176 km con un litro? Dall'India il motore a 6 tempi che sfida l'elettrico
Un motore a benzina da 176 km con un litro? Il prototipo a 6 tempi inventato in India triplica l'efficienza termica tradizionale. Funziona davvero o è utopia?
Un motore a benzina capace di fare 176 chilometri con un solo litro. È il numero da capogiro dichiarato da Shailendra Singh Gaur, ricercatore indiano che ha dedicato la vita a dimostrare come la tecnologia endotermica non sia affatto arrivata al capolinea. Fantascienza? Forse. Ma dietro c’è un lavoro vero.
E c’è, soprattutto, un sacrificio personale enorme. Gaur, laurea in Scienze all’Università di Allahabad, ha passato anni su questo progetto. Anni veri. Per trovare i soldi necessari a tirare avanti con i test ha venduto tutto: il suo terreno, il negozio di famiglia e persino la propria casa. Alla fine il motore lo ha costruito davvero, ma nel garage dell’abitazione che aveva dovuto prendere in affitto per non finire in strada.
Dalla prova di 35 minuti al test in diretta TV
A fare da cavia per la prova decisiva è stata una piccola TVS 100 cc prodotta nel 2017. Il test è durato 35 minuti esatti. Risultato? Il motore ha ingoiato appena 50 millilitri di benzina. Facendo due calcoli proporzionali si arriva proprio a quella cifra quasi assurda: 176 km con un litro.
Poi è arrivata la TV. Invitato in una trasmissione per mostrare che non si trattava di un colpo di fortuna, l’inventore ha fatto girare la moto davanti alle telecamere. Lì il consumo si è fermato a circa 120 chilometri con un litro. Un po’ meno rispetto alle prove a banco, d’accordo, ma parliamo pur sempre di numeri fuori scala per un qualsiasi motore tradizionale a benzina.
Come funziona il blocco a sei tempi
Il segreto sta nell’architettura. Niente classico ciclo a quattro tempi. Qui Gaur ha inserito due fasi in più (oltre ad aspirazione, compressione, scoppio, scarico), ripetendo l’aspirazione e la compressione prima di arrivare allo scoppio vero e proprio.
L’obiettivo di questo giro extra? Semplice a dirsi, difficilissimo da fare. Spremere fino all’ultima goccia d’energia dentro il cilindro, tenere basse le temperature d’esercizio e far schizzare in alto il rendimento termico. Stando ai dati forniti dall’inventore, il suo sistema triplicherebbe l’efficienza dei motori normali, arrivando a recuperare quasi il 70% dell’energia liberata dalla combustione. Roba che i motori di oggi si sognano.
Brevetti, l’ombra di Tata e i nodi irrisolti
L’idea dei sei tempi, comunque, non è una fissazione isolata. Persino colossi come Porsche hanno depositato brevetti simili negli ultimi anni, a dimostrazione che la meccanica pura ha ancora margini di manovra pazzeschi senza dover per forza attaccare una spina alla corrente.
Gaur, dal canto suo, ha sviluppato l’idea collaborando con centri universitari importanti, come l’Istituto Nazionale di Tecnologia Motilal Nehru (MNNIT) e l’IIT della Banaras Hindu University. Nel 2007 si era mossa persino Tata Motors, offrendogli un posto di lavoro. Offerta rifiutata. Voleva fare di testa sua.
Oggi il progetto resta però un’incognita. Gaur ha depositato due brevetti, d’accordo, ma mancano del tutto verifiche terze e indipendenti che confermino i suoi numeri. E di piani per la produzione in serie non c’è neanche l’ombra. Resta solo la provocazione tecnica (e un sogno visto che la benzina ormai sfiora i 2 euro al self-service) di un uomo che ha perso la casa per dimostrare che il vecchio motore a benzina ha ancora qualcosa da dire.