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Norvegia: la prima nave cargo elettrica è senza equipaggio. Pronta a salpare

Salperà già quest'anno la prima nave cargo completamente elettrica e senza equipaggio, uno sguardo al futuro dei trasporti.

Norvegia: la prima nave cargo elettrica è senza equipaggio. Pronta a salpare
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Gabriele Arestivo
Gabriele Arestivo
Pubblicato il 26 ago 2021

Non può che arrivare dalla Norvegia dei record (per numero di immatricolazioni di auto elettriche sul totale) la prima nave cargo completamente elettrica, non certo un concept bensì un mezzo vero e proprio già pronto a salpare nei prossimi mesi. La seconda particolarità di questo mezzo navale è che non c'è bisogno di equipaggio a bordo, un vero e proprio "drone" acquatico ad emissioni zero che nel corso del primo viaggio in solitaria collegherà le due cittadine di Herøya e Brevik. Tutti i movimenti della Yara Birkeland – questo il nome del cargo – saranno cautamente valutati e gestiti da tre diversi centri di controllo a terra. 

Realizzata dall'azienda chimica Yara International in collaborazione con il partner tecnologico Kongsberg Maritime e il costruttore Vard, la nave potrà portare fino a 103 container e viaggiare ad una velocità massima di 13 nodi, circa 24 km/h. A fornire la giusta energia un inedito pacco batterie da 7 MWh, ovvero la capacità di circa un centinaio di auto elettriche, ma non ci sono indicazioni sull'autonomia della Birkeland e sulle tempistiche di ricarica al molo. 

L'obiettivo è naturalmente quello di ridurre drasticamente l'emissione di gas nocivi (il mercato delle spedizioni navali è responsabile del 2,5-3% delle emissioni globali), sia direttamente, grazie alla stessa nave elettrica, sia indirettamente visto che i suoi trasporti "green" eviteranno 40.000 viaggi di camion all'anno. L'energia necessaria per alimentare la nave sarà prevedibilmente fornita da fonti rinnovabili, anche perché in Norvegia il 95% del totale è prodotto con l'idroelettrico, il resto da termale e vento.  

Con la Birkland si vogliono dimostrare l'avanzamento tecnologico e la possibilità di ridurre ulteriormente i costi comandandola tranquillamente da remoto. Operatori in pelle ed ossa saranno comunque impiegati per le fasi di carico e scarico, ancoraggio e tanto altro ma, secondo Jon Sletten della Yara, un giorno anche tutte queste operazioni potranno divenire autonome. 

Non resta quindi che attendere questa primissima traversata, più dimostrativa che altro vista l'estrema vicinanza delle due piccole cittadine norvegesi che in auto distano soltanto 10 km. Via mare sarà poco di più ma il range resta comunque molto limitato, da capire se saranno previsti a breve test più ambiziosi. 

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Commenti Regolamento
M
MacCarron 01 Jan 1970 @ 00:00

Sante parole... Il problema è che in Itaglia ci siamo fatti fuori da soli. Le rinnovabili sono inadeguate e si sorvola sempre sugli impatti ambientali e sui costi per la creazione delle batterie fondamentali per erogare corrente quando sole e vento non ci sono. Ma il nucleare è il Demonio, si sa.

F
Federico 01 Jan 1970 @ 00:00

Mi sembra giusto, se si vogliono eliminare tutti i prodotti base Carbonio occorre far fuori anche gli umani.

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Sono d'accordo, era giusto per aggiungere delle info che mancano, questo tipo di navi io le vedo utili al massimo su tratte veramente brevi come quella descritta. Un pò come i muletti a guida autonoma nei magazzini di nuova concezione, ma più grandi e che invece di scaffale A - scaffale B, fanno Porto A - Porto B

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

La flotta Russa non è composta solo dalla classe Arktika, e il fatto che Atomflot è controllata dal governo non significa che viene usata da enti governativi. Ci sono 6 Navi tra cargo (la Sevmorput rimessa in servizio da poco) e rompighiaccio in servizio, di cui 2 della classe Arktika, il loro utilizzo limitato è dato dal fatto che le navi a propulsione nucleare non possono attraccare nei porti di tutto il mondo. A tal proposito c'è una nuova apertura in vista della decarbonizzazione del settore con nuovi reattori già progettati e altri hanno avviato piani di ricerca per nuovi reattori navali, qui uno dei più promettenti di ultima generazione

https://www.maritime-executive.com/article/samsung-to-explore-msr-nuclear-power-for-zero-emission-shipping

Sulle scorie manco a farti un discorso, non vuoi capire, ma tanto per farti capire che non servono enormi distese per lo stoccaggio, manco fossero solar farm o parchi eolici, qui un paio di foto dei depositi in giro per l'europa. Tra i quali quello in Svizzera, che non ha un territorio vasto come il nostro.

