Milano, pronta la ZTL Quadrilatero: si parte a metà maggio
Tra un mese entra in funzione la nuova ZTL. Ecco cosa c'è da sapere
Novità importanti per la viabilità di Milano. A metà maggio partirà la nuova ZTL Quadrilatero (della moda). Lo fa sapere il Comune che ha comunicato che dopo l’approvazione ministeriale è pronta ad entrare in funzione questa nuova zona a traffico limitato su cui molto si era discusso (e polemizzato) in passato.
LA NUOVA ZTL
Sarà attiva tutti i giorni 24 ore su 24 negli isolati definiti dalle vie Manzoni, Senato, San Damiano, corso Monforte e Cino del Duca. Da quando entrerà effettivamente in funzione, sono previsti due mesi di pre-esercizio delle telecamere. In questo periodo, non saranno erogate sanzioni automatiche e il Comune verificherà il corretto funzionamento di tutti i sistemi che successivamente saranno utilizzati per la rilevazione automatica delle infrazioni. In ogni caso, il Comune fa sapere che eventuali multe potranno però essere emesse dagli agenti della Polizia Locale.
DIVIETI ED ECCEZIONI
In seguito ad un confronto con i commercianti e con gli operatori della logistica, l’Amministrazione comunale ha deciso di ampliare la fascia oraria riservata ai veicoli trasporto merci avvicinandosi all’ora di chiusura e di apertura dei negozi: i veicoli trasporto cose potranno accedere dalle 20 all’una di notte e dalle 9 alle 11 del mattino e, se destinati al trasporto alimentari deperibili, anche dalle 16 alle 18.
Nessun ulteriore cambiamento per quanto riguarda le altre condizioni di ingresso. L'amministrazione Comunale ricorda che il divieto di accesso sarà in vigore per tutti i mezzi con l’esclusione, previa registrazione, di residenti e domiciliati muniti di autorizzazione, dei proprietari di box o posti auto nella Ztl, di coloro che sono diretti alle autorimesse presenti nella Ztl, dei mezzi di servizio per imprese che si occupano di manutenzioni (ad esempio impianti idrici e gas), di artigiani e impiantisti che prestano occasionalmente servizio (a cui sono concessi 50 ingressi all’anno) e dei mezzi di enti che offrono prestazioni gratuite di pronto soccorso e di assistenza socio-sanitaria.
Tuttavia, viste le attività della zona legate alle più importanti maison della moda che organizzano eventi di richiamo nazionale e internazionale, sono previste alcune deroghe per i veicoli destinati al supporto delle manifestazioni, previa autorizzazione del Comando di zona della Polizia Locale e solo per il tempo strettamente indispensabile. Eccezioni anche per le auto degli ospiti diretti alle strutture alberghiere, i taxi e gli Ncc oltre a quelle a supporto dell’attività di car-valet (ovvero il servizio di presa in custodia, parcheggio e successiva riconsegna del veicolo, offerto da alcuni esercizi commerciali, nonché strutture ricettive).
Infine, il Comune ricorda che i veicoli destinati al trasporto cose potranno accedere negli orari a loro riservati (dalle 20 all’una di notte e dalle 9 del mattino alle 11) senza registrarsi preventivamente, dato che il sistema di lettura delle targhe è in grado di riconoscere la categoria dei veicoli in autonomia. Stessa modalità valida anche per i veicoli che trasportano prodotti alimentari deperibili, che avranno anche un’altra fascia oraria dalle 16 alle 18, valida tutti i giorni. Moto e ciclomotori? Per il primo anno di attivazione potranno accedere alla ZTL.
Vivo e lavoro a Milano con casa di proprietà che potrei serenamente vendere facendoci una plus valenza di oltre il 30% sul prezzo d'acquisto e comprare serenamente casa dove mi pare in mezza europa e la mia azienda mi concederebbe anche facilmente la relocation.
Resto qui perchè uno dei miei genitori ha una malattia terminale e in poche ore posso raggiungerlo e stargli vicino quando il lavoro me lo permette.
Ma capisco che un subumano che si sente arrivato solo perchè ha scritto dirigente sul cedolino fatichi a valutare certe casistiche.
Che poi quanto guadagni? 6k netti al mese?
Sei un banale morto di fame medio a Milano.
Tanto per la cronaca sono tornato proprio ieri dalla svizzera dove vado una volta al mese in trasferta e dove ogni volta ho la possibilità di constatare quanto Milano sia un enorme bidone dell'umido, che ovviamente può accontentare solo chi si realizza avendo scritto dirigente sul cedolino. Mentre nel frattempo vive tra i maranza e i disagiati in una città con un livello culturale pari al peggior sobborgo parigino e con uno dei peggiori tenori di vita d’Europa.
Però oh, sei dirigggggente! You did it bro!
"motivi personali" = il lavoro al paesello da 300 abitanti dove ho la mamma che mi prepara pranzo e cena non lo trovo, quindi resto a Milano a lamentarmi. Siete tutti uguali, tutti uomini vissuti e poi al massimo siete andati in vacanza una settimana ad Agosto a Barcellona e vi sentite Marco Polo.
Ma cosa vuoi aver visto se esalti Milano? 😂
Ripeto io qui devo starci per motivi personali che al momento non mi consentono di andare altrove…
Ma è una città che fa pena, se ti piace non hai mai visto niente.
Conversazione infinita, non si arriverà mai da nessuna parte. Rispetto la tua opinione ma non la condivido perché la trovo basata su sensazioni personali che stai dando per assoluto, e le confermi ancora parlando di Roma e Berlino, non stai citando cose oggettive ma sensazioni tue, per te un quartiere anonimo di Roma può raccontarti qualcosa, per altri no. Mi sembra chiaro che si tratta di un qualcosa di soggettivo
Amico, sono siciliano non un milanese innamorato della sua città natale, mi mantengo da quando ho 18 anni e mi sono trasferito qui a 25 con un contratto di stage e i soldi giusti per campare qualche mese. In 10 anni sono dirigente, giro l'Europa per lavoro e piacere, e ho avuto modo quindi di vedere ben oltre il paesuzzo. Quindi ritenta che sarai più fortunato. Che possa non piacerti una città ci sta, ma sembra che vi costringano a vivere tutti in un inferno fatto metropoli, tornatene al paesino perché non sei fatto per vivere in una città
Eccolo qua il milanese spocchiosetto.
Saluti e addio.
Non me ne vado perché ho una situazione personale che non me lo consente, ma sto valutando di andarmene certamente nel medio termine. I.E. prossimi 3 anni.
P.S. io ho vissuto e girato mezza Europa, a 24 anni vivevo da solo coi miei soldini e il mio lavoro fuori dall’Italia.
Da come parli e ragioni l’unico paesanotto tra i due sembri tu.
Capisco la tua posizione, ed è legittima.
Ma se il punto è che una città è solo ciò che si può fotografare, elencare o localizzare su una mappa, allora hai ragione tu: il resto è aria.
Ma vedi, l’identità urbana non è un documento né una brochure:
è un tessuto di relazioni, di contrasti, di memoria viva.
È quello che resta quando smetti di elencare locali e inizi a chiederti come quella città ti trasforma anche quando non la cerchi.
Roma trasuda storia non solo per i monumenti, ma perché lì anche un quartiere anonimo può raccontarti qualcosa.
Berlino è underground non solo per i club, ma perché l’informalità, la crepa, la libertà attraversano ogni piano della città, anche quello invisibile.
E Milano? Milano ha mille energie — alcune straordinarie — ma spesso annegano in un racconto che le sterilizza per renderle spendibili.
È questo il nodo: non che non ci sia nulla, ma che ciò che c’è, a volte, non riesce a sfuggire al filtro di ciò che “deve sembrare”.
Tu difendi Milano con passione, e lo rispetto.
Ma non è detto che chi la osserva in modo critico la ami di meno.
Forse semplicemente si rifiuta di guardarla solo in cartolina.
L'elenco di posti ed eventi l'ho fatto perché non trovo altro modo per descrivere "l'identità di una città".
Se voglio dire che Roma è una città che trasuda storia, non lo faccio citando l'aria che si respira, ma elencando la moltitudine incredibile di monumenti eccezionali che la rende un museo a cielo aperto. Se voglio parlare di Berlino come capitale dell'underground non posso dire che lo è perché "si avverte in giro", ma perché è la città sede di alcuni dei club più leggendari d'Europa. Tu invece hai delle percezioni e le stai associando alla città in senso assoluto dicendo che è così, ma saranno benissimo le tue percezioni, ma non è nulla di concreto.
Mi sembra come quei miei amici siciliani che pensano a Milano come una città grigia dove fa freddissimo tutto l'anno, vaglielo a spiegare che c'è più verde a Milano che nelle grandi città siciliane e che negli ultimi anni ho beccato più neve sulle pendici dell'Etna che qui. Qualunque cosa dirai non cambierà la percezione, ma per l'appunto è una percezione non è un dato di fatto
Va bene, chiudiamola pure qui, anche se una precisazione ci sta.
Tu dici che mi parli di fatti e io di sensazioni — ma ciò che hai elencato sono luoghi, eventi, locali: elementi che esistono, certo, ma che non spiegano da soli cosa sia l’identità di una città.
Sono tasselli, non visione.
La differenza è tutta lì: tu descrivi quello che c’è. Io parlo di come tutto questo si tiene insieme, o meno.
Il tuo è un elenco, il mio un tentativo di lettura.
Hai ragione su un punto: sensazioni e percezioni sono soggettive.
Ma anche la selezione dei “fatti” lo è, quando serve solo a confermare un’immagine a cui si è affezionati.
Non si tratta di avere ragione.
Si tratta di leggere la stessa città con strumenti diversi.
E a volte, proprio quel disaccordo dice qualcosa di più profondo della città stessa.
Va be abbiamo finito di discuterne, perché da una parte io ti espongo fatti e luoghi, tu rispondi con le sensazioni. Allora bisogna anche chiarire un punto molto preciso, le sensazioni sono personali pertanto quello che tu pensi non è un dato di fatto e ci sta tutto, a te Milano non trasmette nulla e mi pare di capire che hai preferito lasciarla, tutto molto giusto, ma è una tua opinione che fintanto non riesci a dimostrarla in qualche modo concreto, è personale e assolutamente soggettiva. Vale tanto quanto la mia che ti sto dicendo l'esatto opposto, anche se sto facendo lo sforzo di dettagliare la mia ragione. Ad alcuni la montagna trasmette sensazioni immense, altri vivrebbero su una spiaggia, per certi la campagna è l'ideale e così via... i gusti e le sensazioni sono personali
Zyggi, ti ringrazio per la lista dettagliata: davvero.
Conosco molti dei luoghi che citi, alcuni li ho anche vissuti.
Ma è proprio questo il punto: il fatto che tu debba elencare uno per uno i locali, i quartieri e i festival per dimostrare che Milano è viva… è esattamente la conferma della mia osservazione.
Milano è ricca di eventi, serate, realtà ibride. Nessuno lo nega.
Ma una città con identità profonda non ha bisogno di essere spiegata come un itinerario.
La riconosci a pelle, come atmosfera, come equilibrio spontaneo tra chi la abita e chi la attraversa.
Non serve dire “guarda, c’è anche questo” — semplicemente si sente.
E il problema non è se Milano “ha” la cultura underground, queer, artistica, sportiva. Ce l’ha eccome.
Il punto è quanto riesce a integrarla davvero nel suo racconto. E soprattutto: quanto la lascia emergere spontaneamente, senza comprimerla dentro la sua narrazione vetrinizzata.
