Nuova Omoda 7 SHS-P: si fa spazio a suon di qualità. La nostra prova | Video
La prova della nuova Omoda 7 SHS-P svela l'asso nella manica dei cinesi: tecnologia e stile inconfondibile
Da poco più di un anno a questa parte si è affacciato sul mercato Omoda & Jaecoo, doppio brand che vive sotto il cappello della cinese Chery. Ha iniziato ad importare in Italia – come in oltre 60 paesi al mondo – una serie di modelli che cercano non solo di innovare dal punto di vista tecnologico ma anche di stuzzicare l’appetito della clientela. Questo ha portato in pochissimo tempo questa realtà ad una quota mercato italiana del 2%, con numeri praticamente da capogiro. L’ultima arrivata è però la nuova Omoda 7 SHS-P, che abbiamo provato in anteprima.
La Omoda 7 SHS-P ha stile da vendere
Omoda 7 ha una dimensione che la vede posta, logicamente, nel mezzo delle attuali proposte della firma cinese. Con la sua lunghezza di 4,66 metri è più grande dei 4,45 metri di Omoda 5 e più piccola dei 4,78 metri della Omoda 9. Abbraccia perciò un’utenza intermedia, che vuole un’auto grande ma senza esagerare al punto da diventare complicato il parcheggio anche in caso si disponga di un box.
Omoda 7, che è declinata in versione SHS-P, seppur mantenga gli stilemi del brand ha un design che le permette di avere una sua autonomia stilistica. Indubbiamente è la calandra anteriore ad attirare maggiormente l’attenzione, con una ramificazione di esagoni che impreziosisce tutto il muso. La calandra è un pezzo unico con il paraurti, quindi senza soluzione di continuità riesce non solo ad abbracciare il frontale ma anche a renderlo aggressivo. D’altronde tra Omoda e Jaecoo la prima vuole avere un animo molto legato alla moda, alla tecnologia, al lifestyle, perciò alcune soluzioni stilistiche sembrano perfettamente centrate.
L’abitacolo è visivamente spostato un po’ più dietro e la forma di questa 7 è filante ma allo stesso tempo imponente. Merito sicuramente si dettagli come i cerchi da 20 pollici, che non hanno proporzioni da sfigurare all’interno del passaruota. Le chicche di design però non finiscono qui, avendo le maniglie a filo della porta e concentrando sulla “spalla" posteriore quello che vuole essere una firma riconoscibile. In Omoda lo chiamano un “muscolo", ed in effetti è un tratto di carrozzeria che allarga notevolmente le spalle di questo SUV. Serve anche a contribuire alla visione di un posteriore molto piantato a terra. Certo il lunotto è posizionato molto in alto sotto allo spoiler, motivo per il quale le telecamere sono necessarie.
Cosa distingue poi la Omoda 7 dal resto del listino e – diciamolo – anche dal mercato? I fari posteriori. Hanno osato con una firma luminosa a zig-zag, con un tono di colore chiamato Ultra-RED che ha una lunghezza d’onda differente rispetto agli stop classici in commercio. Questo gli permette di essere maggiormente visibile da lontano.
Interni a prova di europee
Non è possibile negare che il classico “effetto wow" sia garantito quando si sale a bordo. La Omoda 7 SHS-P avvolge il conducente con un’ottima qualità degli interni, sia in termini di rivestimenti che di inserti. Dai pannelli porta fin sopra la plancia ci sono un vellutino ed una ecopelle che sono piacevolissimi al tatto, oltre che alla vista.
Il volante tagliato sia sopra che sotto è l’unico dettaglio con inserti nero lucido, visto che non sono nemmeno sul tunnel centrale. Qui hanno invece preferito dare continuità con la parte superiore della plancia e creare un mix con gli inserti più rigidi. Passa tra i sedili in modo piuttosto prepotente, essendo largo, ma permette comunque di riporre comodamente due telefoni, uno dei quali con la possibilità di ricarica a induzione da 50W con refrigerazione per la batteria. Vari i portaoggetti distribuiti a bordo, ma i più ampi sono sicuramente concentrati sul tunnel. In primis nella parte inferiore, essendo su due livelli. In questo ampio spazio ci si può riporre anche una borsa, mentre superiormente ci sono portabibite, bracciolo con apertura doppia laterale e altro spazio random in giro.
Pochi i tasti fisici a bordo per gestire un po’ di funzioni, tra i quali la possibilità del cambio marcia e del settaggio tra modalità ibrida ed elettrica. Sono tasti grigio satinato che si uniformano bene con il resto del tunnel, mentre sul volante il numero di tasti è stato ridotto: questo perchè ci sono i comandi vocali e perchè, ovviamente, c’è il display al centro della plancia che funge da centrale di comando. Sì, anche il climatizzatore si gestisce completamente da lì, con il tocco delle dita.
Tecnologia di bordo…in movimento
Visibile e non visibile è indubbio che la tecnologia a bordo di nuova Omoda 7 SHS-P sia notevole. Si parte dal piccolo quadro strumenti digitale dietro al volante. Sembra che l’abbiano messo di contorno all’Head-Up Display che leggermente più sopra proietta i dati di marcia sul parabrezza, anche se in realtà fornisce numerosi dati in più, alcuni dei quali ben visibili ed altri con caratteri che sembrano un po’ confusionari.