Svizzera dall'interno

https://uploads.disquscdn.c...

Francia dall'esterno
https://uploads.disquscdn.c...

Deposito geologico quasi terminato in Finnlandia
https://uploads.disquscdn.c...

Questi depositi contengono tutte le scorie di tutti i livelli (da basso ad alto) dei tre paesi, la Francia ha oltre 50 reattori attivi da 50 anni e tu pensi che qualche barra di combustbile per la propulsione navale consumata ogni decennio sia un problema ?

Non serve prendere posizione si capisce che non hai commentato con un minimo di conoscenza, tanto che anche in Europa l'espansione delle flotte nucleare civili coinvolge UK, Francia, Turchia, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Repuplica Ceca, Finnlandia, Romania, Bulgaria e Ungheria. Chi ha già dei reattori sta espandendo le licenze operative con relativi programmi di ammodernamento e la Svizzera ha fatto altrettanto annullando il Phase Out perchè impossibile. Le uniche che rimangono ferme sono Germania (che nel frattempo fa uso più massiccio di carbone e Gas e ha avuto un'aumento del 26% delle emissioni nel 2021) e il Belgio (che aumenterà le emissioni del 25% l'anno in modo costante fino al 2026) .

Ribadisco e confermo, preconcetti, credenze e ignoranza

s
sailand 01 Jan 1970 @ 00:00

Potranno esistere ma solo a livello locale con modifiche alle leggi locali.
D’altronde a batteria non ci fai certo navigazione oceanica ne ci attracchi nei comuni porti non specificamente attrezzati.

s
sailand 01 Jan 1970 @ 00:00

Puoi cambiare velocemente leggi nazionali ma il codice della navigazione valido a livello mondiale (fuori dalle acque territoriali) e non di aspetti minoritari ma stravolgerlo sin dalle fondamenta non la vedo affatto facile, tantomeno veloce.
Ma poi che senso avrebbe? Con la tecnologia attuale quella piccola nave è usabile solo in ambito locale.

a
axoduss 01 Jan 1970 @ 00:00

Un sacco di preoccupazione per i rifiuti radioattivi, nessuna preoccupazione per le isole di spazzatura nei fiumi e negli oceani

l
luca bandini 01 Jan 1970 @ 00:00

"giusto 2 precisazioni voglio lanciarle in mezzo al mare di credenze e inesattezze"
"Al 2021, delle 6 unità costituenti la classe, solo 2 risultano in servizio attivo presso l'azienda controllata dal governo federale russo, Atomflot." come ho scritto nel primo commento solo enti governativi usano navi a propulsione nucleare che, altrimenti, sarebbero antieconomici ma redditizzi in maniera indiretta.
"perchè è bello veder dare la colpa al nucleare per l'ignoranza del popolo" difatti non ho preso posizioni personali nel commento ma mi limito a constare la realtà, il nucleare a fissione in europa è finito che piaccia o no, magari ritornerà in futuro se ci saranno nuove evoluzioni ma rimane il problema di quelle "poche tonnellate" (a cui va aggiunto il trattamento di tutti i materiali contaminati) che in un europa così densamente abitata è difficile da stoccare. non siamo la russia, cina, usa che hanno ampi spazi molto sicuri pure dal punto di vista geologico.

