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I navigatori satellitari aumentano il traffico?

Uno studio condotto da CNR-ISTI e Università di Pisa evidenzia come l'uso di massa delle app di navigazione concentri i veicoli e riduca fino al 14% la diversità dei percorsi.

I navigatori satellitari aumentano il traffico?
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 23 set 2026

Le applicazioni di navigazione satellitare come Google Maps, Waze, TomTom, Bing Maps e Mapbox sono diventate indispensabili per milioni di automobilisti in cerca dell’itinerario più veloce, anche se a volte portano a situazioni surreali. Questa tecnologia risulta estremamente efficace per il singolo, ma quando l’uso delle app di navigazione diventa di massa, l’ottimizzazione individuale rischia di trasformarsi in un’inefficienza collettiva. A dimostrarlo è lo studio intitolato “The traffic concentration effects of urban navigation services”, pubblicato sulla rivista Nature Communications e realizzato dai ricercatori Giuliano Cornacchia, Mirco Nanni e Luca Pappalardo dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del CNR-ISTI, insieme a Dino Pedreschi dell’Università di Pisa.

La diversità dei percorsi diminuisce fino al 14%

La ricerca ha analizzato la mobilità urbana nelle città di Firenze, Milano e Roma, combinando i dati GPS dei veicoli privati con la rete stradale di OpenStreetMap e le indicazioni delle principali app di navigazione. Attraverso simulazioni al computer, gli studiosi hanno valutato scenari con differenti tassi di adozione del navigatore da parte degli utenti, variando da uno scenario iniziale in cui nessun automobilista segue i suggerimenti (0%) fino alla totale copertura della flotta circolante (100%).

I risultati evidenziano un fenomeno controintuitivo: all’aumentare degli utenti guidati dagli algoritmi, la diversità dei percorsi utilizzati in città si riduce fino al 14% rispetto allo scenario senza navigazione. I navigatori tendono infatti a convogliare il traffico sulle medesime strade ad alta capacità, concentrando lungo queste direttrici non solo i veicoli ma anche una quota crescente di emissioni di CO2.

Il paradosso delle emissioni e la soglia critica

Il rapporto tra l’uso dei navigatori e l’impatto ambientale risulta fortemente condizionato dall’intensità del traffico. In condizioni ottimali con poco traffico, le indicazioni delle app permettono di ridurre i tempi di percorrenza e le emissioni medie. Al contrario, in presenza di forte congestione, i benefici si manifestano soltanto quando una quota ridotta di conducenti si affida ai navigatori satellitari.

Lo studio individua per la maggior parte dei servizi e dei contesti urbani una soglia critica, compresa indicativamente tra il 60% e l’80% di adozione. Oltre questo limite, i vantaggi in termini di riduzione dell’anidride carbonica tendono ad attenuarsi o ad azzerarsi del tutto. In alcuni scenari simulati nella città di Roma, ad esempio, l’eccessiva concentrazione dei flussi sulle arterie principali ha determinato un incremento delle emissioni complessive.

Verso algoritmi più sostenibili

Come sottolineato dagli autori, la ricerca non intende condannare gli strumenti tecnologici, bensì mostrare la necessità di far evolvere gli attuali sistemi di instradamento. La sfida futura per gli sviluppatori e i pianificatori urbani sarà integrare negli algoritmi non soltanto la ricerca dell’itinerario più veloce per il singolo utente, ma anche la gestione della distribuzione del traffico e dell’impatto ambientale sull’intera comunità.

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