Il fatto che tu ti senta in dovere di difendere Milano punto per punto come se ti avessi attaccato personalmente,
e che tu riduca l’identità urbana a una checklist di locali e festival,
è proprio il sintomo che oggi questa città è costretta a dimostrare di essere vera, invece che esserlo e basta.
Mi spiace essere duro, ma stai parlando per partito preso, probabilmente non hai vissuto davvero Milano, altrimenti dire che a Berlino ci sono startup e movida e a Milano è solo plastica per instagram significa che non conosci ne la prima ne la seconda città.
Vai a Porta Venezia / Nolo nel weekend, è un esplosione di colori, ci stanno i fighettini, i maranza, la comunità queer, gli studenti e chi viene dalla provincia, strade e stradine piene di locali (i miei preferiti, Ghepensimi, Dont tell mama, Noloso, Leccomilano, Tender) che sono punti di incontro da cui poi parte la vera movida, visto che dalla tarda seconda serata iniziano le carovane di auto per i locali della vera vita notturna milanese, che non sono quelli dove trovi i figli di papà o i turisti, parlo del Plastic, Amnesia, Botox, La Boum, Tunnel... che non a caso sono tutti in zone periferiche e multietniche, altro che glamour. Se però per te la vita notturna a Milano sono i Navigli, Corso Como, Gattopardo o Just Cavalli è ovvio che la tua idea sia quella di qualcosa di finto o ridotto, ma non è colpa della città se ti sei limitato a questi posti.
Ancora più underground? I festival di Carroponte o il Miami, se vuoi partecipare ad eventi indipendenti.
Vuoi i quartieri popolari veri e non turistici? Se Sansiro ti sembra un quartiere vetrina forse non l'hai visitato. Pieno di osterie vecchie, luoghi di ritrovo accessibili e per nulla fighetti (vai al Mare Culturale Urbano, se non lo conosci), paninari aperti tutta la notte. A proposito di cultura nell'aria, se la design week ti disturba (nonostante sia un evento aperto con centinaia di migliaia di partecipanti, altro che elitario) penso non avrai da ridire sul fatto che Milano sia una delle città dove si respira di più la cultura calcistica in Europa, due squadre di livello mondiale che si intrecciano pesantemente con la storia cittadina, uno stadio considerato un monumento e un tifo diffuso e sentitissimo, che vedi ogni weekend in giro, dalle metro alle piazze.
Ci sono infinite critiche da fare a Milano, dal costo della vita che aumenta sempre di più alla percezione di poca sicurezza, passando per infrastrutture che continuano ad essere inferiori a quelle delle migliori capitali d'Europa, per quartieri periferici rimasti vere periferie con disagio sociale diffuso. Ma quelle che hai buttato sul piatto mi sembrano pretestuose e senza contenuti, o per lo meno dette da uno che a Milano ci avrà dormito magari, ma non vissuto
Vedi, Ziggy, il punto è proprio questo:
l’autenticità di una città non si misura con stipendi, infrastrutture o tabelle ISTAT.
Non è un metro da analista finanziario.
L’aria diversa che si respira a Berlino, Londra o New York non dipende solo dai soldi o dalle strade dritte:
dipende dal fatto che lì — pur con tutte le contraddizioni — le città non si sono piegate a raccontarsi solo come vetrine.
A Berlino convivono arte povera e startup, storia lacerante e movida.
A Londra convivono quartieri popolari veri, non edulcorati per il turismo, con una cultura underground che non è storytelling da brochure.
A New York la città ha mille identità sovrapposte: nessuno finge che tutto sia cool o perfetto.
Milano invece, da anni, costruisce un’immagine artefatta: “internazionale”, “smart”, “glamour”, “instagrammabile”.
E tutto ciò che esce da quel racconto viene rimosso, ripulito o spostato altrove.
Non dico che Milano sia una brutta città.
Dico che Milano oggi è più una rappresentazione di sé stessa che una città vissuta davvero.
È come confrontare una fotografia patinata con una polaroid storta ma piena di vita.
Se vuoi numeri, parliamo di PIL.
Se vuoi realtà urbana, bisogna anche respirare l’aria — non solo guardare il rendering dei nuovi grattacieli.
Mi spiace ma sono supercazzole, girale come vuoi, ma sempre supercazzole sono. O mi spieghi perché "l'aria" di una Berlino, Londra, New York siano diverse da quelle di Milano, o restano supercazzole messe lì per mettere una critica tanto per. Attenzione, non sto dicendo che Milano è uguale a New York o Berlino, sto chiedendo però su questo punto specifico perché quelle città sarebbero autentiche e Milano no. Perché se il paragone è sugli stipendi, sulle infrastrutture o sulla qualità della vita ci sono dati oggettivi, sul resto mi pare fuffologia messa lì per darsi un tono quando si critica
Ciao! Saluti e addio... non capisco perché vi sentite costretti a vivere in una città che non vi piace.
Non voglio neanche entrare nel dettaglio, perché se pensi che le periferie di Milano sono difficili evidentemente non hai mai vissuto in una città italiana, ma solo in qualche paesino tagliato fuori dal mondo dove per forza si vive in relax, saranno tutti parenti e impiegati al comune.
Il punto non è dire che Milano sia perfetta, neanche lontanamente lo è, i problemi sono tanti e alcuni negli anni sono pure peggiorati, il punto è dire che in Italia ci siano città degne di questo nome che possano essere considerate migliori davvero a 360 gradi, e più per demerito delle altre che per merito di Milano, sia chiaro
Che rinoia, che rinoia, che rinoia.
Continuare con te sarebbe solo un insulto al concetto stesso di intelligenza.
Ti saluto: restare sarebbe come discutere con un’autoresponder rotto.
Che noia, che barba, che noia.
Quando si resta senza parole, si scrive senza senso.
È il finale naturale di chi non ha mai avuto molto da dire.
Peccato: con tutti i racconti sui nonni e sulla Milano che conta, da te ci si aspettava almeno un’uscita di scena dignitosa. Invece resti qui, a rispondere ancora, convinto di vincere qualcosa.
Ma da fuori, si vede solo uno che si aggrappa al nulla per non ammettere di aver perso da un pezzo. Che figuraccia e che sconfitta per la Milano bene.
Che rinoia, che ribarba, che rinoia.
Verba volant, argumenta manent.
Abbiamo iniziato discutendo su Milano.
Io ho sollevato temi concreti: identità culturale, gentrificazione, disuguaglianze, il divario tra immagine e realtà.
Tu hai risposto parlando di trolley, di trauma da filobus, di panini pakistani.
Quando si è cercato di tornare sul merito, hai preferito spostare la conversazione su battute di terzo livello:
sei passato a HDblog, Albenga, assessori inventati, Wu Ming, Viale Sarca, reality trash, maranza e il mago Otelma.
Ogni volta un salto più lontano dall’argomento, ogni volta una risata più forzata.
Quando anche i riferimenti ti hanno finito, sei scivolato nel “che noia che barba”, nella derisione da varietà anni ’80.
Non hai mai portato una tesi, mai una contro-argomentazione vera, mai una riflessione che andasse oltre il folklore da thread.
Hai solo provato a sembrare sopra le parti, mentre sprofondavi in un sarcasmo meccanico e privo di idee.
In tutto questo, ti sei convinto di essere ironico.
In realtà, ti sei solo nascosto dietro il rumore.
Ed è triste vedere quanto impegno ci voglia per non dire nulla. Povera famiglia milanese del ‘900: pensava di lasciare un’eredità di concretezza e cultura, e invece si è ritrovata un commentatore da rotocalco.
A ripensarci, quasi quasi mi manca Ziggy.
Almeno lui un’idea ogni tanto riusciva ad articolarla.
Che noia, che barba, che noia.
Ti ringrazio per l’invito, davvero generoso: ritagliarmi uno spazio tra il mago Otelma e il dibattito maranza è esattamente la conferma di dove ti collochi tu, non io.
Sei riuscito nell’impresa di trasformare una discussione su Milano in un teatrino da sagra di paese, senza nemmeno accorgertene (o forse era questo l’obiettivo perché non hai argomenti?).
È quasi tenero vedere quanto ti impegni a sembrare ironico mentre riveli, frase dopo frase, quanto ti manchi qualsiasi strumento per stare in un confronto vero.
Continua pure.
Alla fine, l’unico miracolo che hai compiuto è dimostrare che la superficialità può scrivere anche paragrafi interi — basta non avere vergogna.
Dai solo perché sei tu ho trovato posto. Saresti tra un intervento del mago Otelma e il dibattito tra il capo dei Maranza e la trans che vota Lega. Non mi deludere
Nella storia ci sono stati imperi che sono crollati dopo secoli di grandezza.
Tu sei riuscito a far naufragare una discussione in meno di venti commenti, con la stessa dignità di una lite al bancone dell’Old Wild West.
Partivamo da Milano, siamo finiti a fantasticare di Viale Sarca, reality show e assessorati immaginari.
Ogni replica un tracollo, ogni battuta un invito a voltarsi dall’altra parte. Che spreco!
Dai al limite magari puoi provare a diventare il nuovo freak della Zanzara. Viale Sarca eh, ché non stan più in Via Monterosa.
Hai ragione, in fondo hai spiegato tutto.
Non c’era davvero bisogno di insistere: il tono, il contenuto e il modo raccontano molto più di quanto credi.
Se per te la sintesi finale è “che barba, che noia”, allora davvero siamo arrivati al capolinea giusto.
Non si può chiedere profondità a chi preferisce galleggiare.
Ti lascio il palcoscenico.
Ma anche il pubblico… quello, ormai, si è già alzato da un bel po'.
T’ho già spiegato, non vuoi capire. Resti un dolente erudito la cui unica risposta possibile, perdono per essermene tardi, e è altrettanto milanese: “Che noia, che barba, che noia”.
Che tenerezza questo tentativo disperato di ridurre tutto a folklore da bar. Se ti senti più tranquillo pensando che sia solo “un umarell in trasferta”, accomodati pure.
Resta il fatto che dopo dieci repliche non sei riuscito a formulare un pensiero diverso da “sei noioso”, “fai ridere” o “non sei milanese” “io so più milanese perché la mia famiglia è qui dal medioevo”. Ti consola pensare che chi critica Milano lo fa perché vorrebbe “grattare” un assessorato ad Albenga?
Ti capisco: fa meno male che ammettere di aver finito gli argomenti già a metà discussione.
Quanto ai tuoi nonni: magari ascoltavano, magari no.
Ma di sicuro avevano qualcosa che qui manca del tutto: il senso del limite.
Chi sa discutere spiega.
Chi non sa, deride.
E chi ha finito tutto… riempie il silenzio con le stesse battute stanche.
Madonna ancora 'sta nenia. Ma neanche un assessorato alla cultura al comune di Albenga si riesce a grattare? Perchè fare l'umarell in trasferta su hdblog mi sembra un po' pochino. (Ps. E' dai tempi dei miei nonni che esiste la categoria umana dei "non-milanesi che però ti spiegano Milano" e venivano guardati allo stesso modo di oggi).
Ammirazione, cordialità e senso civico a secchiate. Si percepiscono tra una caricatura, una battuta stanca e un tentativo di psicanalisi da corridoio.
Se è davvero questa l’eredità del grande spirito milanese di cui parli — quello concreto, asciutto, capace di costruire senza fronzoli — beh…
i tuoi nonni del ’900 probabilmente ti guarderebbero in silenzio, si toglierebbero il cappello, e poi cambierebbero marciapiede.
Siamo partiti da un discorso sulla città, siamo arrivati ai tromboni e alle suore di clausura: una traiettoria notevole.
