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Multata perché guida con il telefono, ma per lei era una zucchina: il caso finisce in Cassazione

Dopo aver ricevuto una multa di 320 euro, una automobilista friulana si è difesa, affermando di aver avuto tra le mani una semplice zucchina

Multata perché guida con il telefono, ma per lei era una zucchina: il caso finisce in Cassazione
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 12 ago 2026

La 38enne protagonista della grottesca storia ha querelato i Carabinieri e ha deciso di portare il caso in Cassazione. In Appello, a Trieste, la tesi della conducente è stata nuovamente respinta, come riportato dal Messaggero Veneto. A ora di pranzo la donna giura che sarebbe stata punita per aver avuto tra le mani una zucchina.

La vicenda è avvenuta il 19 settembre 2020 a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, quando l’automobilista è stata fermata da una pattuglia. La residente a Corno di Rosazzo era stata pizzicata con il cellulare in mano mentre guidava. Per lei è scattata una multa da 320 euro, ma solo in seguito la questione è diventata un caso nazionale.

La donna non ci sta

Stava parlando al telefono o mangiando l’ortaggio? Secondo la difesa la donna aveva in mano una zucchina fritta e se la stava semplicemente per gustare. Per dare forza alla sua tesi ha persino portato in aula il tabulato telefonico, da cui non risultava alcuna chiamata in corso sul device, e ha fatto notare di avere il vivavoce con comandi al volante.

L’automobilista, dopo essersi rifiutata di pagare, ha presentato una querela contro gli agenti, attribuendo la responsabilità di aver scritto il falso verbale. In primo grado il Tribunale aveva specificato un particolare importante: durante il controllo, la donna non aveva contestato nulla. In primo grado il Tribunale ha sentenziato che “la donna non rendeva alcuna dichiarazione a confutazione della contravvenzione che le veniva rilevata, muovendo tali contestazioni e tale prospettazione della situazione solo in un momento successivo, al momento dell’impugnazione del verbale".

Perdita di credibilità

In seconda battuta la Corte d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di primo grado. Secondo i giudici il vivavoce con comandi al volante non è un fattore determinante. Tantissimi che hanno tutte le funzioni hi-tech nell’abitacolo vengono pizzicati con uno smartphone tra le mani, magari intenti a messaggiare o cercare una informazione su internet. Rigorosamente respinta pure la richiesta di un sopralluogo per “verificare i fatti”.

La donna dovrà pagare quasi 500 euro di spese d’appello e continuerà in Cassazione a sostenere di aver avuto in mano uno spicchio di zucchina fritta, che stava portando alla bocca. Avrebbe fatto bene a valutare prima gli eventuali rischi di una perdita della causa.

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