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Uber, Londra ancora amara: dovrà garantire ferie e salario minimo ai driver

Una sentenza del Tribunale d'appello del lavoro sancisce che la start-up americana dovrà considerare gli autisti come dipendenti e non come lavoratori autonomi.

Uber, Londra ancora amara: dovrà garantire ferie e salario minimo ai driver
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Stefano Bontempi
Stefano Bontempi
Pubblicato il 10 nov 2017

Uber subisce un altro duro colpo in Inghilterra dopo il ritiro della licenza sancito dalle Autorità locali per la mancanza dei “requisiti necessari per presentarsi come operatore privato”. Il Tribunale d’appello del lavoro di Londra ha infatti stabilito che agli autisti deve essere versato un salario minimo e deve essere garantito loro il diritto alle ferie e ai riposi pagati. In pratica, con la sentenza “decade” lo status di lavoro autonomo – da sempre sostenuto da Uber – e si riconoscono ai driver i diritti di un lavoratore dipendente.

La corte londinese ha respinto l’appello di Uber, confermando la sentenza di primo grado: nel caso specifico, i due autisti – James Farrar e Yaseen Aslam, foto in apertura – sono “workers”, figura giuridica che si interpone tra il lavoratore autonomo e il dipendente. Ma il singolo caso è destinato a creare un precedente, con il “rischio” (per Uber) che partano migliaia di ricorsi da parte di altrettanti autisti interessati a far valere i loro diritti. Tuttavia, la sentenza non è ancora stata applicata, ma le possibilità che il malcontento si estenda ad altri Paesi europei sono concrete. Le ultime carte che può giocarsi Uber sono il ricorso alla Corte d’Appello o, in ultima istanza, rivolgersi direttamente alla Corte Suprema.

Il Tribunale ha emesso la sentenza a favore dei due workers basandosi sul fatto che – nonostante l’app possa essere accesa o spenta in qualsiasi momento – è la stessa Uber a decidere quando e dove devono lavorare gli autisti, mettendoli in contatto tramite algoritmo con i clienti più vicini che richiedono una corsa.

Insomma, un’altra gatta da pelare per Uber, già impegnata nella lotta legale con l’Autorità dei Trasporti di Londra per riottenere la licenza ad operare sul suolo britannico. Finché non verrà pubblicato l’esito del ricorso, la start-up americana potrà proseguire le proprie attività, ma in caso di rigetto le porte del mercato britannico potrebbero chiudersi per sempre.

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Commenti Regolamento
A
Alessandro 01 Jan 1970 @ 00:00

no. Funziona in questo modo (in Italia): se sei a partita iva stipuli di fatto un contratto che può descrivere, oltretutto, orari e mansioni.
Se sei un consulente esterno devi attenerti alle regole della tua azienda. In informatica è nota come body rental ed è il male assoluto perchè alla fine del circo non sei ne un dipendente "vero", ne un consulente. Solo un numero.

D
DKDIB 01 Jan 1970 @ 00:00

Anche dove lavoro io (divisione italiana di un'azienda americana -con sede in Irlanda-) ci sono i "contractors", ma sono lavoratori dipendenti, assunti da aziende esterne.

Non so nulla di diritto del lavoro, ma trovo "anomalo" che un lavoratore abbia sia gli obblighi di un dipendente, che gli oneri di un libero professionista...
La "stretta sulle partite IVA" (la si può cercare così, in Google) è un tema ricorrente, nella politica italiana, ma come piaga è ancora viva.

m
matteventu 01 Jan 1970 @ 00:00

"ho conosciuto dei lavoratori con partita IVA che andavano in ufficio e lavoravano in un team"

In UK questa cosa e' comunissima. Vengono chiamati "contractors".

Ora, chiedo dato che non ho una buona conoscenza di come funzionino le cose in Italia: uno con P.IVA e' "supposto" lavorare per conto suo e non in un team insieme a dei dipendenti dell'azienda?

R
Ratchet 01 Jan 1970 @ 00:00

Salario minimo.. un sogno in italia

a
artick82 01 Jan 1970 @ 00:00

un paese serio.