Peccato che più ti allontani dai binari, più ti rendi ridicolo senza nemmeno accorgertene.
E come direbbe davvero uno di quei vecchi milanesi di sostanza: “Quand gh’è nient da dì, l’è mej stà zitt.”
Ma che sberleffo! E' ammirazione perdiamine! Anche un pizzico di cordialità e senso civico, direi. Si sa che i privilegiati depressi sono peggio dei privilegiati contenti, come diceva quello, no? In fondo che gioia c'è nel rispondere a un sordo trombone?
Ora il tono si fa missionario: mi inviti a “spaziare, progredire”, mentre da dieci repliche scegli lo sberleffo come scorciatoia ogni volta che mancano i contenuti.
Continui a confondere il sarcasmo con l’intelligenza, il tono con l’argomento, la battuta con la profondità. E quando finisce il fiato, tiri fuori i Wu Ming, le suore di clausura e HDblog — tutto pur di non rispondere mai davvero.
Ma tranquillo: non volevo salvare il mondo, solo capire se dietro quel tono c’era sostanza.
Spoiler: c’era solo rumore, ben pettinato.
Ma no ma perché? Spaziare, progredire! Cambiamoli questi (e)lettori di hdblog! Urbanistica critica sociale, e sociologia mi sembrano anche poco! Ma, visto che non si riesce a tirare su manco un fondo di qualche gazzettino locale letto dalle suore di clausura per penitenza, una sezione pro bono su questo sito? Annoiarne uno per educarne cento, no?
Ah, Wu Ming addirittura — siamo passati dal brunch al bignami della satira da centro sociale. Complimenti per la parabola.
E tranquillo: i pulpiti non mi interessano, soprattutto quelli costruiti su sarcasmo sterile e autocompiacimento.
La differenza è semplice: tu cerchi di suonare intelligente. Io, ogni tanto, provo a esserlo.
Ora puoi pure tornare a coltivare il tuo sarcasmo da salotto, quello che non cambia nulla ma fa sentire furbi.
Io chiudo qui. Anche perché, a un certo punto, rispondere comincia ad assomigliare a parlare con uno specchio appannato: riflette solo quello che vuole.
Sono certo che arriveranno i giusti salotti e le giuste conventicole, pronte ad abbeverarsi a cotanta saggezza. Continuo anzi a stupirmi non siano dati i giusti pulpiti per cambiare la città e il mondo. Magari i Wu Ming cercano il sesto? Prova a chiedere!
Ah, quindi siamo arrivati al sarcasmo a getto continuo, dove l’argomento è evaporato ma l’arroganza resta. Rovello Porto, redditi di dolenza, dolenti eruditi… un gran vocabolario, peccato usato per schivare qualsiasi concetto reale. Hai ragione su una cosa, però: HDblog è l’unico posto dove ancora rispondo a gente convinta che deridere sia più brillante che ragionare.
Ma tranquillo, non monetizzerò nulla.
Ti lascio volentieri il mercato delle opinioni svuotate, delle battute preconfezionate, e delle identità costruite a forza di mezze risposte.
Alla fine, l’unico reddito che vedo qui è quello di autocompiacimento.
E tu sei in bonus!
Quindi nisba, capito. Il pubblico di hdblog è l’unico che ti dà retta. Dai forza un giorno tutto questo sarà sicuramente monetizzato. Magari la Meloni farà qualcosa: magari un reddito di dolenza, per i dolenti eruditi di Rovello Porto che tanto si prodigano per le magnifiche sorti di questa città.
Hai ragione, fa molta tristezza. Non tanto scrivere qui, ma vedere quanto ti sforzi di liquidare tutto con il sorriso tirato di chi ha bisogno di sentirsi sopra le righe… pur stando inchiodato ai commenti quanto me.
L’unica differenza è che io non fingo di guardare dall’alto. Quanto agli inserti, ai dibattiti e alle “conventicole che contano qualcosa”, ti lascio volentieri il posto in prima fila. Sei perfetto: ti piace la forma, ti irrita il contenuto, e ti consola l’idea che se qualcosa non è su carta, allora non esiste.
Io nel frattempo continuerò a disperdermi dove mi pare.
Tu, invece, tranquillo: basta un brunch, due inglesismi e la caption giusta, e Milano torna magica.
Continuo a non capire... non voglio nemmeno usare me come esempio ma te: tu stesso scrivi che sei partito mangiando mer** e sei arrivato dove sei arrivato. Perché quindi dovrebbe essere la città ad escludere? Se io sono arrivato dove sono, te sei arrivato dove sei e altri hanno avuto successo più o meno di noi significa che a prescindere da dove parti puoi farcela e che non è la città a determinare successo o insuccesso delle persone a prescindere da regole e regolamenti. Chi si sente escluso perdonami ma se lo dico è perché spesso è lui stesso a escludersi essendosi arreso alla propria condizione di partenza.
Non voglio metterti in bocca niente ma dubito che qualcuno ti abbia regalato qualcosa quando non eri nessuno, tantomeno è stato regalato a me. Se quando eravamo ragazzi ci fossimo messi lì a dire "Eh ma sono brutti e cattivi perché mi escludono perché son povero, perché mio padre ha la terza media ecc... ecc..." saremmo ancora lì a lamentarsi senza aver ottenuto niente. Al contrario penso che entrambi ci siamo rimboccati le maniche, non abbiamo pensato a cosa non c'era ma a cosa di poteva fare con quello che c'era e un passo alla volta abbiamo costruito. Oggi non cambia niente... come era assurdo e improponibile per me o te vivere in centro prima del successo lo è oggi per chiunque non abbia costruito niente e secondo me è anche giusto così perché per me era motivo di stimolo... io volevo poter decidere dove vivere e per questo quando era dura mi impegnavo ancora di più. Ribadisco quindi che semmai per me la tua esperienza è proprio una testimonianza del motivo per cui è giusto così.
Fai ridere dal primo messaggio a questo e immagino ai prossimi. Ma queste profonde innovative e rivoluzionarie riflessioni si trovano anche su altri lidi? Un inserto sul Domenicale, Robinson, proprio nulla? Sei proprio fuori da tutte le conventicole che contano qualcosa? Magari un bel dibattito, una bella chat visto che siamo nel periodo. Un vero peccato vederle disperse e sprecate nei commenti di hdblog. Mette molta tristezza.
Ora siamo alla fase finale: la psicologia da discount. Non ti rode? Ottimo. Eppure sei ancora qui, con la stessa energia di chi dice “non mi interessa” ma continua a refreshare il thread.
La “city” — che citi con tanto disprezzo — la usano i parvenue, dici. Ma guarda caso conosci benissimo anche gli orari dei treni per tornare a casa: non sarà che quel ritratto ti rispecchia più di quanto ti piaccia ammettere?
E poi, davvero, il trauma sarebbe il pakistano di Via Torino? È curioso come chi si sente intellettualmente superiore riduca sempre tutto al cliché da cartolina rovesciata, pur di non rispondere sul merito.
Ma va bene così: se ti serve sentire di aver vinto il thread per dormire sereno, considera questo il tuo applauso da studio.
Io nel frattempo resto qui, a fare il turista annoiato che legge, osserva, e ogni tanto scrive.
Che poi, paradossalmente, è ancora il modo più onesto per vivere Milano.
Ci vediamo nella prossima puntata — ospiti speciali: @milanesebrut e l’algoritmo che seleziona i migliori rooftop per fingere una città viva.
Non mi rode che tocchino la city, non ne ha bisogno con tutti i problemi che ha. E city la chiamano i parvenue che vengono a fare aperitivo (solo aperitivo che il treno per tornare a casa dopo una cert’ora non passa). Snoccioli cose pensando di impressionarmi ma l’impressione resta quella di un turista annoiato, forse ben documentato, che non ha superato il trauma del pakistano che vende panini a 10 euro in Via Torino. Forza passerà: verrà il momento per fare un intervento da Maurizio Costanzo e spiegare le cose.
Ah, la sindrome del “mi fa schifo quindi non esiste”: un metodo ermeneutico decisamente creativo.
Ma va detto: continuare a snocciolare ogni elemento di Milano che ti lascia indifferente o ti disgusta come se questo azzerasse ogni critica è un modo curioso di argomentare. Curioso… e un po’ ingenuo.
Quanto agli “argomenti fantoccio”, ne hai cuciti così tanti che potresti allestire un teatrino. E dubito che la platea sarebbe composta da più di due spettatori: te e la tua proiezione dell’altro. Capisco però il disagio: quando l’ironia ti sfugge, il sarcasmo ti ferisce e la complessità ti annoia, il dibattito diventa una salita.
Ma coraggio: anche Platone aveva uno schiavo che gli spiegava le cose semplici. E comunque, per essere uno che ha già capito tutto, continui ancora a rispondermi. Quindi sì: ti rode quando toccano la city.
Ma tranquillo, oggi è il 25 aprile: puoi sempre liberarti anche di questo.
Continui a citare cose di Milano che a me fanno o indifferenza o ribrezzo pensando pure di avere un argomentò a tuo favore. Ma so che dovrei smettere di contare gli argomenti fantoccio di questo thread. Capisco però lo smacco per intellighènzia di Nocera Inferiore. Terremo conto dei suoi preziosi suggerimenti per il futuro radioso che ci attende.
Non serve essere in lista al Plastic per avere uno sguardo critico. Basta, ogni tanto, non scambiare l’esperienza personale per verità assoluta.
Che poi, se criticare un sistema ti qualifica automaticamente come uno che “rosica”, mi sa che l’identità che si è persa non è solo quella della città — ma anche quella del confronto civile.
In ogni caso, grazie per il confronto. Come direbbe Palumbo (citato meglio):
“Chi è dentro non ha bisogno di capire. Chi è fuori, invece, è libero di vedere.”
Tipico argomento fantoccio, mai difeso la movida e i suoi eccessi, ma non è il primo che fai in questa discussione. Come pure che pensi che Milano non abbia miliardi di problemi, ma è inutile fare l'elenco di quello che hai deciso che penso. Resta l'opinione di un novello Nicola Palumbo che ahimé è escluso dalle conventicole di questa città che ha perso la sua identità. Ma ne faremo tesoro.
continua pure a incartare tutto col sarcasmo: fa molto “Milano non ha problemi, ha solo detrattori senza gusto”. Se anche solo citare episodi reali — quelli che un tempo avremmo chiamato “esperienza urbana” — ti manda in crisi d’identità civica, forse il problema non è il filobus.
Quanto al mio “donare opinioni”, ti ringrazio per l’ironia: è raro trovare chi riesce a fare snobismo mentre difende la movida di Porta Venezia come fosse il Simposio di Platone.
Ma capisco, ognuno ha i suoi templi. C’è chi li trova nei festival della partecipazione civica, chi nei dehors col dj set.
Io invece continuo a osservare, riflettere, e ogni tanto scrivere (forse anche troppo in questa discussione).
A te lascio volentieri la 90. E anche la 91, dai.
Sei te che parli di 90 (non si capisce che termini) mica io, ancora non si è capito che male ti ha fatto, sto povero filobus.
Quindi niente, io ho le lenti rosa ma te fortunato saggio epicureo vedi la città naufragare e, invece di disenteressartene o provarne piacere, ci doni della tua profonda opinione, citando le tragiche liti del sabato sera in Porta Venezia.
Un racconto emozionante e sicuramente assai interessante.
Vabbè. Quindi chi critica Milano lo fa perché ha preso una spinta sulla 90 o si è smarrito alla Design Week? Che profondità d’analisi, quasi socratica—nel senso di “so di non sapere… e continuo a non sapere”.
