Addio a un'icona tedesca del tuning, giù la serranda dopo 40 anni
Tra rincaro delle materie prime e calo della passione tra i giovani: AC Schnitzer annuncia lo stop alla produzione di componenti per BMW
In Germania, ancora oggi, il tuning è quasi religione. Per questo negli ultimi cinquant’anni sono proliferati in terra tedesca un gran numero di aziende dedite a trasformare le auto di serie in veicoli più cattivi, feroci e, a volte, esagerati. Uno dei più importanti nomi di questa tradizione è, senza ombra di dubbio, AC Schnitzer che in quarant’anni di onorata carriera ha firmato alcune BMW destinate ad affrontare le Autobahn con il coltello fra i denti. Adesso, questa storia cessa di andare avanti. È un addio non senza un pizzico di nostalgia.
Una leggenda del tuning
Fondata da Herbert Kohl e Willi Lammert nel 1987 ad Aquisgrana, AC Schnitzer è diventata leggendaria per la sua bravura nel trasformare le vetture del Gruppo BMW in mostri da competizione, in mangia cordoli da pista a tradimento, pur mantenendo quel raffinato look “quasi stock” che le distingueva dalle elaborazioni più grossolane. Tuttavia, anche la Germania non è più la locomotiva economica di un tempo, così il Gruppo Kohl ha annunciato la fine delle attività entro la chiusura dell’anno.
La decisione, come spiegato dall’amministratore delegato Rainer Vogel, è figlio di una scelta razionale di fronte a un mercato che è mutato più velocemente delle sue auto. Il primo grande ostacolo è stato la burocrazia. In un settore dove la rapidità di esecuzione è tutto, il sistema tedesco di omologazione e certificazione è diventato un freno non ragionevole. Mentre i concorrenti stranieri buttano prodotti sul mercato con fluidità, AC Schnitzer si è trovata spesso a dover attendere otto o nove mesi per le perizie tecniche. In un mondo iper-connesso, un ritardo simile significa restare al palo prima ancora di poter iniziare a vendere.
La crisi del settore
Ma non è solo una questione di foglie e scartoffie. Il declino di AC Schnitzer racconta anche un mutamento evolutivo degli automobilisti. I tempi in cui i giovani passavano le notti a fantasticare sui cataloghi di cerchi e assetti sembrano ormai un ricordo ingiallito dal tempo. La passione profonda e intensa, quasi viscerale, per il tuning non ha saputo trasmettersi alle nuove generazioni. A questo si aggiunge la pressione di uno scenario economico difficile, segnato dal rincaro delle materie prime, dalla volatilità dei cambi e dal progressivo abbandono del motore termico.
Il futuro del Gruppo Kohl si sposterà ora verso il suo nucleo originario: la vendita e l’assistenza di auto e moto. Questo però non è un addio definitivo al nome AC Schnitzer: sono già in corso trattative per la vendita del marchio a potenziali investitori che potrebbero far rivivere il mito in una forma nuova. Per gli appassionati resta una magra consolazione: fino alla fine del 2026 continuerà lo smaltimento delle scorte di magazzino. Chi desidera un ultimo scarico sportivo o un set di cerchi firmato potrà ancora farlo, con la garanzia che l’assistenza post-vendita rimarrà attiva anche dopo la chiusura ufficiale. È la fine di un’era per la scena del tuning, che perde uno dei suoi protagonisti più puri e riconoscibili. I ricordi, almeno quelli, nessuno potrà cancellarli con un colpo di spugna.