Y
Youngstown 01 Jan 1970 @ 00:00

Do fatto non è quanto vuoi quando vuoi. L'algoritmo assegna più corse a chi fa più ore e meno a chi ne fa meno. Dopo un mese di un'ora sola do guida al giorno (proprio perché magari hai un altro lavoro e lo fai solo per arrotondare) l'app praticamente non ti assegna più corse. Inoltre possono decidere da remoto e incondizionatamente di abbassare il prezzo della corsa, oppure di bloccare gli account di chi si permette di alzare la voce. Risultato: autisti che lavorano 14 ore al giorno per paghe misere

Y
Youngstown 01 Jan 1970 @ 00:00

Semplice civiltà. Investite sull'automazione se volete degli schiavi. Possibilmente eviterò sempre uber nel mondo

G
Guest 01 Jan 1970 @ 00:00

Mi sembra più che giusto.

S
StriderWhite 01 Jan 1970 @ 00:00

Sempre che gli altri servizi pagano meglio...

S
SuperDuo 01 Jan 1970 @ 00:00

Qualcosa di nuovo è il solito contratto pieno di vincoli e vincoletti sia per azienda che per dipendente? Alla faccia.

P
Pippo 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma se puoi guidare quando vuoi, quanto vuoi.. che senso ha? Allora diventa un lavoro da tassista vero e proprio.

S
StriderWhite 01 Jan 1970 @ 00:00

No no, quadra tutto alla perfezione, invece!

D
DKDIB 01 Jan 1970 @ 00:00

Quando si parla di "lavoro con partita IVA", ormai si intendono solo queste forme di sfruttamento.

La cosa ironica è che probabilmente il modello di Uber è il "meno peggio": ho conosciuto dei lavoratori con partita IVA che andavano in ufficio e lavoravano in un team... :facepalm:

N
Nyles 01 Jan 1970 @ 00:00

Forse non ho capito bene.. Gli hanno vietato di circolare ma, nel caso circolassero (mi pare fuori legge) allora devono garantirgli un salario minimo?

c'è qualquadra che non cosa

F
Fiore97 01 Jan 1970 @ 00:00

"Ah ma succede solo in Italia"cit

i
iclaudio 01 Jan 1970 @ 00:00

L'auto è un arma se guidi troppo tempo la stanchezza fa fare errori ,quindi ferie ,orari decenti,e paghe umane

L
LoWR1D3R 01 Jan 1970 @ 00:00

Guarda che molti di questi controlli gia esistono. Cmq sono contenti anche se rischiano di perdere il lavoro perché lo considerano un buon momento per fare qualcosa di nuovo, e non semplicemente perché forse diventeranno dipendenti uber

S
SuperDuo 01 Jan 1970 @ 00:00

Ovvio che son contenti. Gli danno lo status di dipendenti quando prima erano liberi professionisti...
Ora che gli "dovranno" riconoscere lo status di dipendente, vedremo quanti driver non chiederanno di tornare come prima quando uber stessa gli imporrà ( diritto del datore di lavoro) orari, cartellini, controllo invasivo della posizione, livello minimo e chilometraggio dell'auto e via dicendo...

L
LoWR1D3R 01 Jan 1970 @ 00:00

Gia fanno qualcosina tipo uber-eats che é una specie di deliveroo... Ti portano a casa cibo dai tuoi ristoranti preferiti

M
Markk 01 Jan 1970 @ 00:00

Uber offre un servizio, se non guadagnano abbastanza non possono passare ad altri servizi ride sharing? Ci sono molti siti

L
LoWR1D3R 01 Jan 1970 @ 00:00

Vivo a londra e utilizzo uber frequentemente...per noi clienti, incazzatura, ma sono gli stessi uber drivers che dicono che sono d'accordo con questa cosa, anche se rischiano di perdere il loro lavoro (se uber chiude). Li sfruttano totalmente!

N
Nathan994 01 Jan 1970 @ 00:00

Addio vado a fare l'uber a Londra

L
LoWR1D3R 01 Jan 1970 @ 00:00

Alla fine Uber cedera perche non puo perdere londra che per loro resta una citta importante sia sul loro business, ma anche per il loro brand. Sara interessante vedere come uber cambiera il suo modello.

T
Tom Smith 01 Jan 1970 @ 00:00

Good thing

G
Giorgio 01 Jan 1970 @ 00:00

Uber non è una start up

M
Max 01 Jan 1970 @ 00:00

Sarei curioso come viene vissuta questa cosa dalla popolazione Londinese. In Italia quando succedono queste cose, si sente molto dire, "che siamo sempre gli ultimi etc." Invece li? Che si dirà a riguardo? Sanzione giusta o sbagliata?