Ridurre ogni critica a un trauma personale è un trucco retorico vecchio quanto Aristotele, e pure meno elegante.
La verità è che a molti dà fastidio chi smaschera il mito: Milano non è Platone, è più Eraclito—tutto scorre, anche le persone, via dai quartieri gentrificati.
E no, non serve unirsi al volontariato per vedere cosa non funziona: serve solo togliersi le lenti rosa e accettare che una città raccontata come avanguardia spesso funziona come marketing.
Tu continua pure a cercare l’identità cittadina nei flyer delle rassegne culturali. Io resto con Benjamin, che almeno sapeva distinguere un’aura autentica da una copia ben venduta.
Forse sono stato troppo complicato citando filosofi, per la tua mente aperta annebbiata dallo smog. Colpa mia: non ho frequentato la Bocconi o il master in city branding della Cattolica.
Perchè sono contro questa città che respinge chi non ha, che respinge chi è povero, che crea disparità sociale.
Che fa le ZTL per i ricchi.
Io me ne sono mangiata di m 3 r d 4 per arrivare dove sto e so bene come ci si sente, sono arrivato qua e ancora me lo ricodo che mi pagavano 400 euro al mese in stage e mi portavo la schiscetta tonno e fagioli perchè quello mi potevo permettere, come i veri poveracci!
Un mio coinquilino mangiava solo farfalle barilla, perchè era la pasta che costava di meno.
Nessuno dovrebbe sentirsi escluso, non è giusto che un sindaco dica alle persone che in macchina in città non ci vieni più, mentre chi è ricco e può comprarsi l'auto nuova può inquinare quanto gli pare.
Non è giusto che le persone debbano vivere ai margini, in mezzo alla mondezza perchè non possono pagare l'affitto mentre si gentrificano interi quartieri per aprire l'ennesima sfilza di catene money laundering con le vetrine scintillanti.
Non è giusto che il servizio di trasporto pubblico sia eccellente in centro e uno schifo nelle periferie.
Non è giusto che si faccia la guerra a chi è povero e non può comprare il box eliminando i posteggi in strada mentre chi c'ha il denaro se ne frega perchè un box se lo compra pure a 60k.
Questa utopia della città green che si muove in bici e monopattino è una fesseria e non è impedendo ai poracci di entrare in auto che si risolve, è proponendo alternative serie che ad oggi non ci sono.
Migliorando il trasporto pubblico, rendendolo sicuro, migliorando il servizio taxi e così via.
E' così che si risolve il traffico, col mezzo pubblico non stringendo le carreggiate e creando ingorghi che generano ancora più inquinamento.
Queste misure del sindaco sono state fino ad oggi del tutto fallimentari e hanno solo incasinato la città più di prima.
E rientra tutto nella narrativa dei radical-chic del centro, che vivono con casa comprata dai genitori e la metropolitana di fronte al loro portone.
Continui a citare cose a caso. Che ha fatto la 90? Ti hanno spinto una volta e hai deciso che Milano è un brutto posto? T'han rubato il portafogli e Milano è diventata il nemico E' questo il trauma originario? La design week è una volta l'anno per fortuna, ti turba così tanto tutto l'anno? Cosa vuoi vedere di tessuto sociale se non la vivi? Se non partecipi alle iniziative locali, di volontariato? Pensi che il tuo giudizio sia migliore di quelli che dicono che è tutta colpa dei maranza e che prima si stava meglio? Perché il livello è quello.
Oh no, ho toccato la sacra metropolitana del senso civico meneghino! Tranquillo, non volevo insinuare che la 90 fosse un centro culturale, anche se a livello di esperienza urbana immersiva batte metà delle installazioni della Design Week.
Ma davvero credi che chi critica Milano lo faccia sulla base dei video del milanese imbruttito? Dai, siamo seri.
Semplicemente, c’è chi fatica a distinguere la cultura vera dal branding territoriale—e purtroppo Milano, più che viverla, spesso si vende.
Poi se tu ci vedi solo “relazioni e senso di appartenenza”, buon per te: io vedo anche gentrificazione, disuguaglianze e una città che si racconta benissimo ma si ascolta molto poco.
Ma tranquillo: la Milano che difendi non esiste più, ma continua a metterle i filtri su Instagram, magari qualcuno ci crede ancora.
Ma chi insulta la gente in coda alla 90? Che è la community dei traumi del trasporto pubblico? Ti sembrano cose rappresentative della cultura di Milano? Pensi che i video del milanese imbruttito dicano qualcosa di quello che è Milano? Se siamo a sto livello a posto allora. La cultura vera non c'entra nulla con le risse della movida (Che esistano da quando esiste la vita nottura a Milano) ma forse non ci sei ancora arrivato.
E allora... se io mi posso permettere di stare fuori dal centro e usare i mezzi figuriamoci te. Non capisco il senso di tutta questa diatriba. Tanto l'operaio o il dipendente pubblico comunque non entrano in centro in auto così come nessuno di buon senso (residenti a parte). Non capisco proprio il senso di aver fatto questa polemica praticamente sul nulla.
Certo, perché solo chi vive a Milano ha il diritto divino di giudicarla: chi viene da fuori può solo fare silenzio e comprare una schiscetta da 12 euro.
Senti ma questa “partecipazione e senso di appartenenza” è tipo quando la gente si insulta in coda alla 90? O quando si crea community condividendo il trauma dei mezzi pubblici?
Poi sì, viva la cultura vera, quella che nasce dal basso… come le risse a Porta Venezia e gli after in coworking da 40 euro al giorno.
Alla fine Milano è un po’ come un reality: chi ci vive si convince che sia tutto profondo, ma da fuori si vede solo quanto è finto.
Io niente sono solo un umile quadro direttivo global -3 di una multinazionale che a livello mondo fa 32k dipendenti, che ha regalato uno stadio ad una città e che in italia fa mezzo miliardo di fatturato con 120 dipendenti.
La procura in azienda ce l'avevo già a 32 anni.
Ho lavorato per ben 6 Fortune 100.
P.S. io non ti ho mai detto che giri ciabatte e calzini, ho detto che hai una narrativa da radical chic.
Io sarò uno sciabattone ma intanto ho lavorato in 4 regioni d'Italia per una azienda privata da oltre 20.000 dipendenti, sono arrivato a essere un funzionario con procura prima di stabilizzarmi. Te invece? Che grande curriculum vitae puoi vantare visto che sei immediatamente pronto ad appiccicare etichette agli altri? Quanto ai dipendenti pubblici puoi star tranquillo che fino a prova contraria ad oggi a ogni concorso ci sono domande che rispetto ai posti disponibili fanno il giro almeno 4 o 5 volte. Il giorno che ci saranno meno domande dei posti disponibili poi meglio ancora perché significa che il tessuto sociale sta talmente bene da non aver bisogno quindi ben venga. Mi piace poi che accusi me di classismo quando io non mi sono mai permesso di affibbiarti etichette, di identificarti come uno in ciabatte e calzini se non ironicamente e per risposta alla tua accusa. Milano accoglie come accoglieva prima semplicemente è una città che come tutte le città europee si sta evolvendo verso una maggiore qualità della vita con un territorio cittadino a misura di persone e non di automobili. Accogliere non significa certo tollerare tutto come niente fosse. Vivere strangolati nel traffico perché ti scoccia usare il mezzo pubblico o lo consideri da poveri è una cosa senza senso. Venire in città in auto con UNA persona per auto deve essere sconveniente e penalizzato perché nel mondo di oggi non ha senso di esistere. Guarda che io con i mezzi pubblici ci metto 1h e 20 minuti ad andare e 1h e 20 minuti a tornare e intendo la sola percorrenza sul mezzo senza considerare da casa alla fermata e dalla fermata all'ufficio e ho pure un figlio e indovina un po!? È fattibilissimo. Sai qual è la differenza tra me e te? Che io non parto con i preconcetti che siccome una persona fa delle scelte è solo perché comoda, ricca, non ha avuto le sue difficoltà. Tu la prima cosa che hai fatto è stato giudicarmi e mettermi delle etichette decidendo che se penso certe cose per forza sono di una certa casta con una certa vita ecc... ecc... Io sono classista ma te già immagini la mia vita. Caro il mio giudice sappi che i miei genitori erano praticamente dei mezzadri per quanto oggi sembri una roba da medioevo. Per mandare a scuola me e mia sorella si sono fatti 2 ore solo andata su mezzi pubblici senza nemmeno sognare un'auto. Il sabato sera non mi trovi a scroccare niente perché a mezzanotte dormo da un pezzo. La mentalità che sta devastando la città è quella di chi invece di fare è sempre a piagnucolare che è colpa di questo o quest'altro, che è colpa del classista, di Trump, della crisi ecc... ecc... io quando è stato il momento ho mollato amici, famiglia, legami pur di lavorare, essere autonomi e crearmi una carriera. Quando ho avuto i mezzi e le risorse son tornato. Senza piagnistei, senza aspettarmi niente da nessuno, senza dare la colpa a nessuno se non me stesso quando andava male. Questa è la mentalità... non essere eterni bambini che invece di fare gli adulti passano le giornate a dare la colpa agli altri.
Il giudizio sulla cultura che si respira in una città te la può dire chi ci vive. Continuare a ripetere a pappagallo che è una vetrina di iniziative di marketing non è un giudizio, è una mera opinione anche se suffragata da "studi" che ti danno ragione. Relazioni, partecipazione e senso di appartenza le vivo ogni giorno in una città che cambia tra i mille problemi che ha. Se non sei in grado di percepirlo mi spiace ma resta un'opinione di chi la città non la vive e la vede da fuori.
Tu e buona parte degli sciabattatori seriali, che soccomberanno in una città totalmente al tracollo che non riesce più a trovare dipendenti pubblici perchè anzichè affrontare i veri problemi è concentrata nel restringere l'ingresso alle auto e incentivare la gentrificazione.
Dove chi vive all'interno della cerchia dei bastioni appartiene all'elite, mentre chi viene da fuori si attacca.
Un approccio classista che respinge chi la città la fa sopravvivere e di fatto, la milano aperta di una volta, che accoglieva chi veniva da fuori non esiste più e le persone se ne vanno, nonostante il tuo amato sindaco che citi neghi la realtà dei fatti ad oggi non si riescono più a trovare insegnanti, vigili urbani, dipendenti comunali, bidelli, camerieri, commessi, autisti degli autobus.
Non ci vuole venire più nessuno in questa favolosa utopia milanese.
Nel frattempo, chi manda avanti la baracca lavorando in aziende che fatturano centinaia di milioni se ne frega altamente e scappa fuori nei paesi limitrofi, recandosi in ufficio a milano su SUV da 2 tonnellate prettamente a gasolio, col posto auto riservato.
Mentre tu, che ti prendi il cancro in biciletta sei pure convinto di essere parte di qualcosa di importante e ti punti sul petto la spilletta, sentendoti migliore di chi invece la macchina la deve prendere per forza, perchè ha i figli, perchè coi mezzi ci mette una vita, perchè semplicemente non può recarsi in ufficio in bici perchè ha altri impegni anche dopo il lavoro, perchè fa l'agente di commercio, perchè è un libero professionista che in giornata deve vedere almeno 6-8 clienti con un'agenda fitta...
Ma voi radical chic, siete convinti della vostra narrativa unilaterale, perchè magari avete il lavoro a 6 fermate di metropolitana dal portone di casa, andate a ripetere in giro che la macchina non serve, però oh il sabato sera dopo mezzanotte "che mi dai un passaggio a casa?", "devo fare il trasloco mi dai una mano che hai la macchina?" "mi accompagni all'ikea a prendere questo?" o la gita fuori porta dove puntualmente ti scroccano macchina, benzina e telepass, con la loro ciavatta da 90 euro.
