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Dopo PSA, anche Renault pensa all'acquisizione di FCA | Rumor

Dal Financial Times nuovi rumor secondo cui Renault potrebbe presto avviare una fusione prima con Nissan e poi con FCA

Dopo PSA, anche Renault pensa all'acquisizione di FCA | Rumor
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Simone Facchetti
Simone Facchetti
Pubblicato il 27 mar 2019

Liquidato come probabile "bufala" il rumor secondo cui Groupe PSA fosse intenzionato (sotto la spinta della famiglia Peugeot) ad acquisire il Gruppo FCA, oggi arriva una nuova potenziale "bomba sull'interesse che ruota attorno al colosso italoamericano. A sganciarla è il Financial Times, che cita fonti interne vicine agli interessati.

La notizia? Renault sarebbe interessata ad acquisire FCA. Secondo quanto riporta l'autorevole quotidiano finanziario inglese, negli scorsi tre anni l'ex CEO di Groupe PSA Carlos Ghosn (arrestato a fine 2018 per evasione fiscale) avrebbe avuto diversi contatti con FCA in merito ad una possibile fusione. Una mossa finanziaria e industriale che, tuttavia, sarebbe vincolata alla fusione con il gruppo Nissan, oggi "alleato" dei francesi, da effettuare entro i prossimi 12 mesi. 

L'acquisizione di FCA (che non ha mai chiuso la porta a possibili fusioni con altri grandi gruppi automobilistici, unica via per sopravvivere in un mercato sempre più competitivo) rappresenterebbe il primo grande passo di una strategia più aggressiva, studiata dalla nuova dirigenza del Gruppo Francese in seguito all'arresto di Ghosn. Una strategia che, secondo i rumor, sarebbe stata caldeggiata da Ghosn ma allo stesso tempo osteggiata dal Governo francese, che detiene una quota del Gruppo. 

L'interesse per FCA da parte di Renault è giustificato non tanto dai numeri (circa 5 milioni di veicoli l'anno e 20 miliardi di capitalizzazione) quanto dalle potenzialità individuabili nei brand:

  • Jeep, specializzato in SUV e crossover con successo globale
  • Fiat, forte in Sud America e nel segmento delle citycar
  • Alfa Romeo, storia che non ha bisogno di presentazioni e know-how tecnico nel segmento delle sportive premium
  • Maserati, tra i simboli del made in Italy.

 

Attendiamo note ufficiali dai diretti interessati.

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Commenti Regolamento
S
Shmooze 01 Jan 1970 @ 00:00

che vergogna, un paese svenduto ai francesi in nome dell'euro. Ma dove è finito il nostro patriottismo. purtroppo le capacità manageriali sotto la proprietà agnelli sono state nefaste,marchionne ha solo salvato il salvabile, ma idee industriali ZERO.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

"ridimensionata di alfa e maserati", chiunque compri fca farà l'esatto contrario, sono i due marchi italiani (già ridimensionati da fca) più conosciuti dopo fiat all'estero, che senso avrebbe comprare fca per la sola jeep?

s
sgarbateLLo 01 Jan 1970 @ 00:00

Pensavo al cibo ma era più che altro un auspicio

T
T.Bombadillo 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma quando mai? Guarda che purtroppo funziona così per quasi la totalità di ciò che esportiamo

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Se parli di finanziamenti europei non é proprio corretto visto che l'Italia é unk dei principali finanziatori, se parli di acquisto di titoli di stato é un altro discorso

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Che c'entra? É questione di fare gli interessi nazionali in ambito internazionale

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Le case automobilistiche fondono solo la proprietà ma rimangono distinte vedi Opel e psa

M
Mr. G/Blocked:45/Mac+Android 01 Jan 1970 @ 00:00

Se si fonde con VAG vedo più probabile un suicidio di gruppo

m
marcoar 01 Jan 1970 @ 00:00

No. Nel momento in cui si fondono sarebbero una unica entità.
Il cartello è un accordo tra entità diverse (e soprattutto, per quanto duraturo è temporaneo). Un cartello in generale tende a fissare livelli minimi di produzione/prezzo condizioni di vendita e distribuzioni andando ad operare quasi esclusivamente in ottica output.

La differenza può sembrare labile ma è abbastanza importante.
Una unica entita ha una forza contrattuale notevolmente più accentuata rispetto a delle singole entita (seppur tra loro d'accordo).
Quando si valutano le fusioni si valuta la concentrazione del mercato che ne deriva nel post fusione, ma non solo in ottica output, ma anche in ottica input. Una grossa entità ha delle implicazioni importanti per quel che concerne l'offerta di lavoro, il potere condizionante dei vari fornitori e i risvolti macro che da queste due variabili ne derivano.
(semplificando tantissimo)