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Vabbèè non serve approfondire dato che sei molto a digiuno, ma giusto 2 precisazioni voglio lanciarle in mezzo al mare di credenze e inesattezze. In russia la classe Arktika non solo è usata per il trasporto merci, ma c'è anche un vascello che genera corrente elettrica per alcuni dei posti più remoti al mondo, le scorie sono smaltite e stoccate sotto supervisione di enti sovragovernative (esattamente come per il nucleare civile IEA e AIEA in primis) solo che sono veramente irrisorie anche se lo ignori. Poi sul discorso Italia che tu ci creda o no è proiprio grazie a chi ha la testa piena di idee fantasiose come te che siamo in questa situazione, prima perchè abbiamo smantellato delle centrali funzionanti in pieno ciclo vita e bloccato altre ancora nemmeno costruite, poi perchè è bello veder dare la colpa al nucleare per l'ignoranza del popolo. Il sito dove creare il deposito lo abbiamo trovato, anzi ne abbiamo individuati in via preliminare quasi 70 in tutta Italia, ma il popolino con la testa piena di propaganda si sta opponendo. Il bello è che questa opposizione fa si che invece di stoccare in sicurezza le scorie che ci sarebbero comunque, tra nucleare civile, medico e militare, in un unico posto con annesso polo di ricerca che darebbe pure lavoro e prestigio preferiamo tenerle sparse in giro per il paese in modo costoso e pericoloso. L'opinione pubblica siamo noi, inutile che parli di opinione pubblica quando tu sei il primo a non sapere manco di cosa ti stai lamentando, in Germania non avranno nessun problema con le scorie se non con quelle che stanno recuperando per un'errore commesso 50 anni fa e che non hanno causato nessun danno reale allo stato attuale delle cose. Nel resto del mondo è da decenni che stoccano le scorie in modo sicuro in superficie e in altri paesi hanno depositi geologici da un pezzo, cosa che fortunatamente sta accadendo pure in Europa finalmente. Tutto questo poi per poche tonnellate di scorie ogni decennio, che teoricamente potrebbero veramente essere rilasciate in mare senza creare danno è assurdo.

Prima che fai la battuta, io sarei d'accordo ad avere un deposito vicino casa mia

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

A parte che la mia era una domanda, ma così direi che proprio ciò che hai descritto è possibile anche in assenza di equipaggio o addirittura come sistemi passivi, dagli idranti ai laser. La panic room poi non serve nemmeno commentarla, dato che l'equipaggio governerebbe la nave da remoto comunque. Ora qualcosa me la leggo, ma così di primo acchitto direi che l'assenza di equipaggio, se non armato o addestrato specificamente è solo un vantaggio e si capisce già dal tuo articolo che non c'è nessun reale ruolo attivo che necessiti di una presenza da parte dell'equipaggio. Ripeto, leggerò qualcosa visto che sono curioso, ma penso che salvo attacchi con EMP l'assenza di equipaggio è forse un pro sotto questo punto di vista.

T
TITANO ®️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Si molte navi cargo hanno diversi sistemi antiassalto dai cannoni idranti in grado di affondare i barconi pirati, ai laser ecc... e molte dotate di «panic room», cellule blindate nelle quali l’equipaggio può nascondersi se attaccato e da qua continuare a governare la nave.. Pensavi davvero che le navi cargo fossero totalmente sguarnite di difese? seconda cosa la pirateria in mare è su barconi con uomini armati non con navi da guerra..
Leggiti qualcosa a riguardo e documentatevi magari prima di commentare

https:/ /www. lastampa. it/esteri/2011/10/11/news/laser-abbaglianti-cannoni-sonori-br-e-le-altre-armi-anti-pirati-1.36924276

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Prodotti diversi però, quindi con impieghi differenti, ma validi entrambi. Con la premessa che questo elettrico viene ricaricato in Norvegia con la sua enorme capacità di accumulo e produzione idroelettrica

l
luca bandini 01 Jan 1970 @ 00:00

le uniche navi nucleari in cantinere sono tutte governative e non generano direttamente alcun profitto. il combustile è il primo dei problemi perchè nessuno tiene conto degli enormi costi che ha il suo smaltimento oltre ai problemi di dove stoccarlo. nel ex blocco sovietico si abbandonano mentre in occidente si accumulano navi-sottomarini nei porti militari in attesa dello smaltimento che non riguarda solo lo scarico del combustibile ma pure di tutto il materiale contaminato (basta vedere da noi che in 40anni non abbiamo ancora trovato un sito dove stoccare il materiale delle sole 4 centrali costruite, in germiania dove hanno e avranno problemi per secoli a venire...). il nucleare non è mai stata soluzione praticabile per il trasporto merci ed oggi ancor meno per la percezione dell'opinione pubblica.

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

La Russia ha ancora la sua flotta nucleare di navi da trasporto che attraversano la siberia e ne sta rimettendo in funzione alcune, bestioni enormi quelli di classe Arktika

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Perchè le navi cargo tradizionali hanno equipaggi armati in grado di contrastare un'eventuale assalto ?