Questa mentalità sta devastando la città e se ne pagheranno le conseguenze a lungo termine.
Si vedrà come la pensa Sala e ho il sentore anche chiunque verrà dopo Sala. Rimane il fatto che io e penso buona parte dei milanesi continueremo a votare e ben convinti chiunque chiuda e possibilmente sempre di più al traffico di auto private. Vedrai che arriverà il momento che la gente o si adegua ad andare in giro "in giro con le ciabatte e i calzini" o smette di venire a Milano e chissà perché ho idea che si adegueranno tutti e muti. A chi non gli sta bene liberissimo di andare a lavorare altrove... voglio proprio vedere.
Hai già centrato perfettamente il punto. Chi prova a criticare la city viene zittito con “non la capisci”, “sei solo di passaggio”, “non vivi nei quartieri giusti”. E intanto la città fuori dai bastioni cade a pezzi, ma basta un’installazione alla Design Week e tutto si dimentica.
E si, è pieno di gente che arriva col trolley da Vigevano, vede due tram, una torre di vetro e pensa di essere atterrata a Tokyo.
Guarda avrei così tanto da dire dopo 10 anni.
Secondo me il problema principale è che Milano da una chance a tanti paesanotti che nella vita hanno girato e visto poco e che si accontentano di vivere nella semi miseria mentre si convincono di vivere il sogno della grande metropoli.
Finalmente! Pensavo di essere l’unico ad avere dimenticato gli occhiali rosa con cui tutti sembrano guardare Milano. Leggere questo commento è come aprire una finestra e far entrare aria (anche se a Milano, con quello smog, magari è meglio richiuderla subito). Hai descritto con precisione chirurgica la schizofrenia urbana della città: una vetrina perfetta se ti limiti a 500 metri quadrati in centro, ma appena esci dalla “cerchia magica” sembra di cambiare continente, se non proprio epoca.
È curioso come basti citare uno dei tanti problemi concreti — sicurezza zero, marciapiedi distrutti, quartieri gentrificati che convivono con baraccopoli — per essere tacciati di “qualunquismo” da chi vive nel Metaverso milanese. Forse perché la verità rovina il feed Instagram.
Quindi grazie davvero per aver scritto quello che molti pensano ma pochi dicono: Milano sarà anche internazionale, ma se l’identità di una città si misura solo dai grattacieli, allora anche un centro commerciale vale quanto Manhattan.
Come non darti ragione?
Ho vissuto a Roma, Madrid, Barcellona.
Milano manca proprio di questo, cultura, identità, è una città di plastica.
Senti io a Milano ci vivo da anni perchè mi da la possibilità di fare un lavoro davvero ben pagato, mi tolgo tanti sfizi e vivo una bella vita e non sono troppo lontano dai miei cari, ma la città fa oggettivamente schifo.
Usciti dalla cerchia dei bastioni sembra di stare a kabul, non sai manco più se sei in italia.
I servizi sono tutti carenti, la città è volutamente e dico volutamente paralizzata dal traffico, ovunque si sono create strettoie, eliminati volutamente parcheggi, tranne dove si fa il denaro, li le strisce blu stanno pure sui marciapiedi, con tanto di scalino di porfido, una roba vista solo a Milano.
Sicurezza zero, non si vede un poliziotto neanche per errore, in 10 anni che vivo qui non mi hanno mai fermato per un controllo ad un posto di blocco, mai!
E' pieno di delinquenti e sbandati ovunque, liberi di fare quello che vogliono, roba da aver paura pure se sei un uomo ad andare in giro da soli la notte
La città usciti dal centro è lurida, sporca, piena di urina di cane e deiezioni varie.
Nelle zone del semicentro e periferie hanno eliminato le pattumierie in strada col risultato che le persone non potendo buttare il sacchetto con le deiezioni canine, la lasciano per terra.
Le strade, sempre fuori dal centro fanno pena, per non parlare delle strade del centro dove passa il tram, dove ogni volta ti fai il segno della croce sperando di non schiantarti se sei in scooter o di non spaccare qualcosa in auto.
E' pieno di quatieri gentrificati accanto a vere e proprie baraccopoli, vedi per esempio via ricciarelli, a due passi da de angeli, roba da far accapponare la pelle.
I mezzi pubblici peggiorano di anno in anno, il servizio taxi è ridicolo, dopo mezzanotte se non sei automunito spostarti diventa un incubo.
Non c'è arte e non c'è cultura, solo beoti vestiti da pagliacci che non hanno nulla da dire e da dare, persino la scena musicale underground a milano riesce a risultare ridicola, mezza nightlife in mano a 4 organizzazioni che pensano solo a incasare la mano.
Persino le associazioni culturali giocano a fare i posh e se la menano facendoti pagare un drink manco fossero un top mixology.
La ristorazione si salva solo se puoi permetterti di spendere dagli 80 euro a testa in su, altrimenti mangi e bevi spazzatura a caro prezzo.
In generale l'hospitality/ristorazione è di bassissimo livello e c'è una totale impreparazione alla gestione del cliente.
Gli affitti sono totalmente fuori controllo, totalmente, tanto è vero che ormai non si trovano più insegnanti, bidelli, autisti, vigili urbani, perchè per sopravvivere ti servono almeno 2 - 2,5 k netti al mese e nemmeno i terun ci vengono più...
Io ho vissuto in tante città in italia e all'estero e Milano oggettivamente fa defecare.
Tanto che dopo 10 anni, con una casa di proprietà sto veramente valutando di andarmene via.
La può trovare attraente solo qualche pugliese/calabrese che si trasferice da qualche paese sperduto e che in vita sua al massimo ha visto foggia.
Il fatto che tu non stia scherzando è preoccupante.
Anche se il filtro HEPA non ferma le micropolveri ferma comunque le sottili, PM 2,5, che chi è in bici respira a pieni polmoni essendo sotto sforzo.
Secondo l'indice inquinamento AQI medio, in città come Milano si sconsigliano fortemente attività fisiche all'aria aperta.
A Milano ma chi è che apre i finestrini? Girano tutti col ricircolo dell'aria acceso.
Ciò detto a me di quello che fanno gli altri non me ne può fregare di meno, io guardo al mio orticello e meno schifo aspiro meglio starò.
Una bici in meno è una macchina in meno?
No, più parcheggi gratis sono meno auto, hai idea del traffico e gli ingorghi che si creano solo perchè le persone girano in tondo per trovare posteggio o perchè le persone parcheggiano in doppia fila?
Più mezzi pubblici sono meno auto, più sicurezza sul trasporto pubblico sono meno auto.
Le bici, ripeto, vanno bene per i single che vanno in giro con le ciabatte e i calzini.
Chi ha da fare seriamente durante la giornata non ha tempo da perdere e di certo non si può presentare in ufficio marcio di sudore a luglio.
Capisco che il punto ti sembri vago se lo leggi come una questione di confronto tra città o tra metropoli. In realtà è molto più semplice: si tratta di capire se in un posto, oltre alle luci, resta qualcosa che ti parla anche quando tutto si spegne. L’“aria” è una metafora, ovviamente – ma nemmeno troppo, visto che Milano è spesso in testa per inquinamento atmosferico.
Non è questione di smog, né di riflettori: è questione di atmosfera culturale. Quella che ti fa riconoscere una città non solo per ciò che mostra, ma per ciò che ti fa vivere. Se questo non arriva, forse non è chi guarda a non capire.
Non è una questione di elencare monumenti o difendere un campanile, ma di chiedersi che tipo di cultura si respira nella vita quotidiana di una città. L’identità culturale diffusa – quella che si vive e non solo si visita – è fatta di relazioni, partecipazione e senso di appartenenza, non solo di grandi eventi sponsorizzati o di vetrine patinate. A Milano si concentra una quantità enorme di iniziative, è vero. Ma sempre più spesso sembrano rispondere a una logica di branding urbano più che a un reale tessuto culturale vivo e condiviso. Questo non lo dico io: lo confermano anche studi del Politecnico, che parlano apertamente del rischio di una cultura urbanistica usata come strumento di marketing più che come espressione della città reale.
Detto questo, nessuno mette in discussione il valore di Milano o la complessità delle sue trasformazioni. Ma se ogni volta che si prova a ragionare su questi limiti si viene etichettati come “turisti” o “provinciali”, forse la città ha ancora qualche difficoltà ad accettare una critica che non sia incondizionatamente celebrativa.
Buona giornata!
Ma non sto dicendo Milano meglio di Roma o qualunque altra cosa, sto solo dicendo che seriamente non ho capito il tuo punto. L'aria che si respira lontano dai riflettori... perché vorrei capire che aria si respira a Berlino, New York o Londra lontano dai rispettivi riflettori, c'è un'aria diversa? Forse meno smog, visto che a Milano l'aria è pessima
Nessuno spaccia le porcherie che continui a citare per identità di Milano, lo stai facendo solo te.
“identità culturale diffusa” è quella cosa che si respira anche lontano dai riflettori, quando una città lascia traccia anche senza doverla vendere ogni tre metri in vetrina.
Non serve una definizione da sociologo, basta uscire dai coworking e farsi un giro senza brochure.
Io non sto facendo il gioco “Roma vs Milano” (spoiler: Roma ha problemi grossi come il Colosseo e lo sanno tutti), ma parlando di Milano, che da anni sembra più interessata a piacere che a esistere
Grazie Ziggy per il confronto, davvero. È stato interessante leggere i tuoi punti di vista.
Da parte mia, non ho mai cercato di dire che Milano non abbia qualità o che altre città siano “meglio” in assoluto. Il mio discorso non era su chi ha più cachet, ma su quello che Milano comunica di sé.
Una città può avere infrastrutture eccellenti, università di livello, eventi, fermento… eppure trasmettere un senso di vuoto. E questo, nel caso di Milano, sembra derivare da una tensione continua verso un’immagine costruita, raramente compensata da una presenza autentica.
Se la critica suona scomoda, forse è perché colpisce un punto reale.
Detto questo, apprezzo il tono del confronto e ti auguro buona giornata.
Boh io continuo a non seguirti, non sto dicendo che non stai dicendo cose apparentemente giuste, ma le vedo vaghe. Che significa identità culturale diffusa? Perché Milano sarebbe solo pubblicità? Vorrei capire invece se per te New York, Londra, Parigi o Berlino sono città che hanno un'identità culturale e come la misuri questa cosa.
E ripeto, non sto dicendo Milano sia perfetta, se devo far l'elenco delle criticità parto spedito, ma di sicuro non sono le critiche che vengono dall'italiano medio (che non ci vive)
Nessuno ha fatto iniziare il discorso dicendo che Milano fosse perfetta o la migliore al mondo, quanto che fosse l'unica città italiana che può ambire ad uno status di metropoli internazionale. E giù di critiche su questo, ora invece vedo che si sta tornando ad opinioni più miti
Hai ragione, il centurione sotto il Colosseo non è rappresentativo di Roma. Ma la differenza è che nessuno lo spaccia per cultura o identità cittadina. È folklore con un pizzico di abusivismo, con tutti i suoi difetti, e lo si tratta come tale.
Non voglio nemmeno cadere nel noioso confronto Roma vs Milano — sto parlando di Milano, e del modo in cui spesso si scambia la superficie per sostanza.
Il punto non è negare che Milano abbia qualità, ma che c’è una narrazione dominante che non ammette sfumature. E chi non si allinea viene accusato di “non capire”.
