Ford blocca l’export verso la Cina: dazi troppo alti, stop ad alcuni modelli
Dazi fino al 150% bloccano l’export di auto Ford verso la Cina. Stop a modelli chiave, ma componenti e motori restano attivi.
La tensione tra Stati Uniti e Cina torna a farsi sentire nel settore automotive. In un clima commerciale sempre più teso, Ford ha deciso di chiudere i portelloni e fermare l’export di alcuni dei suoi modelli più iconici verso il mercato cinese. La misura colpisce pesi massimi come il Ford F-150 Raptor, il Bronco, la Mustang e la lussuosa Lincoln Navigator. Il motivo? Le tariffe di ritorsione imposte da Pechino, una mossa che rende economicamente insostenibile continuare a spedire questi veicoli al di là del Pacifico. Una mossa senza precedenti per la casa americana, che arriva come risposta diretta all’inasprimento dei dazi imposti da Pechino: tariffe che, in alcuni casi, raggiungono il 150% sul valore del veicolo.
UN COLPO SIMBOLICO
Nel 2023, Ford ha venduto circa 400.000 auto in Cina, ma solo 5.500 provenivano dagli Stati Uniti. Una fetta piccola del mercato, certo, ma significativa sotto il profilo strategico e d’immagine. I modelli esportati, spesso i più iconici, servivano a rafforzare il posizionamento del marchio oltreoceano. Non a caso, l’F-150 Raptor si vendeva tranquillamente sopra i 100.000 dollari nel mercato cinese. Lo stop riguarda soltanto i veicoli assemblati negli USA. Motori e trasmissioni, infatti, continueranno a viaggiare verso la Cina. Curiosamente, il flusso contrario non si interrompe: la Lincoln Nautilus, prodotta proprio in Cina, continua a essere esportata negli Stati Uniti nonostante sia anch’essa soggetta a pesanti dazi.
E ora? I prezzi potrebbero salire. Il blocco delle esportazioni non è l’unica contromisura allo studio. Secondo un memo interno, Ford starebbe valutando un aumento dei prezzi per i nuovi veicoli venduti negli Stati Uniti se la guerra dei dazi dovesse protrarsi.
Una scelta che potrebbe sembrare controintuitiva, considerando che circa l’80% delle auto vendute negli USA è prodotto localmente. Ma le tariffe colpiscono anche i componenti provenienti dall’estero, utilizzati nei veicoli finali, rendendo inevitabile una revisione dei listini.
IL PESO ECONOMICO
Un’analisi del Center for Automotive Research, pubblicata questo mese, stima in 108 miliardi di dollari il costo complessivo per l’industria automobilistica nel 2025 se dovessero entrare in vigore i dazi del 25% proposti da Trump sulle importazioni di auto. Una cifra impressionante, che costringe i produttori a rivedere strategie e supply chain. Tuttavia, proprio in questi giorni, Trump avrebbe aperto alla possibilità di esenzioni selettive su alcune delle nuove tariffe. La decisione di Ford è l’ennesima testimonianza di quanto la geopolitica possa influenzare l’industria automobilistica globale. In un settore già messo alla prova dalla transizione elettrica, dalle sfide logistiche e dalla concorrenza asiatica, ogni dazio in più diventa una zavorra in meno nella corsa all’innovazione.