Jaguar, intervista a Ian Callum: elettrico, guida autonoma, il futuro delle berline

15 Aprile 2019 2

Jaguar è stato uno dei protagonisti della Milano Design Week con The Future Legacy, installazione che destruttura i componenti principali della nuova Jaguar XE per offrire un nuovo punto di vista sulla contaminazione tra product design e car design. Per noi è stata l'occasione di incontrare il Director of Design di Jaguar, Ian Callum: con il designer inglese abbiamo parlato del ruolo del design nella definizione dell'auto elettrica e autonoma, ma anche del futuro delle berline tradizionali, oggi surclassate da SUV e crossover.

IDENTIKIT: IAN CALLUM, DESIGN DIRECTOR DI JAGUAR

Scozzese, classe 1954, Ian Callum è un car designer laureato in Disegno Industriale alla Glasgow School of Art prima e in Automobile Design presso il Royal College of Art di Londra poi. Prima di entrare in Jaguar nel 1999, Callum ha lavorato per 12 anni presso i Ford Design Studios, contribuendo alla progettazione di Ford Escort RS Cosworth e Ghia Via Concept. In seguito è diventato Chief Designer presso TWR Design, dove ha seguito la nascita di Aston Martin DB7 e Vanquish.

In qualità di Director of Design, Ian Callum ha rinnovato nel profondo lo stile delle auto di Jaguar: suoi i concept R-Coupé, RD-6 e C-X75. Il primo nuovo modello a portare la sua firma è stato, nel 2005, XK, seguito dalle berline XF e XJ. Nel 2012 è stata la volta di un'altro pezzo da 90, la F-TYPE, prima due posti dopo la mitica E-Type. Suo anche il primo SUV di Jaguar, F-PACE, che ha spianato la strada a prodotti come I-PACE (la prima Jaguar 100% elettrica) ed E-PACE.

A sinistra Jaguar XK (2005), a destra Jaguar XF (2007)

Ian Callum ha ricevuto sei dottorati onorari da università di diverse parti del mondo, mentre tra le onorificenze ricordiamo quella del 2005 ("Royal Designer for Industry" dalla Royal Society of Arts), del 2014 (Minerva Medal, il più alto riconoscimento conseguito dalla “Chartered Society of Designers”) e del 2014 ("designer più influente del Regno Unito" dal magazine inglese The Drum). Suo fratello, Moray Callum, è Vice President of Design di Ford Motor Company.

Jaguar I-PACE
INTERVISTA IAN CALLUM

Simone Facchetti: Soltanto un mese fa il vostro SUV I-PACE è stato eletto European Car Of The Year

Ian Callum: Sì, è stato come ricevere un Oscar per noi!

S.F: Come ci si sente ad essere il “padre” - insieme a tutto il team - di un modello di tale successo e quali sono, secondo lei, le ragioni per cui ha vinto sugli altri pretendenti?

I.C: Penso che una di queste sia l’autenticità…si tratta di un’auto genuina, e credo che la vittoria si sia basata principalmente su quello. Per costruire quest’auto siamo partiti da una piattaforma a skateboard, e l’abbiamo progettata noi come avrebbe dovuto essere, e non come noi pensavamo di volerla. Abbiamo fatto l’auto un po’ più lunga ma con una parte frontale più corta; ci siamo sentiti in dovere di osare, perché questo è ciò che fa Jaguar. Jaguar punta tutto sull’esagerazione, sulla velocità e sulle forme.

Avremmo potuto fare l’auto molto squadrata mantenendo lo stesso “package” tecnico, ma abbiamo deciso di darle invece un senso di “prestazione” e “tensione”: quando se ne incontra una per strada, sembra avere un’attitudine tutta particolare.

Quest’auto è nata dal semplice pensiero, non è nata da un mucchio di numeri basati sulle vendite di altre auto elettriche, semplicemente perché non esisteva. È stata davvero un’opportunità rara, questa volta abbiamo lasciato fare ai designers.