Forse è proprio questa chiusura il vero limite.
Sicuramente è un limite mio, che non penso il centurione questuante sotto al Colosseo sia rappresentativo di qualcosa. Sicuramente.
Ammiro sempre che il milanese “vero” abbia sempre bisogno di spiegare quanto Milano non sia solo vetrina, non sia solo grattacieli, non sia solo business.
Quando una città ha davvero un’identità forte, non ha bisogno di giustificarsi a ogni battuta.
Ma capisco: quando tutto luccica, anche un riflesso viene scambiato per profondità. E a furia di raccontarvela da soli, finisce che vi credete la brochure. Buona continuazione nella città più spiegata d’Italia.
Il Milanese vede le trappole per turisti e ride di chi si ferma e pensa di star facendo l'affare o li disprezza se pensano siano gli unici posti dove mangiare a Milano. Come disprezza chi vede i grattacieli e pensa ci siano solo quelli.
Nessun problema nell’essere turista.
Il problema nasce quando anche chi ci vive difende la cartolina come se fosse uno specchio fedele.
A quel punto non è più solo facciata. È un’identità messa in vetrina, lucidata ogni giorno e scambiata per profondità.
Il turista guarda e passa. Il milanese moderno invece si ferma… e difende il menù con le foto pensando che sia cucina d’autore.
" il 90% di ciò che si mostra, promuove e racconta è solo vetrina…" Numeri in libertà. Guarda che essere turisti non è una colpa eh. Non rendersene conto è un po' ridicolo ma pace.
Curioso: chi la vive dice che “quello non è rappresentativo”.
Ma se il 90% di ciò che si mostra, promuove e racconta è solo vetrina… forse non è chi guarda ad aver capito male, ma chi ci abita a non voler guardare.
Le caricature servono, certo. Ma spesso coprono il vuoto dietro il personaggio.
Guardare davvero è un lusso che pochi possono permettersi. Specialmente chi deve difendere un’immagine.
Continui a dire che milano è "diventata così" perché te vedi quello e pensi che sia rappresentativo. Come un turista vede un ristorante col menù in mezzo alla strada con le immagini dei piatti e pensa sia rappresentativo della cucina locale. Ti fermi a quello non conosci altro e continui a ripeterlo a cantilena.
Non lo è, ma non te ne rendi conto perché sei in visita e pensi di saperne di più di chi ci vive perché hai speso del tempo su google o sulla lonely prima di visitare un posto. Sei e resti di passaggio e il tuo giudizio è il medesimo del turista americano che paga per farsi fare la caricatura sotto piazza Duomo.
Il bello è che dici che chi vive a Milano “se ne catafotte” delle vetrine e del rumore. E allora la domanda è semplice: se nemmeno chi ci vive riesce più a vedere Milano per quello che è diventata, chi può davvero raccontarla con onestà?
La verità è che quella patina luccicante che disprezzi… non è imposta da fuori. È il biglietto da visita che Milano ha scelto per farsi conoscere.
Se poi ti basta sapere che “sotto sotto c’è altro”, buon per te. Ma a un certo punto, tra coworking, brunch e cotoletta gourmet…a furia di ignorare la superficie, si rischia di dimenticare anche la profondità. Ho ancora altre conferme, Milano è l’unica città dove l’apparenza inganna… chi ci vive. Grazie!
La osservi da dentro e parli di coworking, vetrine e storytelling cioè cose che chi è di Milano non considera rilevanti manco a spararsi. Forse devi rivedere quello che è Milano oggi se ti fermi alla vetrina offerta per il turismo (quello vero o quello lavorativo). Chiunque sia di nato e cresciuto a Milano se ne catafotte di ste cose e dell'universo rumoroso di chi si fa pubblicità sulle porcherie luccicanti che abbondano ovunque. Poi se per te questo è quello che è e offre Milano, ci sta è la tua idea. Si può continuare a fare la battuta sul treno per Roma e restare a pensare che sia anche una presa di posizione molto sagace. (Come se uno considerasse il mangiare a Milano per le trappole per turisti in piazza Duomo o qualche postaccio che fa cotolette indegne spacciate per specialità.)
Se per te Bologna vale qualcosa per gli studenti e la mortadella immagino sia quello il tuo orizzonte massimo, a Bologna ci vedo altro ma sarò strano io. Poi le sagre sono molto carine per me. Certo preferire Gorgonzola a un'altra città perché ci fanno la fiera del formaggio è discutibile ma chi sono io per giudicare.
Se “sagra” per te è un insulto, forse sei troppo abituato a chiamare cultura l’open bar con DJ set.
Ma vai tranquillo: a Bologna si vive, a Milano si fa networking.
È curioso: ogni volta che si critica Milano, la risposta non è mai nel merito, ma un’accusa implicita di non “conoscerla davvero”.
Eppure ci ho vissuto, ci torno regolarmente, la osservo da dentro. Forse proprio per questo riesco a vederla senza lo sguardo anestetizzato da chi ci vive da sempre e non nota più le crepe.
Che il suo modello si stia svuotando lo dicono anche architetti, urbanisti, perfino chi ci lavora dentro, basta una semplice ricerca approfondita se credi che me li stia inventando. Ma tranquillo, posso anche essere l’unico a notarlo: la verità non ha bisogno della maggioranza per esistere.
Fortunatamente non vivo più a Milano ma quanto pare la vivo più di chi ci dorme e i commenti tuoi e di Ziggy mi stanno dando ulteriore conferma.
"Ha preso il sopravvento sulla vita reale" lo pensi tu che non ci vivi e non la conosci e, appunto, ti fermi alle lucine. E' il giudizio di un turista, legittimo per carità, non di una persona che conosce la città. E che Milano si svuoti, in Italia poi, lo pensi solo te.
Guarda, il mio non era un “giudizio misurato in mortadelle”, ma un modo ironico per dire che ogni città ha un’anima che sopravvive anche quando togli le sovrastrutture.
Il punto è che Milano, senza business e storytelling, fatica a mostrare cosa le resta sotto.
Fermarsi alle “lucine” e ai cliché è facile, certo. Ma è curioso che siano proprio quelli ad aver preso il sopravvento sulla vita reale.
È lì che la città si svuota. Non per mancanza di potenziale, ma perché sembra più interessata a farsi desiderare che a farsi vivere.
Il famoso giudizio circa la cultura viva, per cui tolto business e turismo "almeno a Bologna hanno studenti e mortadella", quel metro di giudizio lì? Scusa ho giudicato male, errore mio. Poi ci sta fermarsi alle lucine e alle vaccate, fa un po' ridere dire che Milano sia quello.
L’orgoglio per la storia familiare è rispettabile, ma non è un argomento.
Aver avuto nonni a Milano prima del ‘900 non rende automaticamente chiunque ne parli oggi “provinciale”, né invalida una critica.
Io non ho parlato di “maranza”, influencer o guerra: ho parlato di cultura viva, accessibilità, tessuto cittadino.
E se per rispondere a un’analisi urbana servono ricordi, campanilismo e attacchi personali… allora forse il “vuoto culturale” è altrove.
Ma grazie per averlo mostrato così chiaramente.
Ma non è una gara a chi ha più cachet internazionale.
Il punto non è trovare una città che superi Milano, ma capire perché Milano, pur avendo tutto, riesce a farti sentire così poco.
Cultura non è solo presenza, ma presenza che lascia traccia. E Milano, da anni, sembra più preoccupata di piacere che di esistere.
Questo è il vero limite. Non il confronto con Roma o Bologna, ma con l’immagine che si è costruita e che non riesce mai davvero a raggiungere.
Il punto non era se Milano fosse solo business, ma quanto la sua identità culturale si basi più sulla comunicazione che sull’esperienza quotidiana.
Se una città ha bisogno di spiegarti cosa rappresenta invece che fartelo vivere, qualcosa manca. E no, non serve sentirsi “emarginati” per notarlo: basta guardarne i limiti con onestà, non con orgoglio ferito.
Nessuno mette in discussione i progressi o l’apertura su molti fronti, inclusa la visibilità LGBTQ+. Ma una città culturalmente viva non è solo eventi, pride e discoteche: è accessibilità, pluralismo reale, cultura diffusa, anche fuori dal centro e dai locali sponsorizzati.
Milano è come una campagna pubblicitaria ben riuscita. Ti affascina, ti seduce… ma alla lunga ti accorgi che lo storytelling è più solido del vissuto.
Boh a Bologna dice che "almeno hanno gli studenti e la mortadella", forse gli piacciono i posti che fan le sagre.
Quindi per Firenze va bene contare l'arte, per Milano la mia era solo una lista di posti da turista? A Napoli ti rimane il mare, ed è qualcosa di esclusivo di Napoli? A Bologna ti rimangono studenti e la mortadella (offensivo), come se Milano non fosse il principale polo universitario nazionale con Politecnico, Statale, Bicocca, Bocconi, Cattolica... boh non ti piace Milano, ci sta, ma sembra che vuoi per forza dire che è pessima e peggio delle altre
Facciamo così, quale città in Italia è più viva, interessante e internazionale? Dimmelo tu
L'effetto vetrina è tale se tu sei tagliato fuori da questa per auto isolamento o incapacità ad integrarti, non è un problema della città se hai vissuto un decennio da emarginato, perché mi pare di capire questo. Ti ho citato quelle cose lì perché la critica che leggevo era "Milano è solo business" e poi riferimenti vaghi ad altre città come Roma, Firenze o Bologna che avrebbero chissà che in più. Io che sono gay posso dirti con certezza che non esiste altra città in Italia dove la comunità lgbt+ è più attiva e visibile, non solo con locali e discoteche (che in altre grandi città in Italia mancano del tutto), ma anche con le associazioni di sostegno, gli eventi sportivi, le manifestazioni politiche... e anche questo è parte della cultura di una città che non è rimasta vincolata al secolo scorso, ma che con tutte le criticità di una grande città continua comunque ad aprirsi ed evolvere
Classica risposta qualunquista da persona che non ci vive né ne conosce la storia. La mia famiglia è arrivata metà a Milano prima del 900, l'altra metà viveva già a Milano da prima e non siamo riusciti a rintracciare da quando. Che tu non sappia distinguere le cafonate da influencer da quella che è l'essenza di Milano ti rende solo provinciale. Milano (e la mia famiglia) ha passato la guerra, il 68, la milano da bere etc. Ora ci stanno i maranza, e come tutte le fasi passerà pure quella. Averci vissuto per 10 anni e pensare di conoscerla per le cacate che citi dà l'idea di quanto sia vuoto il tuo orizzonte culturale.
Stai parlando di problematiche comuni a tutte le grandi metropoli, il problema è così diffusso che in città come San Francisco gli impiegati della Silicon Valley si sono ridotti a vivere in roulette, per la difficoltà di trovare case a prezzi decenti. E parliamo della zona probabilmente più ricca del mondo. Possiamo far lo stesso identico discorso con Parigi, dove i prezzi al mq sono talmente alti che ho conoscenti che a 40 anni vivono ancora in condivisione pur avendo ottimi lavori, o con Londra, dove se non lavori in banca non ti puoi nemmeno avvicinare al centro.
Però per quanto non ti piaccia, esiste un sistema metropolitano di buon livello, esistono progetti di riqualificazione che hanno già trasformato la città in modo imponente (Gae Aulenti, Citylife, Cascina Merlata) e che si ripromettono di farlo (Scalo Romano, ParkWest...), vi sono eventi come Design Week e Fashion Week che sono le eccellenze nei loro settori... io vedo più invidia che critiche concrete, perché ce ne sarebbero a palate, ma queste sono pretestuose
Come ho già detto, ci ho vissuto per 10 anni e ci torno spesso per lavoro, la conosco e forse anche troppo bene. È che non tutti si lasciano affascinare dalla vetrina senza guardare cosa c’è dietro.
