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Autostrade dello Stato, il Governo accelera. Le novità dalla Legge di Bilancio

La manovra accelera sull'operatività di Autostrade dello Stato, la società che gestirà le autostrade statali a pedaggio

Autostrade dello Stato, il Governo accelera. Le novità dalla Legge di Bilancio
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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Pubblicato il 25 ott 2024

Ad aprile il Governo aveva annunciato la nascita di "Autostrade dello Stato Spa". Si tratta di una società autostradale di proprietà pubblica costituita per gestire le reti autostradali che fanno capo allo Stato e che sono sottoposte a pedaggio. Adesso, l'esecutivo sta lavorando per accelerare sull'operatività di questa nuova società. Infatti, all'interno del testo della nuova Legge di Bilancio ci sono dei passaggi che fanno esplicitamente riferimento ad Autostrade dello Stato Spa per definire il suo perimetro operativo.

LE NOVITÀ

Si può leggere che al fine di agevolare una più immediata operatività della società, si prevede che Anas sia autorizzata ad assegnare al socio unico Ferrovie dello Stato, attraverso scissione, parte del proprio patrimonio costituito dalle partecipazioni azionarie dalla stessa detenute nelle società Concessioni Autostradali Venete (Cav), Autostrada Asti Cuneo S.p.A., Società Italiana per Azioni per il Traforo del Monte Bianco, Società Italiana Traforo Autostradale del Fréjus (Sitaf).

Contestualmente è stato previsto che Ferrovie dello Stato, a sua volta, sia autorizzata ad assegnare, attraverso successiva scissione, alla società Autostrade dello Stato il patrimonio ricevuto da Anas.

Il testo precisa inoltre che "per le due transazioni che potranno essere poste in essere anche in deroga, ove necessario, delle disposizioni istitutive delle predette società o delle diverse disposizioni di legge, statutarie, convenzionali o pattizie, sia escluso ogni conguaglio in denaro o in natura, nonché che gli atti connessi alle medesime operazioni siano esenti da imposizione fiscale, diretta o indiretta, e da tasse".

Il progetto va dunque avanti. Ricordiamo che stando a quanto emerso in passato, la nuova struttura sarà interamente a capitale pubblico. Controllata dal Ministero dell'Economia e sottoposta ad un “controllo analogo” del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la nuova società nasce quindi dallo scorporo di alcune attività dell'Anas che andrà a concentrarsi solamente sulle strade non a pedaggio.

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Commenti Regolamento
N
Non lo so 01 Jan 1970 @ 00:00

credici

N
Non lo so 01 Jan 1970 @ 00:00

che avverrà comunque

R
Roberto 01 Jan 1970 @ 00:00

La costruzione della fabbrica (da 300.000 vetture l'anno) continua, con materiali spesso portati dalla Cina (come travi di acciaio). E una di queste auto mi piace pure.

r
rsMkII 01 Jan 1970 @ 00:00

E tutto questo perché DongFeng non farà un assemblaggio r1dicolo qui in Italia a condizioni assurde per il nostro paese?

u
uncletoma 01 Jan 1970 @ 00:00

Per andare meglio alle terme
https://uploads.disquscdn.c...

C
CANAL+ 01 Jan 1970 @ 00:00

meno concessionari magna magna

𝔍
𝔍𝔬𝔫 𝔎𝔫𝔬𝔴𝔰 01 Jan 1970 @ 00:00

Togliete quel cazzo di pedaggio di 5 euro e rotti ad Avigliana in direzione Susa che è uno schifo. C’è già il casello di Bruere da 1,50 a che mi serve l’ennesimo casello a 15 km di distanza? Mettetelo dopo Susa dato che quel pedaggio è favorevole solo a chi và in Francia

o
orsidoc 01 Jan 1970 @ 00:00

in realtà lo fanno per avere il coltello dalla parte del manico durante le trattative con EU. Le auto europee ormai costano troppo, se la cina mette dazi uguali per le auto europee queste chiudono visto che fanno dai 25-50% del fatturato li.

m
momentarybliss 01 Jan 1970 @ 00:00

E a noi automobilisti cosa ce ne viene in tasca?

A
Antsm90 01 Jan 1970 @ 00:00

E ci credi pure? Producendo in Italia aggiri i dazi, per cui al massimo sarebbero stati più invogliati.
Semmai si sono resi conto dell'esistenza della Turchia e vogliono seguire a ruota BYD

A
Antsm90 01 Jan 1970 @ 00:00

Tanto li paghi comunque (con casse integrazioni, prezzo pedaggio aumentato, manutenzione non fatta, eccetera), per cui a questo punto tanto vale renderle statali e pace. L'importante è che una volta sanati i debiti non vengano rivendute a metà prezzo come già accaduto in passato

r
rsMkII 01 Jan 1970 @ 00:00

"Dongfeng ha già comunicato alle autorità italiane la sospensione del proprio progetto in Italia."
ma ragazzi inutile piangerci addosso, ma avete idea di quali condizioni ci impongano quelli di DongFeng per venire qui? Pensate davvero che sia vantaggioso altrimenti? Dai cerchiamo di non credere alle favole

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

=Meno posti di lavoro per gli italiani, ottimo

T
TalpaGamer99☑️ 01 Jan 1970 @ 00:00

O per meglio dire , visto che dipenderanno dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, roba da Kapitani coraggiosi!

D
Dr. Freudstein 01 Jan 1970 @ 00:00

Roba da comunisti

G
Giulk since 71' Reload 01 Jan 1970 @ 00:00

Perfetto, continueremo ad avere e girare con quadricicli leggeri in Europa al prezzo di auto sportive cinesi.....

I
Iginio 01 Jan 1970 @ 00:00

meglio il deserto industriale in effetti...

N
Non lo so 01 Jan 1970 @ 00:00

meno cinesi, ottimo

K
Kartar 01 Jan 1970 @ 00:00

Così lo stato, noi, dovrà sanare i debiti delle aziende private? Ci sono dei tratti in Italia che non usa nessuno e sono in perenne debito

A
AlphAtomix 01 Jan 1970 @ 00:00

ma con i benetton come va a finire?

u
uncletoma 01 Jan 1970 @ 00:00

avranno parenti da piazzare

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Nel frattempo...

L’introduzione dei dazi dell’Unione Europea sulle auto elettriche cinesi rischia di danneggiare gli sforzi del governo italiano per attrarre investimenti da parte delle aziende cinesi, come dimostra la possibile sospensione del progetto di insediamento della Dongfeng in Italia.
Secondo Bloomberg, la Cina avrebbe richiesto alle proprie aziende di sospendere le espansioni produttive e commerciali in Europa, una direttiva motivata sia dalle tensioni commerciali con Bruxelles sia dai timori per una sovracapacità produttiva e la bassa domanda europea per le auto cinesi.

In risposta alle politiche protezionistiche dell'UE, la Dongfeng ha già comunicato alle autorità italiane la sospensione del proprio progetto in Italia.
Anche altre aziende cinesi, come Changan e Chery, hanno rimandato o modificato i loro piani di espansione in Europa.
Tuttavia, i produttori cinesi sono ancora attratti dal mercato europeo per i margini di profitto più elevati rispetto alla Cina e per evitare la concorrenza sui prezzi interni.
Di fatto, BYD ha mantenuto il suo piano per una fabbrica in Ungheria e investirà in Turchia, sfruttando l'accordo di libero scambio tra Bruxelles e Ankara per evitare le tariffe doganali.