Quest’auto è diversa, non perché sia elettrica, ma perché abbiamo avuto l’opportunità e la volontà di farla sembrare diversa. Ed è incredibilmente divertente da guidare: io ho anche una F-Type SVR e, lo giuro, ai semafori I-PACE è molto più scattante, oltre ad essere dinamicamente molto valida. Inoltre, ci stanno cinque persone insieme a tutti i bagagli, ed è perfettamente bilanciata.

Penso proprio che sia l’auto perfetta, almeno finché ci sono le colonnine di ricarica vicine.

Jaguar I-PACE

S.F: Proprio questo volevo chiederle, a maggior ragione considerando che l'auto è stata progettata dal foglio bianco: l'efficienza è ancora oggi un elemento in cui I-PACE (e tanti altri concorrenti) non riesce ad eccellere (anche se penso che al momento ci siano dei limiti fisici tra cui la massa importante e la carrozzeria alta...). In che modo il vostro team di designer e ingegneri ha lavorato per ottenere la maggior efficienza possibile?

I.C: beh, l’efficienza migliorerà man mano che l’auto “invecchia”, perché la tecnologia si sta evolvendo costantemente. Penso che vedremo sempre più efficienza dal punto di vista della "meccanica" o da quello della batteria, perché stiamo ancora imparando tutti. Del resto, ogni auto elettrica ha lo stesso problema…persino Tesla, non me ne vogliano gli adepti, ha gli stessi problemi legati all’efficienza...

Abbiamo dovuto lavorarci molto, poiché essendo l’auto un SUV, abbiamo dovuto regolarla in modo che non fosse così alta, e quindi l’abbiamo dovuta abbassare. L’abbiamo quindi progettata in modo che fosse diversa dagli altri SUV; tecnicamente rimane comunque un SUV, però le abbiamo dato un suo carattere personale. Molte persone chiedono “ma cos’è quell’auto, è un SUV?” no, è una I-PACE, definiamola così e basta…è come se appartenesse ad una categoria a sé. Sicuramente, non volevamo creare un'auto elettrica "pura", in quanto I-PACE risulta naturalmente rialzata: questa è stata la sfida.


S.F: A proposito di auto elettriche, abbiamo assodato che I-PACE sia un prodotto del tutto diverso da qualsiasi altro SUV ma anche auto tradizionale in circolazione, la ragione principale è la sua natura elettrica: può spiegare quanto il powertrain elettrico possa fare la differenza nel plasmare la forma delle auto di domani?

I.C: penso che il cambiamento radicale sia già stato introdotto su I-PACE, perciò non credo che le prossime Jaguar saranno tanto diverse da quellla. Per il momento - almeno finché non verranno create batterie più sottili… siamo "costretti" a rendere più alte le vetture per non sacrificarne lo spazio interno. Un'opportunità, invece, è il fatto di poter accorciare il frontale dell'auto (non c'è più bisogno di tanto spazio per il motore)..

Le altre case costruttrici di auto tendono a creare auto dalle forme più convenzionali, che possono essere più o meno slanciate, ma alla fine tutti devono rispettare certi requisiti per puntare ai massimi punteggi nei crash test, quindi non vedo grandi differenze. Ci sono diverse scuole - a Giugiaro, per esempio, piaceva fare auto squadrate - ma la realtà è che il passeggero è comunque seduto, in ogni caso. L'elemento che davvero dà una forma all'auto sono le persone: sai, noi stiamo seduti in certo modo, con gli occhi lì, i piedi là…questo è ciò che di fatto dà la forma all’auto.

S.F: L'ergonomia...

I.C: Sì, esatto, è pura ergonomia…quando noi ci sediamo e mettiamo le gambe in basso, la forma dell’auto non potrà che essere quella: il vetro in alto e la struttura in basso.


S.F. Crede che questo concetto cambierà quando arriverà la guida autonoma?

I.C: Sì, ma anche in tal caso bisogna prestare attenzione alla forma dell’auto, perché le persone dovranno comunque sedersi, dunque non ci sarà realmente differenza in questo senso, anche se comunque cambierà la flessibilità degli abitacoli. Non ultimo, le strutture del veicolo dovranno comunque essere a prova di crash test... Ci stiamo lavorando.