“Culturalmente viva” non significa avere 3 musei famosi e la Design Week o tutta la mappa turistica che hai elencato prima. Significa una scena indipendente attiva, accessibile, una città che respiri cultura dal basso, non solo nei press release.
E no, non è un paragone con Roma (Roma c’è molto altro da dire ma stiamo parlando di Milano) o Bologna: è un confronto con se stessa, con quello che potrebbe essere ma non è.
Milano è ambiziosa, certo. Ma spesso recita la parte della metropoli internazionale meglio di quanto la viva davvero. E c’è differenza tra essere una città interessante e una città viva.
Non sto scherzando.
Un buon filtro HEPA che poi deve essere un filtro buono e non un ricambio preso da un cinese e non certificato blocca polveri fino a 0,3 micrometri quindi non può assolutamente niente contro l'inquinamento molecolare e altamente cancerogeno come i NOx e tanti altri prodotti della combustione. Tutto questo a patto di viaggiare in un abitacolo completamente chiuso perché se apri un finestrino hai già nullificato l'effetto e che sia stata fatta manutenzione in maniera perfetta.
Blocca le polveri certo ma le polveri sono solo una parte dell'inquinamento.
Ora mettici che:
1) Sono convinto che se facessimo dei controlli su auto con più di 5 anni forse nemmeno il 50% ha filtri HEPA in regola e certificati. Quando va bene ha filtri di sottomarche ma almeno han fatto la manutenzione e quando va male non vengono cambiati da secoli dei secoli.
2) Mettici che la gente specie in certi periodi dell'anno viaggia a finestrini aperti quindi anche lì arrivederci e grazie
3) Vogliamo anche metterci che tanti fumano in auto raggiungendo quindi concentrazioni di PM pure superiori a quelle che avrebbero fuori?
Poi sia chiaro è ovvio che non è che sia un toccasana andare in bici lungo viali trafficati, non dico certo che da domani si va sui viali a respirare a polmoni aperti ma da qua a dire che chiunque usi la bici a Milano è un radical chic con un piede nella fossa e che chi usa l'auto è protetto e al sicuro da tutto secondo me ce ne corre.
Tra l'altro mi sembra che come sempre ci si concentra non sulla soluzione ma sul mantenere lo status quo. Una bici in più è un'auto in meno. Se non si creano le condizioni per cui usare l'auto non sia solo sconveniente ma proibitivo non si arriverà mai ad avere una qualità dell'aria decente e il fatto che per fare 8Km si ritenga imprescindibile usare l'auto è un segnale che più che preoccupante lo definirei di sconfitta totale.
Milano metropoli internazionale? Ok. Ma allora parliamo anche di:
– Affitti a 900€ per 15 mq
– Mezzi pubblici affollati alle 7:30 e deserti dopo le 22
– Cantieri infiniti, smog e marciapiedi da slalom
– Quartieri gentrificati accanto a zone completamente abbandonate
– Eventi culturali di facciata, zero scena indipendente vera
– “Inclusione” solo nei manifesti pubblicitari: gli stranieri reali finiscono ghettizzati nei dormitori o sfruttati nel food delivery
Se questa è una metropoli internazionale… da come parli di Milano sembra che stai parlando di Stoccolma.
Non cambia assolutamente niente?
Ma stai scherzando vero?
Ma sai in bici quanti frammenti del rotolamento dei pneumatici ti aspiri?
Sai quante polveri degli impianti frenanti?
Hai idea dello sporco da terra che solleva una macchina e che tu in bici a pieni polmoni aperti aspiri?
Sono tutte polveri che un banalissimo filtro hepa elimina.
E ti do questo incredibile scoop, esistono filtri abitacolo decisamente più performanti di quelli stock, che puoi acquistare per pochi euro e sostituire da te, senza necessità del meccanico in pochi minuti.
L’elenco è notevole, davvero. Hai citato monumenti, vie dello shopping, architetture iconiche… insomma, tutto quello che un turista curioso troverebbe su una guida ben fatta.
Ma vedi, il punto non era negare che Milano avesse dei simboli — perché li ha, come tutte le grandi città. Il punto è chiedersi cosa resta sotto la superficie, quando togli il marketing, l’effetto “vetrina” e il ritmo compulsivo da “capitale che non dorme mai”.
Perché sì, Milano ha tutto. Ma spesso sembra più una collezione di “cose” che una città con un’identità che respiri davvero.
E tranquillo: Milano la conosco. Come ho già detto purtroppo a volte devo venirci per lavoro, ci ho vissuto, la osservo. E proprio per questo non ho bisogno di Wikipedia per parlarne. Basta aprire gli occhi — non il TripAdvisor.
Spavalderia perché ho detto che è l'unica città italiana che punta ad essere una metropoli internazionale? E' l'unica città italiana ad avere un sistema di trasporti pubblici degno dell'Europa nel 2025, ad avere atenei con forte presenza di studenti stranieri, ad essere la principale sede delle multinazionali e ad avere qualche esempio di architettura moderna
Ci torni spesso per lavoro e non la conosci evidentemente, perché ne parli in modo qualunquista. A questo punto, nello stesso modo che fai te, potrei dire che Roma è un museo a cielo aperto e basta, poi il resto è caos, disorganizzazione, immondizia e cafoni.
PS. Mi dai la definizione di culturalmente viva e mi spieghi perché Roma o Bologna lo sarebbero e Milano no? Altrimenti non ti si può rispondere
Toglilo a Milano e ti rimane la Scala, il teatro d'opera più importante d'Italia e tra i principali al mondo, la Pinacoteca di Brera, uno dei più importanti musei d'arte d'Europa, il Duomo, la più imponente chiesa gotica d'Italia e tra più importanti esempi di quest'arte al mondo, la Galleria Vittorio Emanuele II, un esempio di eleganza ottocentesca come non ce ne sono altri in Italia. Ti rimane la stupenda Piazza Cordusio, la Via Montenapoleone una tra le vie dello shopping più rinomate al mondo, il brutalismo all'italiana di Torre Velasca o l'enorme Palazzo di Giustizia. Ti rimangono alcuni tra i pochissimi esempi che abbiamo in Italia di architettura moderna, come Piazza Gae Aulenti, Bosco Verticale e Piazza Tre Torri. E restano ancora il Castello Sforzesco, Parco Sempione, i Navigli...
Ma probabilmente non hai minimamente idea di tutto questo perché Milano la conoscerai solo dai telegiornali
Non sono tanto d'accordo. Milano ha degli atenei di primo livello, scuole di specializzazione importanti a livello internazionale. Non avrà l'arte di Firenze ma è una fucina per la moda, il design ecc... ecc... con eccellenze mondiali. Anche dal punto di vista dell'architettura Milano ovviamente ha quartieri anonimi come tutte le città ma ha anche quartieri avanguardisti che possono piacere o no ma che sono degli unicum.
Sia chiaro non è che debba piacerti per forza eh... per me può benissimo non piacerti però non si può dire, a mio parere, che sia solo business e turismo. Milano è tante cose come tutte le città.
Ma perché pensi che invece passare il tempo nell'abitacolo della macchina sei meglio? Pensi che i filtri abitacolo possano realmente filtrare i PM? Ti do una notizia... non cambia assolutamente niente. La maggior parte degli inquinanti e dei cancerogeni li respiri sia dentro un'auto che viaggiando in bici. Anzi a volte in bici ne respiri meno perché muovendoti più agilmente e arrivando primi diminuisci i tempi in cui rimani esposto a livello strada. Non c'entra niente in ogni caso essere radical chic luogo comune ormai usato a sproposito ma che se non ci si mette un minimo di impegno tutti a diminuire l'inquinamento la situazione sarà sempre peggio e il traffico sempre più congestionato.
Piuttosto il vero problema è che tutti sono lì che aspettano che la soluzione la trovi qualcun altro, che l'impegno o i soldi debba metterceli qualcun altro e così via salvo poi essere lì a lamentarsi se qualcuno tenta una qualche soluzione che comporta un qualche disagio.
Avere delle buone università non basta a rendere una città culturalmente viva, altrimenti basterebbe un campus per creare identità.
A Milano tutto è eccellenza sulla carta, ma poi ti guardi intorno e trovi solo coworking, vetrine e storytelling. Non è cultura, è packaging.
E la confezione, per quanto curata, non fa il contenuto. Sai qual è la parte più bella?
Ci torno spesso… indovina perché?
Esatto: per lavoro. Come tutti. Fine dell’anima, inizio dell’agenda. Buona Pasqua e buona vita nella city.
Spiace ma direi che le università di Milano contribuiscono un pochetto di più di quelle di Cosenza. E che Milano non sia una città culturalmente viva perché non è una città meramente universitaria (pur essendo uno dei poli principali in Italia con eccellenze in tutte le facoltà) fa ancora più ridere.
Anche Cosenza ha un’università rispettabile, eppure non la metti certo tra le città italiane culturalmente vive.
Il punto non è avere un’università, ma quanto quella realtà contribuisce davvero all’identità della città. A Milano tutto esiste, ma quasi nulla rimane.
Milano ha università di primissimo livello che sono una delle tante regioni per cui Milano è Milano. E pensare che non faccia parte della cultura di Milano fa ridere.
Eh sì una bella pedalata a polmoni aperti a Milano.
Che belli i radical chic ❤️
Nessuno ha detto che Milano non ha studenti. Solo che in altre città lo studio è parte della cultura, a Milano è solo una voce nel CV da aggiornare su LinkedIn.
Ma se per te “avere università” basta per dare un’anima a una città… allora sì, Milano ne ha da vendere. Proprio come gli affitti.
Ah giusto a Milano gli studenti non ci sono, sicuramente non è una città con delle università di una qualche rilevanza.
E permangono ancira i soliti stupidi limiti per autocarri (e per l'equiparazione di alcune auto a furgoni di 3.5t)
Beh dai, togli business e turismo a Milano e ti rimane la nebbia deluxe e i panettoni a 30€ tutto l’anno.
A Firenze magari ti rimane l’arte, a Napoli il mare e il carattere, a Bologna gli studenti e la mortadella… a Milano? Forse il brunch da 18€, ma hey, anche quello è cultura no?
E che rimane? Io penso alle città che frequento quindi Bologna, Firenze e altre e se togli business e turismo rimangono i condomini dormitorio. Sarei curioso mi facessi un esempio concreto di un qualcosa che rimane in altre città e che a Milano non rimane. Senza polemica eh... semplicemente non riesco a immaginare niente del genere.
Togli business e turismo ad altre grandi città in Italia e rimane qualcosa, toglilo a Milano e rimane il grigiume e la depressione della favolosa city.
Per fare 8Km hai bisogno del mezzo pubblico?!? Ma prendi una bici, una bici elettrica. 8Km pure col monopattino riesci a farli.
Veramente se uno ha problemi a fare 8Km mi deve dire che ha gravi problemi di salute altrimenti per me è inconcepibile.
Scusami ma cosa c'è di spavaldo nella risposta di Ziggy? Cosa avrebbe dovuto rispondere? È stata mossa una accusa basata praticamente sul nulla perché se a una città togli business e turismo è palese che è come strappargli il cuore e vale per qualsiasi città. Ziggy ha, secondo me correttamente, risposto che ognuno ha valori e aspirazioni diversi e che evidentemente se scegli di vivere altrove è perché pensi di vivere meglio da un'altra parte cosa che secondo me è perfettamente logica. Quindi dove sarebbe questa spavalderia? Per me è un discorso logico e razionale semmai trovo illogico valutare una qualsiasi città esordiendo con "se togli business e turismo".