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Penso che più dei biocarburanti, comunque inquinanti se non si colma il debito di Co2 che è già troppo alto, sarebbe da valutare la propulsione nucleare che a differenza del nucleare civile è più facile da implementare per il settore navale. Hanno un rapporto volume/potenza/autonomia che è superiore a qualsiasi altro, con tempi di refuel che vanno dai 2 ai 10 anni e sono a emissioni 0

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Stanno riaprendo alla propulsione nucleare anche in Europa, con la Russia che sta rimettendo in mare qualche nave. In questo caso però va bene anche così, la norvegia ha grandi riserve di energia pulita che genera e riesce ad accumulare con i suoi tanti bacini. Certo in molti paesi ha più senso la propulsione nucleare, c'è da dire che anche se la ricarichi con le centrali carbone hanno comunque un'efficienza migliore del motore a combustione dii una nave e il carburante usato è altamente inquinante, quindi avresti comunque un miglioramento di emissioni/inquinanti.

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Perchè effettivamente non è propriamente così, specialmente visti i nuovi tipi di reattore, ancora oggi e in cantiere ci sono diverse imbarcazioni a propulsioni nucleari. Ovviamente non è una soluzione adatta ovunque e per tutte le rotte, ma non è affatto da escludere, infatti molti porti stanno aprendo di nuovo all'attracco a queste navi anche in Europa.

Il combustibile inoltre è proprio l'ultimo dei problemi, ci sono navi con refuel ogni 10 anni grazie alla densità energetica e la quantità è veramente irrisoria al punto che anche se si abbandonasse in mare sarebbe più salutare delle emissioni e l'inquinamento di una qualsiasi nave.

D
Dark!tetto 01 Jan 1970 @ 00:00

Da altri articoli si evince che ci sarà un cambio di legislazione, con tanto di nuova determinazione per le colpe, dedicato a questo tipo di veicoli al pari di quelli su strada. Per quanto riguarda la plancia penso sia d'obbligo un sistema di comando manuale ancora e per molto tempo. Per gli incendi invece non c'è nulla di specifico, ma suppongo che la nave disponga di sistemi attivi e passivi di sicurezza, almeno spero

l
luca bandini 01 Jan 1970 @ 00:00

queste navi, come auto ed aerei autonomi al 100% (commerciali) non potranno mai esistere senza cambi di legge.
quanto al sistema anticendio quello è un bel punto di domanda mentre il soccorso in mare non vedo il problema, se non c'è nessuno non soccorre nessuno, ci penserà il servizio SAR nazionale. quanto alla plancia credo esisterà ancora per lungo tempo per le fasi di attracco in porti senza le infrastrutture necessarie per dialogare con la nave e permettere l'attracco in autonomia o guidato da remoto come si fa con i droni

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Se succede un incidente il comandante deve abbandonare per ultimo la nave...🤷🏻‍♂️

V
Vae Victis 01 Jan 1970 @ 00:00

L'attrazione magnetica del polo nord consente di fare tutto il viaggio in salita a gratis, dopo per tornare a sud è in discesa quindi si consuma pochissimo.

V
Vae Victis 01 Jan 1970 @ 00:00

in caso avverso possono chiamare un rimorchiatore.

V
Vae Victis 01 Jan 1970 @ 00:00

Io ho ordinato un frigorifero che è arrivato via camion, ho evitato 500 mila viaggi di formiche in un giorno solo.

V
Vae Victis 01 Jan 1970 @ 00:00

La gioia dei pirati.

s
sailand 01 Jan 1970 @ 00:00

Ho molti dubbi che il codice internazionale di navigazione permetta una nave senza comandante, timoniere e servizio di vedetta. Ruoli che possono essere unificati ma per la legge sono loro i responsabili e devono esserci.

Non servono macchinisti (forse) ma in caso di incendio chi svolge il servizio antincendio?
Pure perdere merci perché non c’è nessun addetto antincendio a bordo può avere costosissimi risvolti.
Come la mettiamo poi con il soccorso in mare? Se non c’è equipaggio non ci sono soccorritori, come se non c’è equipaggio non c’è nessuno che intervenga a mitigare le conseguenze di collisioni e incidenti vari.

Non credo potrà navigare in acque territoriali straniere e probabilmente neanche internazionali.

P.s. Nella foto vedo una nave con una bella plancia di comando adatta agli umani. Sempre più dubbioso!

l
luca bandini 01 Jan 1970 @ 00:00

certo che ci sono i motori e pure il combustibile, tanto poi li sotteriamo sotto il tuo giardino ;)

il nucleare per muovere le navi commerciali (ma pure militari, già negli anni 70 gli usa avevano accantonato l'idea di una flotta interamente nuclare anche per navi minori) è un flop a causa dello smaltimento. l'hanno capito quando c'era regan e si tira ancora fuori l'argomento?

