, oltre a svettare per la densità di veicoli circolanti, sfoggia anche il poco lusinghiero indice di inquinamento di 156,6, il più elevato. Tuttavia, questo non è un caso isolato: in altre 23 città del Mezzogiorno, tra cui Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Messina, questo valore supera abbondantemente quota 120, a testimonianza di un parco veicolare ancora troppo vecchio e inquinante rispetto alla media nazionale.

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