La grande attenzione ed il rinnovo dell'"effetto wow" trattato più sopra arriva dal display dell’infotainment. Un pannello da 15.6 pollici a sbalzo, piacevole da vedere poichè sembra un display di ottima fattura. La qualità delle immagini è elevata così come la velocità di risposta al tocco delle dita non ha ritardi di troppo, definendo quindi un sistema multimediale di tutto rispetto. Non è però il sistema in sè a destare meraviglia quanto la sua…mobilità. Questo schermo infatti scorre, a richiesta con il tocco delle dita, vocalmente o con un comando dal volante. Un binario gli permette di camminare trasversalmente sulla plancia fino a posizionarsi esattamente avanti al passeggero, diventando così il schermo personale. Così facendo chi siede avanti a destra ha la possibilità di intrattenersi ed interagire con la parte multimediale senza distrarre chi guida, essendo ben lontano dal suo campo visivo. Una trovata particolare ed unica – almeno attualmente – in campo automobilistico. Un ulteriore comando e torna poi in posizione centrale, per continuare a consultare magari il navigatore lanciato con Android Auto oppure Apple CarPlay, entrambi in modalità wireless.
Prova Omoda 7 SHS-P
Con la sigla SHS-P la Omoda 7 si inserisce nel contesto di ibridazione della firma cinese. SHS è infatti acronimo di Super Hybrid System, che è diventato un vero e proprio sub-brand diviso in motorizzazioni full hybrid – designate con la lettera H – oppure plug-in hybrid, a loro volta indicate con la P.
Il motore termico che prende il suo spazio nel cofano anteriore è un 1.5 litri a ciclo Miller, già più efficiente del normale e dimostrazione dell’attenzione generale di Omoda alla riduzione dei consumi, da 143 cavalli e 215 Nm di coppia. Gli si affiancano però due motori elettrici: il primo è da 204 cv e 315 Nm di coppia massima e serve puramente per la trazione, quindi scarica sull’asse anteriore così come il motore termico, il secondo è invece designato alla sola ricarica della batteria. Si tratta di un motore secondario, nonostante i suoi 82 cavalli, che recupera energia in frenata o funge da generatore grazie al motore termico ed invia elettricità al pacco batterie. La quota di potenza e coppia complessiva è di 279 cavalli e 375 Nm di coppia.
Ovviamente questa è una motorizzazione che viene principalmente guidata in elettrico, sfruttando i 204 cavalli che sono sufficienti per fare praticamente qualsiasi cosa. Risposta immediata, confort di guida e silenzio sono i punti chiave, anche se a quest’ultimo contribuiscono i vetri anteriori laminati ed un sistema attivo per la riduzione del rumore. Selezionando la pura modalità EV è possibile fare tra i 90 ed i 128 km con una carica della batteria da 18,4 kWh, in base alla tipologia di strada che si affronta. Un’autonomia che, assieme ai 60 litri di carburante possibili nel serbatoio, spinge fino a 1.200 km la strada percorribile prima di doversi fermare a fare rifornimento.
In questo contesto il motore termico sembra quindi un accessorio, che entra in funzione al più per i sorpassi più impegnativi. Il suo apporto è chiaramente distinguibile, anche se il suo funzionamento non è sempre gestito allo stesso modo. Grazie al cambio il sistema ibrido può infatti lavorare sia in serie che in parallelo, destinando quindi la produzione del motore termico nel mondo più consono alla situazione.
Come si guida Omoda SHS-P?
Pensando ad un’auto cinese l’attenzione vola subito a sospensioni e sterzo. Sì, è un dato di fatto insindacabile che i gusti cinesi siano differenti dai nostri e da quelli europei in generale. Omoda 7 SHS-P ha però fatto un passo verso la direzione del Vecchio Continente. Non tanto sullo sterzo, che è sicuramente più presente ma continua a filtrare tanto quello che succede sotto le ruote anteriori (e qui, specifichiamo, è anche una questione di gusti: c’è chi preferisce avere uno sterzo dal quale non provengono vibrazioni di sorta), quanto sulle sospensioni. Sostengono bene l’auto e non fanno venire – senza mezzi termini – il mal di mare. Certo non hanno assolutamente azzerato il rollio, che è comunque presente, ma è stato decisamente contenuto. Resta un buon confort sul pavè stradale ma, chiaramente, non è l’auto con la quale aggredire le curve con una vena gonfia sul collo.
Piacevolmente sorpreso sono stato dal pedale del freno, tutto sommato. Pedale ben avvertibile sotto al piede, modulabile e senza comportamenti strani dovuti alla rigenerazione. Insomma un comportamento naturale che porta ad interagirci con agio fin dai primi metri di guida.
Prezzo nuova Omoda 7
Attualmente sono due gli allestimenti previsti per la nuova Omoda 7 SHS-P, seppur ne arriverà tra qualche mese un terzo. Si parte dalla versione Pure, offerta a 38.900 euro. Salendo di livello si passa alla variante Premium con un prezzo di listino di 41.900 euro, mentre la Premium Plus arriverà con un listino già definito e posizionato a 43.400 euro.