M
Miserabile 01 Jan 1970 @ 00:00

Soluzioni inutili quando esistono già i motori che funzionano col nucleare

U
Unit-01 01 Jan 1970 @ 00:00
T
TITANO ®️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Be io lo avevo scritto due ore fa ma se leggete solo quello che vi conviene e questo vale anche per il signore che ti ha messo upvote… magari prima di rispondere approfondite 😉 https://uploads.disquscdn.c...

p
piero 01 Jan 1970 @ 00:00

la nave senza equipaggio che puoi spostare da remoto e mettere in fleet. fa molto oGame

B
Burton La Valle 01 Jan 1970 @ 00:00

Per nulla, se stai parlando di qualcosa che va oltre l'articolo in questione non sarà mica il caso di specificare?

B
BluowingD 01 Jan 1970 @ 00:00

Allo stato dell'arte, e anche con gli eventuali, marginali miglioramenti che le ricerche suggeriscono essere possibili nel medio periodo nel campo delle batterie, pensare di elettrificare il trasporto navale è solo una favola che sottrae tempo, soldi e attenzione ad alternative concretamente praticabili per eliminare le emissioni di CO2 in questo settore, come ad esempio i biocarburanti (che non sono solo quelli che si ricavano dal granturco, ovviamente).

Il discorso è semplice: garantire l'attuale volume di trasporto merce su mare utilizzando navi elettriche è impossibile. Non solo l'autonomia non sarebbe lontanamente sufficiente nemmeno per coprire tratte di media lunghezza, ma la mole di batterie necessaria per muovere questo tipo di navi sarebbe talmente elevata da sottrarre la maggior parte dello spazio disponibile a bordo altrimenti destinato ai container. Forse, e sottolineo forse, per tratte molto corte qualche margine di sviluppo potrebbe esserci, ma l'analisi costi-benefici è ancora tutta da scrivere se si pensa di adottare questa soluzione su larga scala.

Smettiamo di pensare che sia tutto come Elon Musk descrive nei suoi comunicati stampa.

T
Taycan 01 Jan 1970 @ 00:00

Se questa nave evita i viaggi di 40mila camion, dovrebbe muoversi ogni giorno. E fin qui ok... Quindi mi chiedo quanto ci vuole a ricaricarla? Oltretutto ci vorrà sicuramente una postazione ad hoc. Questa nave si muove per un ora scarsa e starà sottocarica continua il resto del giorno? Non mi sembra una gran cosa...

R
Repox Ray 01 Jan 1970 @ 00:00

Bilancio conclusivo: a tradurlo con Google Translate faceva meglio.

R
Repox Ray 01 Jan 1970 @ 00:00

Memarlo mi sembrava più divertente.

a
ally 01 Jan 1970 @ 00:00

i narcos sono arrivati molto prima con i loro sommergibili per il trasporto della droga...

T
TITANO ®️ 01 Jan 1970 @ 00:00

mi sembra ovvio non fosse riferito al caso in questione ma ad un eventuale futuro con navi autonome... troppo difficile da comprendere capisco..

E
Everything in its right place. 01 Jan 1970 @ 00:00

Poco nulla me sa rispetto all'energia che serve. Conviene di più farle a vela me sa

S
Surak 2.04 01 Jan 1970 @ 00:00

Boh. Va piano, in più aggiungici il carico e scarico... ok, che i 10 km sono solo dimostrativi, ma per avere un vantaggio su un camion, ne deve fare parecchia di strada o deve essere una scorciatoia tale che il camion fa invece un giro grandissimo. Più che container dovrebbe forse essere l'intera stiva una sorta di "cassone" pieno di una sola roba che vada scaricata in una deposito sulla costa (tipo, piena di grano e sulla costa c'è l'azienda che direttamente prende il materiale e lo lavora, come se fosse un megacamion) oppure per trasportare persone. Se come in questo caso, in rete si trova il percorso, fa pure il giro largo ... ringrazino il cielo che hanno il petrolio con cui hanno fatto un fondo sovrano di oltre mille miliardi, che mentre noi in un anno e mezzo abbiamo aumentato del 20%...il Debito (e continuano a staccare assegni scoperti) , loro hanno guadagnato altri soldi sul caro petrolio (e non poco)

d
deepdark 01 Jan 1970 @ 00:00

Mah, i bifacciali traggono energia dal suolo, fai un po' te. Cmq era solo una ipotesi, buttata li tanto per.

