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Ferrari SF-26: le ultime novità tecniche, il Messico e cosa aspettarsi ad Interlagos

Ferrari SF-26: le ultime novità tecniche, il Messico e cosa aspettarsi ad Interlagos
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Mariano Froldi
Mariano Froldi
Pubblicato il 5 nov 2026

Dopo un weekend messicano da protagonista (pole di Lewis Hamilton e secondo posto in gara, quarto per Charles Leclerc, e sorvoliamo sull’harakiri delle rosse in curva 4), la Ferrari SF-26 arriva a Interlagos con chiari segnali di progresso. Il pacchetto di Austin e gli adattamenti di Città del Messico hanno allargato la finestra di utilizzo della monoposto. Resta da capire quanto di quella competitività sia trasferibile su un tracciato diverso, meno estremo se pensiamo all’altitudine, ma più scorrevole e pieno di cambi di pendenza.

Le ultime novità tecniche della SF-26

Come ormai noto, il quarto e ultimo grande pacchetto aerodinamico dell’anno è arrivato ad Austin.

Il lavoro principale si è concentrato su questi elementi: fondo, diffusore/estrattore, deflettori, imboccatura delle pance e loro forma.

 

  • Fondo piatto e micro-aerodinamica sottoscocca: Il fondo delle moderne monoposto, anche dopo l’eliminazione dei canali venturi, genera la maggior parte del carico aerodinamico “buono", il resto è delegato alle ali anteriori e posteriori. Gli ingegneri Ferrari hanno introdotto una risagomatura dei deflettori, della parte sottostante le pance, dei lati e dei bordi d’ingresso e uscita del diffusore, proprio per generare carico “buono" senza perdere efficienza aerodinamica in rettilineo, con la possibilità di usare ali meno “cariche".

 

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  • Con la revisione delle prese d’aria sulle pance (sidepods) e del loro andamento si è cercato invece di ridurre in parte il drag della SF-26. Le pance hanno nella parte inferiore un nuovo andamento più sinuoso ma, semplificando, la loro sezione si allarga anche leggermente. Ciò per “spostare" più lontano dagli pneumatici posteriori il flusso d’aria e migliorare quindi la penetrazione aerodinamica.

Il turbo piccolo ha aiutato in Messico?

La power unit Ferrari 067/6 utilizza un turbocompressore di diametro più piccolo rispetto a quelli di Mercedes e Red Bull. In teoria, a quota elevata questo dovrebbe offrire un vantaggio: meno inerzia significa risposta più rapida e meno turbo-lag, soprattutto dopo l’eliminazione dell’MGU-H. Senza il motore elettrico che aiutava a tenere alto il regime del turbo, un’unità più compatta può arrivare prima alla pressione di sovralimentazione desiderata.

In realtà i dati hanno smentito in parte questa aspettativa. Sul rettilineo proncipale Ferrari continuava a perdere tempo rispetto a Mercedes e Red Bull (circa due-tre decimi, secondo Hamilton). Le velocità massime a fine rettilineo principale erano quasi identiche tra i top team. Il vantaggio della SF-26 è arrivato altrove: nelle curve lente e medie, dove il simulatore indicava un margine di circa quattro decimi su Mercedes e McLaren.

Il turbo più reattivo ha comunque dato un contributo secondario: permette di risparmiare un po’ di energia elettrica in fase di trazione, perché il motore termico risponde prima e richiede meno “aiuto” dall’ibrido. Questo si è tradotto in una buona gestione delle gomme e in una vettura docile in uscita di curva, aiutata anche da un assetto meccanico più morbido orientato alla trazione. Ma il cuore della prestazione è stato il telaio e l’aerodinamica: una piattaforma stabile, un diffusore efficace e un bilanciamento che ha tenuto le gomme nella finestra corretta anche con poco carico complessivo.

Bisogna infatti ricordare che l’aria rarefatta del circuito di Città del Messico (Autódromo Hermanos Rodríguez), che si trova ad un altezza sul livello del mare di oltre 2.240 metri, riduce drasticamente la downforce di tutti, e questo agevola le monoposto che per filosofia costruttiva hanno più drag, come appunto la Ferrari SF-26.

In sintesi: il turbo piccolo non ha “regalato” la gara, ma non ha neppure penalizzato in modo drammatico. Ha aiutato nella risposta, mentre il resto del pacchetto ha fatto la differenza.

Cosa aspettarsi dalla SF-26 in Brasile

Interlagos è a circa 800 metri sul livello del mare: Si passa da una densità dell’aria a meno 22 per cento, ad un più sostenibile meno 8 per cento. Di conseguenza il deficit di potenza assoluta della power unit Ferrari (stimato intorno ai 25 cavalli rispetto alla Mercedes) dovrebbe tornare più visibile sui rettilinei, in particolare sul rettilineo principale dove è attiva una zona di Straight Mode.

Il layout però potrebbe giocare a favore dei punti di forza della SF-26. Il secondo settore è ricco di curve di media e bassa velocità, più lunghe e tondeggianti rispetto alle pieghe strette del Messico. Qui la stabilità della piattaforma, la buona trazione e il carico generato dal fondo aggiornato possono continuare a fare la differenza. La pista è anche “bumpier” (molti saltellamenti) e presenta cambi di pendenza importanti: un assetto che gestisce bene le oscillazioni e mantiene il contatto con l’asfalto aiuta.

Pirelli porta le mescole C3-C4-C5 (Hard, Medium e Soft). Il degrado è storicamente elevato e una strategia a due soste è la più probabile. La SF-26 ha mostrato buone capacità di gestione delle gomme quando messa a punto correttamente; se i tecnici riusciranno a trovare rapidamente il bilanciamento giusto, il ritmo gara potrebbe essere competitivo, soprattutto nei tratti guidati.

Le variabili meteo e l’asfalto parzialmente rinnovato aggiungono incertezza. In condizioni miste o variabili la reattività e la fiducia dei piloti contano tanto quanto la potenza pura. Ferrari arriva con la conferma che gli aggiornamenti di Austin funzionano e che la vettura ha una base solida. La sfida sarà convertire quel potenziale in risultato su un tracciato dove la potenza conta di più e dove le zone di overtaking (soprattutto verso la curva 1) possono ribaltare le gerarchie.

In Brasile non ci saranno nuove grandi novità aerodinamiche: lo sviluppo della SF-26 è ormai concentrato su adattamenti legati alle caratteristiche del singolo circuito. La monoposto di Maranello ha dimostrato di poter lottare in alto quando trova la finestra operativa. Interlagos dirà se quella finestra è abbastanza ampia da tenere testa a Mercedes e Red Bull anche senza l’effetto “aria rarefatta” del Messico.

Illustrazioni di Alessandro Arcari

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