Prendendo tre aziende che si dividono equamente il mercato:
Due di queste si fondono in una unica entità, rimanendo ora sul mercato 2 sole imprese. Una con una quota di 2/3 e una di 1/3.
La forza contrattuale dell'azienda più grossa regolerà l'intero mercato (input ed output) portando (nel 99% dei casi) fuori mercato l'azienda più piccola e peggiorando in modo esponenziale le condizioni per l'accesso al mercato diretto e indiretto.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

non è proprio così, esempio, se in europa a produrre auto fossero solo due case, nel momento in cui si fondono allora sarebbero un cartello, visto che così fortunatamente non è, anche se renault e fca si fondessero la concorrenza sarebbe comunque garantita e non ucciderebbero sicuramente nessun altro gruppo, poi il discorso politico è differente, e sono sicuro che nessuno in europa bloccherebbe acquisizioni francesi in europa (visto l'elevato numero fatto negli ultimi anni)

m
marcoar 01 Jan 1970 @ 00:00

Sulla carta, quello che conta, è che una fusione lasci la libera concorrenza inalterata (non è quindi strettamente una questione legata ai cartelli, e inalterata non significa che le condizioni di mercato debbano rimanere quelle preesistenti alla fusione, ma che vi sia lecita e corretta possibilità di competere per tutti), concorrenza non tanto nell'ottica del più grosso, quanto del più piccolo.
Praticamente il discorso è quasi esclusivamente politico. Il tutto sta nel peso politico di ogni paese e nella volontà degli altri di limitare eventuali altri interessi.
Son queste le cose su cui bisognerebbe concentrarsi (e per cui avere più voce in europa).

A sta roba dei mangia baguette, comunque, personalmente ci credo poco.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

no è abitudine, l'hanno sempre fatto e sempre lo faranno fino a quando andremo in europa piegati a 90° dicendo si a qualsiasi scempiaggine

S
SteDS 01 Jan 1970 @ 00:00

Al di là della questioni politiche, le liti ecc. non è normale in un'Europa dove i membri dovrebbero sostenersi a vicenda in materia economica, questo è semplice ostruzionismo

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

è normale che ci pisc1n0 in testa...

S
SteDS 01 Jan 1970 @ 00:00

Non è normale, prova a leggere nel dettaglio come si è svolta la faccenda, roba da chiedere i danni altro che normale. Per la cronaca, l'acquisizione era già concordata, approvata e firmata dalla Francia ed aveva il nulla osta degli organi europei. Poi la Francia cambia idea - per motivi interni che non c'entrano nulla - si rimangia la parola e chiede l'intervento dell'Europa con una scusa (facendo perdere soldi e quote a FCT che intanto aveva iniziato ad investire come da accordi), la Germania che ha forti interessi nel campo cantieristico si accoda, da notare che poco tempo fa la stessa Germania ha compiuto un'operazione simile con l'acquisizione di tutti i cantieri Finlandesi e nessuno in Europa ha avuto da ridire. Sul serio, prova a documentarti sulla faccenda perché è assurda.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

è normale vedi il caso fca-psa di qualche anno fa

T
Tom Smith 01 Jan 1970 @ 00:00

È così che funziona in Europa. O sei Francia o la Germania oppure hai il potere di chiedere gentilmente per favore.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

direi che con fca in europa non concentrerebbero un bel nulla, visto che come marchi sarebbe messi come vag

m
marcoar 01 Jan 1970 @ 00:00

Non è una questione di "cartello" quanto di concentrazione delle aziende.

S
SteDS 01 Jan 1970 @ 00:00

Nessun cartello nel caso di Fincantieri, eppure.. (non si raggiungeva un fatturato tale da aprire un caso del genere ma si è deciso di procedere lo stesso su pressione di Francia e Germania, della serie magari in fururo chi lo sa... ad oggi un motivo vero non c'è). Le pressioni: "Rischia di nuocere alla concorrenza a livello europeo e mondiale", perfetto, un'azienda italiana (perché mai successo ad un'azienda francese o tedesca che volesse acquisire un'italiana) non si può rafforzare secondo alcuni "partner" europei, praticamente un invito ad essere tritati dai grandi gruppi oltre oceano.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

non farebbero nessun cartello europeo, quindi direi di no

s
sgarbateLLo 01 Jan 1970 @ 00:00

il piano degli elkann lentamente si realizza, sarebbe sufficiente che le automobili italiane venissero fabbricate in italia per potersi fregiare del "made in italy" come vale per il resto dei prodotti che esportiamo.

S
SteDS 01 Jan 1970 @ 00:00

Dovesse essere vero, voglio proprio vedere se l'Antitrust europeo interverrà anche in questo caso bloccando la possibile acquisizione, come hanno fatto con Fincantieri che stava per acquisire STX (cantieri navali francesi)

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

scusa ma vai a monginevro con un pulmino affittato e schiacciali come in gta

m
maxforum 01 Jan 1970 @ 00:00

se alfa e maserati diventano francesi, mi depilo totalmente, mi cospargo di burro e mi butto giu dalla mole antonelliana sperando di beccare un turista d'oltralpe

ꀷꏂꌚ  01 Jan 1970 @ 00:00

Li vedrei meglio col gruppo VW ormai le plastiche sono pure le stesse poi volete mettere il vaggaro e l'alfiattaro che cessano le ostilità e vanno a prendere il caffè insieme praticandosi fellatio a vicenda?

Comunque anch'io sono stato lì lì sul punto di stantuffare de vespasiani sotto l'effetto di qualche birra di troppo in tempi di carestia ma alla fine sono quasi sempre riuscito a trattenermi.