N
Nonno Simpson 01 Jan 1970 @ 00:00

Ha gli occhi gialli e la bocca sdentata
La pelle verde e una strana risata
È Pelleossa, re della cripta, sai
Pelleossa, Pelleossa
Pelleossa, Pelleossa
Non ha più il naso né una chioma affluente
Non è robusto e nemmeno attraente
È Pelleossa, tra i mostri se ne sta
Pelleossa, Pelleossa
Pelleossa, Pelleossa
Sa mille storie e più
Dei mostri di laggiù
Ascoltalo anche tu
Terrore e fantasia
Mistero e ironia
Impasta con un'abile regia
Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Solo polvere e brividi indossa
Oh, oh, oh, Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Fa tremare tutti quanti così
Pelle (Pelle)
Pelleossa, Ossa
Dalla cripta vola alla riscossa
Oh, oh, oh, Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Terrorizza tutti quanti così
Non è rimasto proprio niente di umano
A questo fetido e orrendo guardiano
È Pelleossa, tra i mostri se ne sta
Pelleossa, Pelleossa
Pelleossa, Pelleossa
Sa mille storie e più
Dei mostri di laggiù
Ascoltalo anche tu
Terrore e fantasia
Mistero e ironia
Impasta con un'abile regia
Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Solo brividi e polvere indossa.
Oh, oh, oh, Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Fa tremare tutti quanti così
Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Dalla cripta vola alla riscossa
Oh, oh, oh, Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Terrorizza tutti quanti così
Pelle, ossa
Pelle, ossa, pelle
Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Solo brividi e polvere indossa
Oh, oh, oh, Pelle (Pelle)
Pelleossa (Ossa)
Sogghignando notte e dì, terrorizza tutti così

S
Surak 2.04 01 Jan 1970 @ 00:00

I pirati somali no, ma di "vichinghi" ce ne sono molti (e pure quelli erano pirati)

S
Surak 2.04 01 Jan 1970 @ 00:00

In effetti "pelle ed ossa" vuol dire essere magrissimi in maniera non sana, cosa diversa dal dire "carne ed ossa" che vuol dire "di persona" o "materialmente presente" (a seconda del contesto)

M
Maicol.Mar 01 Jan 1970 @ 00:00

Giusto... non ci avevo pensato!

M
Maicol.Mar 01 Jan 1970 @ 00:00

Vedremo l'autonomia... Per ora non credo possa viaggiare a più di qualche miglio dalla costa e intervenire diventa relativamente rapido

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

elettrificano tutta la nave sopra una certa altezza in caso di pericolo.
sicuramente inventeranno sistemi di sicurezza così risparmiano anche su servizi di protezione oltre ai comandanti e altri addetti

B
Burton La Valle 01 Jan 1970 @ 00:00

In 10km di tratta?

T
TITANO ®️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Be aspetta che questa delle navi cargo autonome diventi realtà è vedremo se esistono pirati anche in Norvegia e in qualunque altro posto☺️
Ma non credo mai nessuno manderà in mare una nave senza equipaggio di protezione

S
Sheldon Cooper 01 Jan 1970 @ 00:00

Oppure usano l'alta tensione delle batterie ...

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

in Norvegia la probabilità di assalti a navi sarà dello 0,0000001% non siamo in acque infestate da pirati somali

se proprio devono mettono torrette automatiche che sparano a vista ;)

T
TITANO ®️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Manderebbero così una cargo senza equipaggio? Libera di essere assaltata ?

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

quando finiscono il carburante li affondano nella fossa delle Marianne nel mentre costruiscono un sottomarino nuovo tanto pagano i cittadini

S
Sheldon Cooper 01 Jan 1970 @ 00:00

Scaricano le scorie radioattive nelle loro basi navali:

Rossita non è un nome di donna. È un nome di nave, la nave costruita nel 2010 dalla Fincantieri a Muggiano (La Spezia) per ripulire la base nucleare russa di Andreeva dalle scorie atomiche che fino al 1990 erano il combustibile dei sottomarini sovietici.

Con la nave italorussa Rossita (dove Ross sta per Rossija e Ita per Italia) e con il programma di risanamento della Banca europea di ricostruzione e sviluppo (Bers, oppure in sigla inglese Ebrd) è cominciata l’opera di risanamento di una delle catastrofi atomiche più vaste e meno note, l’inquinamento radioattivo delle basi nucleari della marina sovietica sulla penisola di Kola.