Prevedo una raffica di multe mostruose e la cassa del Comune di Milano che si fará bella zeppa di soldini
Ma che senso ha dire togli il business e le attrazioni turistiche?! Se togli questi due aspetti allora qualsiasi città non solo italiana ma mondiale diventa un dormitorio e fine. Business e turismo sono due aspetti fondamentali per qualsiasi città.
quando i ricchi arabi vanno a cena con i padroni poi escono sempre belle sorprese
Città ormai diventata un cesso, unica nota positiva è vedere i maranza insieme a quelli con la puzza sotto al naso
Dalla risposta che hai dato confermo la spavalderia citata dell'utente sopra.
Già il solo avere una metro aperta di notte aiuterebbe un casino, io mi sento "costretto" ad usare l'auto nel weekend perché vivendo in periferia per andare in zone centrali non ho alternativa, altrimenti di notte mi toccherebbe prendere almeno 2 mezzi sostitutivi differenti che passano una volta per ora, oppure taxi e pagare 50€ se va bene
Allora si presenterà il ministro degli inter.... Salvini volevo dire.
Appunto... è strano.
Quello come ho scritto è un sogno, non ho detto che va fatto in quel modo, punto.
Va assolutamente potenziata i mezzi pubblici, a tal riguardo invidio molto città come Berlino
Senti qua non dobbiamo far teoria ma lavorare di pratica. A Milano ci sono oltre 600 auto ogni 1000 abitanti, se pensi che togliere parcheggi per fare piste ciclabili risolva qualcosa probabilmente non ci vivi, perché ci sono interi quartieri dove questo è stato fatto ed ha solo incentivato il parcheggio selvaggio. La riduzione delle auto circolanti è un processo lungo, ci vogliono anni, e lo si risolve solo creando alternative SOSTENIBILI, che si chiamano metro, tram e bus, ma che devono funzionare, avere una frequenza adatta ed essere capillari e disponibili in ogni fascia oraria. Il resto sono stronzate, giriamoci attorno quanto volete, ma no, nessuno prenderà mai la bici abitualmente per farsi da Porta Venezia a Certosa, neanche ci fosse la pista ciclabile più bella del mondo, soprattutto se devi spostarti di notte o quando c'è brutto tempo
Ogni persona è differente, c'è chi sogna di vivere davanti la spiaggia nel posto più tranquillo del mondo e a chi piacciono le città dinamiche. E per quanto possiamo parlarne, il dato di fatto è che l'unica vera città in Italia che può paragonarsi al resto delle metropoli internazionali è Milano. Non ti piace questo stile? Amen, meno male che te ne sei andato a vivere in un posto migliore per te
Dei casi specifici hanno poco valore
Si ma la soluzione non sono le migliaia di piste ciclabili, cosa che tra l'altro è la fissa dell'attuale giunta, nonostante l'evidenza che puoi far tutte le ciclabili che vuoi, ma la differenza vera la fanno i mezzi pubblici
Sono un tipo anti carcinoma polmonare.
Goditi le pedalate bomber.
Vado in ufficio in bici e ci vado anche d'inverno. La società per cui lavoro ha docce e spogliatoi. Al massimo quando piove ma non è che piove tutti i giorni.
PS: Ti farei notare che ho scritto senza auto, e non senza mezzi di trasporto
Ci ho vissuto. Confermo che è sopravalutata. Togli il fattore business e quelle quattro attrazioni turistiche, non rimane niente. E confermo anche la spavalderia degli abitanti quando osano criticarvi la “city”.
Sono Lombardo.
Io sono tra quelli costretti a girare in auto, perchè lavoro a 25km di distanza, con le relative superstrade e con i mezzi di trasporto che richiederebbero oltre 1 ora e 20 per farmi arrivare al lavoro, senza averne uno per il ritorno.
Invece ho diversi colleghi che vengono in bici/piedi
Era un esempio a caso, sulla distanza "impossibile" dei 8km
Non funzionano? Ci sono enormi citta, come la già citata Vancouver che dimostrano che funziona, ma tu dici di no.
Un consiglio: Esci dall'Italia, scoprirai molte cose nuove
Mi chiedo perché ogni volta che si parla di Milano devono arrivare plotoni di tizi che non ci vivono e probabilmente ci avranno passato mezza giornata per andare allo stadio un decennio fa, che non solo si lamentano di scelte che non gli colpiscono minimamente, ma per di più con il diritto a dire quanto faccia tutto schifo e sia sopravvalutata
Il futuro lo si raggiunge con i mezzi pubblici, queste stronz4te da eco-radical delle bici non funzionano. Servono più autobus, più tram e soprattutto una metropolitana che non chiude la notte. Così facendo io sarei il primo a non pensare di uscire in macchina, ma manco per sbaglio preferirei farmi 5 km di bici alle 3 di notte rispetto al mezzo privato
La comodità di farsi 8.2 km di bicicletta in inverno o di notte, e magari pure in abito... basterebbe migliorare i mezzi di superficie, altro che piste ciclabili
Vacci in bici a gennaio, prego
Che pena i fondamentalisti delle bici, siete il peggio
Io abito in periferia ed il tuo commento c'entra nulla con questo articolo. Il quadrilatero è pienissimo centro, per arrivarci da qualunque posto è assurdo anche solo pensare di farlo in auto, se non vuoi restare imbottigliato nel traffico e dover pagare 10€ l'ora un parecchio privato in zona.
PS. "non hanno un soldo ma sono costrette a spostarsi con il mezzo privato" - a Bisceglie che citi, con circa 60€ paghi un mese di abbonamento ATM + parcheggio. Così lasci l'auto lì e poi te ne vai in centro senza sgasare con il SUV al semaforo
PPS: I parcheggi in strada sono a pagamento perché anche chi ci vive, tipo me, ha diritto ad avere un posto auto che non può essere preda selvaggia di chi viene dalla provincia e pretende di parcheggiare senza spendere un centesimo. Cioè 30€ al mese costa un abbonamento al parcheggio ATM, 1€ al giorno
E come ci si sposta? Ci sono luoghi a milano che in macchina raggiungi in 20 minuti e coi mezzi in un'ora e mezza.
Ma gente come te non sa nemmeno di cosa parla
La città più sopravvalutata d’Italia.
Mah non è proprio così..è pieno di spiagge libere
I ricchi non stanno dove non ci sono poveri che li servono, forse questo non è chiaro ai vari fenomeni che pensano che una città viva solo perchè ha 5/6 eventi l'anno di megaricchi o perchè ha banche/istituti di pregio.
Non ci metto piede da due anni, ma state descrivendo veramente lo schifo che è diventata.
Il centro è diventato praticamente un museo non adatto alle masse popolari.
Uno schifo, insomma.
Si ma da Corsico a Duomo nessuna persona normdotata ci andrebbe in macchina. Io ho lavorato in San Babila e vivevo a Citylife. Pur avendo un ottimo stipendio, mai nella vita mi sarei sognato di arrivarci in macchina.
Da Corsico al duomo di Milano, che sono 8,2 km in bicicletta sono meno di 30 minuti.
Sei un anti sportivo? Ci sono le bici con la pedalata assistita, cosi non fai mezzo sforzo
Se la potranno permettere solo i ricchi
Stiamo parlando di una zona minuscola del centro che si chiude ai non residenti. Pensi che la commessa di Hermes in Montenapoleone arrivi in macchina e ci posteggi davanti? No. Arriva con i mezzi/moto come lo faceva prima. Pensi che ci lavora per Apple in Piazza Liberty ci arrivi in macchina? No. Arriva con i mezzi/moto.
Ah si, il Quadrilatero 👀 https://uploads.disquscdn.c...
Quello che tu non riesci a comprendere è che il volume di auto in ingresso in città è fortemente influenzato da chi arriva da fuori.
Basta vedere quante auto entrano di giorno da fuori area b a milano per capirlo.
O davvero pensi che la commessa della profumeria che prende 1500 euro al mese abita a porta romana?
Te lo dico io? Arriva da bollate, da Cormano, da Arese e sai come ci viene a milano? Con la macchina.
Le periferie non c'entrano nulla con il Quadrilatero. Quella zona doveva essere chiusa al traffico dei non residenti da anni. Il problema dei posteggi a Bisceglie a pagamento non c'entra una mazza con il fatto di chiudere il Quadrilatero al traffico.
Chiunque commenti questa cosa in maniera positiva non ha idea della quantità di persone che vivono nelle periferie e che non hanno un soldo ma sono costrette a spostarsi col mezzo privato, perchè milano è una città priva di posteggi gratuiti e il trasporto pubblico usciti dal semicentro è un dramma, corse soppresse senza alcun avviso, impiegarci un ora per fare 8km, magari cambiando pure 2-3 mezzi diversi e così via...
Metropolitane promesse, soldi pubblici dilapidati in progetti mai partiti o mai completati.
Questa è la giunta Sala.
Vogliamo andare nel pratico?
Primo esempio che mi viene in mente: Bisceglie, ma perchè nella prossimità di un capolinea i parcheggi in strada sono tutti a pagamento?
Non si dovrebbe incentivare l'uso del mezzo pubblico?
Un destrorso chi? La Lega/FDI/FI non ha uno straccio di candidato. Di sto passo servirà che Sala dica di votare a destra per far vincere qualcuno di destra.
Chiunque commenti 'sta cosa in termini negativi, Milano non ha una vaga idea di come sia fatta e di come funzioni.
A Milano ci sono 120 mila milionari, solo loro sarebbero una città in top 35 per abitanti in Italia.
Milano è disallineata dalla realtà italiana in tutto, mica solo nei costi
Quello che stanno facendo a Parigi
Io ho scritto altro.
Infatti Milano non è per chi prende lo stipendio e tira a campare . Io non ci vivrei mai ma ciò non toglie che è il fulcro delle attività economiche, delle università e di tutti gli eventi più importanti che si svolgono in Italia
Ho capito che una persona normale non abita a Milano ma in periferia e fa pure na vita demmerda.
Assolutamente daccordo.
Sarà sempre difficile per una città come Milano arrivare ai livelli di una città da 600k persone, ma la strada dovrebbe essere puntare a quei modelli.
Forse bisognerebbe partire culturalmente per far si che si desideri ottenere un stile di vita meno frenetico, altrimenti per molte persone soluzioni civili vengono viste come delle limitazioni alla loro vita.
Lo spero tanto.
Con i soldi che ci fanno spendere ora per le auto.
Fra 4 anni ci sarà una centrale atomica lì vicino.
L'economia ripartirà alla grande.
Ormai a gratis non c'è più niente.
Strano che non ti chiedano i soldi per entrarci dentro.
Secondo il sindaco non verrà rieletto.
Così la prossima volta ci sarà un destrorso che farà pure peggio.
Meglio andare al mare gratis
Hai capito tutto di Milano .
Magari
Per me possono anche chiudere tutto il centro di Milano, città che probabilmente avrà un collasso da qui a 10 anni visto il costo disallineato con la realtà italiana.
Non sono 4 sc3mi da gintoneria che tengono su l'economia di una città.
Città da 15 minuti. Se ne parla da anni.
Finalmente! 👏
Ottimo, il futuro delle città sarà senza auto.
Il sogno, sarebbe riuscire a raggiungere città come Vancouver, immerse nel verde e con migliaia di piste ciclabili