S.F. Riguardo invece all'importanza dell'involucro esterno? Crede che sarà ancora così rilevante in futuro? Oggi lo stile esterno rappresenta uno dei principali motivi di acquisto di un'auto, ma lo stesso si può dire dello stile interno...

I.C: Penso che gli interni di un’auto possano influire di più rispetto agli esterni nel processo di scelta: gli interni sono in grado di rendere un’auto "elettrizzante". E' anche vero, però, che continuiamo a disegnare auto che debbano essere eccitanti anche fuori. Continueranno ad esserci le ruote e i finestrini: cambieranno, ma non in modo drastico

Il loro design cambierà, ma non in modo drastico, sarà una questione di dettagli. Soprattutto sulle Jaguar, il design rimarrà fondamentale ancora per molto tempo.


S.F: Qui allo stand Jaguar alla Milano Design Week vediamo per la prima volta il restyling delle berlina premium XE, protagonista di un'interessante installazione: come vedete lei e Jaguar il futuro delle berline tradizionali? Sopravviveranno all'avanzata dei SUV? Dovranno cambiare in qualche modo?

I.C: Sono veramente ottimista a riguardo. So che molte persone non lo sono ma, come ho detto prima, se vogliamo che i “packages” delle auto siano più efficienti in termini di consumi o prestazioni e quant’altro, una berlina (sedan) sarà sempre più efficiente di un qualsiasi SUV o crossover. La gente se ne renderà conto...

Questo è il motivo per cui il SUV I-PACE è così basso: sembra quasi più una sedan per molti aspetti, sembra più un’auto normale. Insomma, io penso che le berline avranno ancora un futuro. Dai, basta guardarle... E inoltre, devo ammetterlo, io adoro guidarle, sono senza dubbio più divertenti. D'altra parte, però, la praticità data dall'altezza da terra dei SUV è indiscutibile, paradossalmente in città.

L'attuale generazione di Jaguar XJ, sul mercato dal 2009

S.F: Visto che si parla di sedan e che in futuro continueremo a vedere sedan a marchio Jaguar, non posso che chiederle qualcosa in merito alla prossima XJ: può anticiparci qualcosa? È vero che sarà elettrica?

Purtroppo non posso anticipare o commentare nulla, posso solo dire che ci sarà.

THE FUTURE LEGACY

Attraverso il concept della decostruzione, il team guidato da Ian Callum e dall'italiano Andrea Rosati (Jaguar Design Manager Advanced Colour & Materials) ha allestito il chiostro del Piccolo Teatro Grassi di Milano con un'installazione che ha visto come protagonista il restyling della berlina premium Jaguar XE.

Scomposta delle sue parti fondamentali (interni, portiere, ruote, sedili, volante), la vettura si mette a nudo per permettere al visitatore di entrare nel profondo del design Jaguar. Obiettivo: esaltare i valori fondamentali del marchio (tradizione e modernità), facendo leva su un utilizzo inedito dei materiali e di una nuova interpretazione del concetto di "Britishness" oltre i soliti stereotipi.

Quattro i "paradigmi" che guidano l'osservatore:

  • Back to the future: memoria e innovazione, tecnologie avanzate sapientemente mixate con citazioni iconiche del passato
  • Jaguar in Wonderland: auto-ironia, oggetti familiari ma bizzarri, ironici ma misteriosi allo stesso tempo
  • No gender-beauty: si parla a tutti con il linguaggio della bellezza. Artisti come Tilda Swinton e David Bowie hanno fatto scuola in questo senso
  • Power to creators: anarchia creativa e tradizione, questa è la Britishness di oggi

Il tutto avviene all'interno di un gioco di riflessi all'infinito, che conduce il visitatore in un viaggio attraverso heritage e innovazione, che esprime l’essenza del concept. Le installazioni Jaguar per la Milan Design Week 2019 sono state realizzate dallo studio di architettura romano Mama Design, scelto per il secondo anno consecutivo dal brand inglese.


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Commenti

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MatitaNera

Quanta fuffa. Basta che qualcosa costi caro e scatta il "design"...

rsMkII

Wow! Lord Ian Callum! Uno dei designer migliori del panorama automobilistico, non si smentisce mai! :)

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