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Caccia all’Ottobre Rosso
Il complesso di scali navali nei fiordi attorno alla base di Murmansk, a ridosso del circolo polare artico, nella parte russa della Scandinavia, vicina al confine norvegese e alla Finlandia, comprende anche il fiordo di Andreeva. Era la base dei sommergibili atomici sovietici come quelli della classe Typhoon resi celebri dal film «Caccia all’Ottobre Rosso»: nella rada di Andreeva, a 50 chilometri dal confine con la Norvegia, caricavano il combustibile nucleare per il reattore e scaricavano le scorie atomiche. E le scorie venivano accumulate, accumulate, accumulate.

Leggi anche
L’ultimo viaggio del combustibile spento dei sottomarini nucleari russi
La Cernobyl del mare
La base di Andreeva è un deposito in rovina di 22mila blocchi di combustibile atomico abbandonato. I residui del combustibile di 100 reattori nucleari di più di 50 sottomarini. La base di Andreva è stata abbandonata a sé stessa nel 1992, senza più alcun presidio.

Già negli anni ’80 le vasche in cui era conservato il combustibile usato cominciavano a lasciar filtrare all’esterno l’acqua contaminata. Altra acqua cominciava a penetrare nei depositi, facendo arrugginire gli schermi d’acciaio. Si era tentato di fondervi catrame, per tenere le scorie all’asciutto dalle pericolosissime infiltrazioni delle acque piovane, ma non ci fu alcun risultato.
A un certo punto la radioattività all’esterno era così intensa che è stato necessario gettarvi una colata di cemento per ridurre la contaminazione dell’ambiente.

Dopo 27 anni di incuria, quel deposito atomico e i relitti di navi e sottomarini che vi sono ormeggiati vengono chiamati con amarezza “la Cernobyl del mare”.

Il programma della Bers
Finalmente i residui nucleari della Flotta Sovietica del Nord vengono rimossi, caricati sulla nave Rossita e spediti nell’impianto di trattamento e condizionamento di Majak. Il programma internazionale si chiama Northern Dimension Environmental Partnership (Ndep) e viene svolto insieme con AtomFlot e SevRao (controllata dalla società atomica russa Rosatom). Ogni Paese partecipa al programma con un suo contributo economico, ma l’Italia invece di concorrere con soldi ha partecipato al piano della Bers mettendo in gioco una nave, la Rossita, che è costata 70 milioni.

Sono stati preparati i contenitori speciali in cui chiudere le scorie, sono stati allestiti i moli cui ormeggia la nave italiana e sono state costruite le gru speciali di carico.

La nave Rossita
La Rossita è stata progettata secondo gli standard dell’Aiea, l’agenzia atomica internazionale sotto il coordinamento della Sogin, la società pubblica italiana di gestione degli impianti nucleari. La nave era stata battezzata al varo, nel dicembre 2010, da una dipendente del cantiere Fincantieri di Muggiano, Cristina Brivonese. La nave ha 23 uomini di equipaggio, è lunga 84 metri (fuori tutto) e può portare 640 tonnellate di residui nucleari.
Insieme alla Rossita si usa una vecchia nave nucleare, la Lepse, un mercantile degli anni ’30 che venne adibito a impianto di lavorazione delle scorie e che oggi è in fase di ristrutturazione.

Il sottomarino dei record
È anche stato sottoposto a smantellamento il pericolosissimo sottomarino della classe Papa, esemplare unico realizzato nel 1966, che vinse il primato ancora imbattuto di sottomarino più veloce al mondo. In immersione superava gli 80 chilometri l’ora, vincendo l’immane resistenza dell’acqua. Finalmente oggi nella base di Andreeva quel relitto radioattivo rimasto è in smantellamento.

M
Maicol.Mar 01 Jan 1970 @ 00:00

Nell'articolo originale questa proporzione non è menzionata, ergo è tutta farina del sacco di chi questo articolo lo ha scritto.
In compenso ci sono altre notizie interessanti non riportate tipo che viaggia all'incirca alla metà della velocità di navi analoghe tradizionali.
O che possiede 2 motori da 900Kw.
O ancora che la guida autonoma pone molti problemi oggi: leggi locali differenti, responsabilità in caso di incidenti, navigazione in aree congestionate...

