Stellantis torna a correre: produzione Italia 2026 in crescita del 9,5%
Produzione in rialzo e quote di mercato al 17,5% in Europa. Mentre Melfi vola al +92%, lo stabilimento di Cassino soffre la transizione
Il settore automobilistico italiano prova a scuotersi di dosso le macerie di un 2025 che molti avevano già ribattezzato come “l’anno nero”. Ed i primi dati del 2026, diffusi dall’ultimo report della Fim Cisl, portano con sé una boccata d’ossigeno inaspettata. Ebbene, la produzione nelle fabbriche di Stellantis è tornata a correre, segnando un incremento del 9,5% per i “veicoli totali” e un balzo del 22% per le sole autovetture. E attenzione, il traguardo dei 500 mila veicoli entro la fine dell’anno sembra ora un obiettivo a portata di mano, riportando i volumi produttivi vicino ai livelli del 2023.
Il risveglio dei poli produttivi: da Melfi a Mirafiori
Mentre l’Europa premia il gruppo guidato da Antonio Filosa con un aumento delle immatricolazioni del 5% e una quota di mercato che tocca il 17,5% (il picco più alto dell’ultimo biennio), la “mappa" degli stabilimenti italiani mostra segnali contrastanti. A brillare sono soprattutto Melfi, con un incredibile +92,5%, e Mirafiori, a Torino, che segna un incoraggiante +42,4%. Persino la piccola realtà di Modena vive un exploit senza precedenti, mentre Pomigliano mantiene una crescita solida.
Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica. La Sevel, pur restando il cuore pulsante della produzione nazionale con oltre 46 mila unità, segna una lieve flessione del 5,8%. Ma la vera spina nel fianco resta Cassino, dove i volumi continuano a crollare (-37,4%), vittima di un periodo di transizione che fatica a trovare la sua fine.
L’incognita Cassino e il nodo dell’elettrico
Secondo Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, la situazione dello stabilimento laziale è emblematica delle sfide che attendono il gruppo. Gli impegni sulla piattaforma Large dedicata al “full electric" non si sono ancora tradotti in realtà produttiva. La richiesta del sindacato è chiara: bisogna accelerare su Giulia e Stelvio, anticipando i nuovi modelli di alta gamma per non lasciare sguarnito uno dei siti storici dell’auto italiana.
Il futuro della produzione italiana, dunque, non dipenderà solo dalla “tenuta" dei modelli attuali, ma dalla capacità di Stellantis di dare certezze sulla piattaforma Small a Pomigliano e di rafforzare la missione di Mirafiori. In sostanza la tenuta di interi distretti industriali dipenderà dalla certezze di un piano industriale che sia, citando Uliano, “concreto e credibile".
Le tensioni sociali e il ruolo del Governo
Oltre ai successi commerciali di brand come Fiat (+25,4%) e Lancia (+15,7%), il clima resta teso sul fronte delle relazioni industriali. La Fiom ha espresso dure critiche verso la scelta dell’azienda di ricorrere al Tribunale di Torino per arginare le mobilitazioni dei lavoratori dell’indotto (caso Trasnova). Un segnale che evidenzia come la crescita produttiva non abbia ancora sanato le ferite del dialogo tra parti sociali.