Volkswagen potrebbe convertire la fabbrica di Osnabrück: dalle auto all'Iron Dome
Volkswagen, Bassa Sassonia e Rafael trattano sul futuro dello stabilimento di Osnabrück, che potrebbe produrre componenti e mezzi di supporto per l’Iron Dome
La fabbrica Volkswagen di Osnabrück potrebbe avere un futuro diverso da quello immaginato fino a oggi. La storica fabbrica tedesca, destinata a perdere la produzione automobilistica nel 2027, è nuovamente al centro delle trattative tra Volkswagen, la Bassa Sassonia e Rafael, azienda israeliana della difesa. Secondo Bloomberg, i negoziati sono ripartiti e un accordo potrebbe essere raggiunto già nelle prossime settimane.
Per i circa 2.300 lavoratori dello stabilimento sarebbe una prospettiva decisiva. VW non ha infatti ancora assegnato a Osnabrück un nuovo modello dopo la fine della produzione della T-Roc Cabriolet. Il sito, ereditato nel 2009 dopo il fallimento di Karmann, è oggi specializzato soprattutto in piccole serie e progetti particolari.
A Osnabrück i componenti per Iron Dome
Il progetto riguarda Rafael, che vorrebbe utilizzare parte dello stabilimento per produrre componenti destinati all’Iron Dome, il sistema mobile di difesa aerea sviluppato in Israele per contrastare missili a corto raggio, proiettili di artiglieria e droni.
Non si tratterebbe della realizzazione di missili intercettori o di sistemi d’arma completi. Secondo quanto trapelato finora, a Osnabrück potrebbero essere costruiti componenti e mezzi di supporto, tra cui autocarri per il trasporto dei missili, lanciatori e generatori di energia. Una scelta che permetterebbe di usare competenze e infrastrutture già presenti nella fabbrica, soprattutto quelle legate alla costruzione di veicoli e alle produzioni in volumi ristretti.
La Bassa Sassonia può entrare nell’operazione
Il nodo principale riguarda però il coinvolgimento diretto di Volkswagen. La soluzione attualmente discussa potrebbe affidare un ruolo centrale alla Bassa Sassonia, che detiene una partecipazione rilevante nel colosso di Wolfsburg. Il governo regionale sta valutando diverse eventualità, compresa l’acquisizione dello stabilimento o di una parte di esso e la successiva formazione di una società insieme a Rafael. In alternativa, potrebbe mettere a disposizione strutture e terreni per la produzione.
I dettagli dell’operazione non sono ancora definiti e un accordo non è affatto scontato quanto potrebbe sembrare. Ciò che è certo è che il governo regionale ha confermato di esaminare la possibilità di investire nel futuro del sito. Questa soluzione permetterebbe soprattutto di tenere Volkswagen a distanza dalla nuova attività nel settore della difesa, trasformando la Bassa Sassonia in un possibile intermediario tra il costruttore e Rafael.
Il Qatar aveva bloccato il primo tentativo
Il progetto non nasce oggi. Volkswagen e Rafael discutono da mesi dell’utilizzo di Osnabrück e avevano già firmato una lettera d’intenti. A luglio, tuttavia, le trattative si erano fermate. Secondo Reuters, a pesare sarebbe stata la posizione della Qatar Investment Authority, azionista di Volkswagen con il 10,4% del capitale e il 17% dei diritti di voto.
Il fondo qatariota, inoltre, nomina due membri del consiglio di sorveglianza. Il nuovo schema con la Bassa Sassonia potrebbe consentire di superare proprio questo ostacolo, evitando una collaborazione diretta tra Volkswagen e Rafael.
La fine delle auto non sarebbe la fine della fabbrica
Per Osnabrück si tratterebbe di un cambio di identità industriale senza precedenti. Volkswagen aveva rilevato il sito nel 2009 dopo il fallimento di Karmann, azienda storicamente legata alle carrozzerie e alle cabriolet. Come non ricordare le varie Golf e Maggiolino che qui hanno preso forma.
Da allora sono passati dalla fabbrica diversi modelli prodotti in piccole serie. Oggi resta la T-Roc Cabriolet, ma la sua produzione è destinata a terminare nel 2027. Se l’intesa con Rafael dovesse andare in porto, la fabbrica non chiuderebbe semplicemente i battenti dopo l’ultima Volkswagen uscita dai suoi cancelli. Cambierebbe settore, passando dalle automobili ai componenti e ai mezzi di supporto per la difesa. Per i suoi 2.300 dipendenti, la differenza tra queste due prospettive potrebbe essere enorme.