Stellantis punta su fotovoltaico e geotermia per i suoi impianti europei
Dai maxi-impianti fotovoltaici di Saragozza e Tychy ai sistemi di accumulo BESS: così il gigante dell’auto trasforma i suoi poli produttivi e abbatte 100 mila tonnellate di CO2 all’anno.
Una transizione silenziosa ma mastodontica sta ridisegnando il profilo industriale del settore automotive in Europa. E Stellantis ha impresso un’accelerazione decisiva alla propria svolta ecologica, arrivando a coprire il 68% del fabbisogno energetico dei suoi stabilimenti nel Vecchio Continente attraverso l’impiego di energia decarbonizzata. Si tratta di un cambio di rotta radicale che dice addio ai vecchi combustibili fossili per far spazio a fonti pulite, generate a zero emissioni di anidride carbonica.
L’offensiva del fotovoltaico
Il cuore pulsante di questa strategia poggia direttamente sui tetti e sui terreni dei complessi industriali. Ad oggi, ben 27 siti produttivi del Gruppo ospitano impianti fotovoltaici di ultima generazione, capaci di sprigionare una potenza complessiva superiore ai 500 MW.
L’orizzonte a breve termine è ambizioso. Entro la fine di quest’anno, l’azienda punta a soddisfare il 31% del proprio fabbisogno energetico totale tramite l’autoproduzione diretta in loco. Un percorso virtuoso che vede alcune eccellenze viaggiare a velocità doppia. È il caso dei poli industriali di Tychy, in Polonia, e di Saragozza, in Spagna, considerati le vere e proprie avanguardie tecnologiche del Gruppo. Qui la quota di energia prodotta autonomamente toccherà punte dell’80%. Secondo i calcoli dei tecnici del costruttore, questa colossale rete integrata permetterà di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 100.000 tonnellate di CO2 ogni anno.
La scommessa sulle batterie BESS
Ma come si gestisce l’energia pulita quando non c’è sole o non tira vento? È questa la vera scommessa per Stellantis, che ha deciso di puntare sui sistemi di accumulo a batteria (i cosiddetti BESS) per non sprecare nemmeno un chilowattora. L’azienda installerà queste grandi ‘riserve’ in 20 fabbriche europee, raggiungendo una capacità di 200 MWh. I primi sette siti partiranno già entro il 2026, con l’obiettivo di completare la transizione dell’intera rete industriale entro il 2030.
Un mix geografico diversificato
L’approccio del Gruppo non si limita alla tecnologia solare, ma si adatta intelligentemente alle vocazioni, al clima e alle risorse dei singoli territori. Il mix energetico aziendale si arricchisce infatti di soluzioni strategiche legate alla geotermia, alle biomasse e all’energia eolica.
Proprio lo scorso anno, lo stabilimento francese di Caen ha fatto da apripista inaugurando il primo impianto geotermico industriale targato Stellantis in Francia, sfruttando il calore naturale racchiuso nel sottosuolo per i propri processi di fabbrica. Parallelamente, la riconversione termica passa attraverso l’utilizzo di reti di riscaldamento alimentate a biomassa, una realtà già operativa e consolidata in siti chiave come Rennes e Sochaux in Francia, Trnava in Slovacchia e Kragujevac in Serbia. Un mosaico energetico diversificato che dimostra come la decarbonizzazione della grande industria non sia un utopico traguardo lontano, ma una realtà in piena evoluzione.