S
Sheldon Cooper 01 Jan 1970 @ 00:00

Studia anche te, pettegolo:

Nel 1985 la Nuclear Energy Agency (NEA, ndr) dell’Organizzazione per la Cooperazione economica e lo
sviluppo (OCSE, ndr), iniziò il “Programma di sorveglianza ambientale e ricerca coordinata” (CRESP, ndr)
sui siti di smaltimento di rifiuti radioattivi in mare. Allora si stabilì un rischio di contaminazione minimo, ma
si sottolineò l’assenza di una baseline di dati biologici che rendeva difficile giungere a conclusioni
definitive sugli impatti ambientali. Finché fusti e contenitori avrebbero tenuto sarebbe andato tutto bene. Già allora
però, confrontando analisi dal 1966 al 1980, riportarono che l’accumulo di Stronzio90 e Cesio137 nelle
anemoni vicino un vecchio sito di smaltimento aumentava nel tempo, una evidenza dovuta ai fusti che
percolavano1. Certo in mezzo secolo di smaltimenti di rifiuti radioattivi approvati da autorità nazionali e
internazionali come la OCSE/NEA, 14 Nazioni hanno utilizzato più di 80 luoghi in mare per smaltire
ufficialmente 85 Peta Becquerel (Pbq, ndr) di rifiuti radioattivi. Parliamo di 85 milioni di miliardi di Bequerel
che è l’unità di misura della radioattività.

Negli Stati Uniti, riporta una pubblicazione2, l’interesse commerciale per lo smaltimento in mare ebbe un
declino negli anni Sessanta, cessò nel 1970, e rivide un rinnovato interesse nei primi Ottanta, tanto che nel
1984 il National Advisory Committee on Oceans and the Atmosphere annullò l’esclusione dell’oceano
come luogo di smaltimento. Tra le ragioni c’era certamente la reazione dell’opinione pubblica
all’inquinamento degli oceani. Ma c’erano i soldi sopratutto. Smaltire il classico fusto da 200 litri in mare
costava 48 dollari e 75 centesimi, sulla terra 5 e 15. Così nel 1962 l’Atomic Energy Commission (AEC, ndr)
autorizzò la prima impresa privata a smaltire sulla terra rifiuti radioattivi. Al tempo non esistevano criteri per
rilasciare le licenze allo smaltimento, e molti anni dopo i siti di: West Valley, Maxey Flats, e Sheffield furono
chiusi per un inaspettato rilascio e trasporto di radionuclidi nelle acque di falda. Negli Stati Uniti
l’AEC regolamentò lo smaltimento in mare nel 1954 seguendo la raccomandazione della National
Academy of Sciences secondo cui la diluizione nelle acque oceaniche sommata al decadimento
avrebbe comportato un livello di radiazioni innocuo e un rischio minimo per l’uomo. Oltretutto,
scrivevano, smaltire in mare era economico e di facile accesso. Così se sino al 1959 solo le forze armate condussero operazioni di smaltimento in mare, in seguito l’AEC autorizzò altre sette imprese private.

Negli USA in mare si smaltiva secondo le direttive del National Committee on Radiation Protection del 1954.
Gli affondamenti dovevano avvenire a circa 1.800 metri, utilizzando il classico fusto petrolifero come contenitore dove i
rifiuti venivano miscelati con calcestruzzo cementante, in modo da assicurare l’affondamento e resistere alle
pressioni in acque profonde. A volte si trattava di semplici blocchi di cemento armato di varie misure. A ogni
modo scrivono che per i contenitori le configurazioni generali di progettazione non erano intese come
permanenti, fornivano una stima di 10 anni di contenimento di radionuclidi nell’ambiente marino. Nel
1971 il National Research Council stimò che il 95% dei contenitori smaltiti in mare erano fusti da 200
litri. Più di 60 siti di affondamento erano distribuiti tra i 5 maggiori luoghi di smaltimento nel Pacifico, 1 nel
Golfo del Messico, 11 nell’Atlantico. Si riporta che tre siti hanno ricevuto il 90% dei rifiuti. Tra il 1946 e il
1970 nel Pacifico in 34 siti calarono a picco 56.261 fusti. Nel Golfo del Messico prima del 1959 in due siti vennero collocati 79 fusti. Nell’Atlantico, dal 1951 al 1967, in 24 siti, 34.203 fusti, inclusi fusti di rifiuti liquidi e rifiuti non
infustati (foto 1).

Anche gli Stati europei hanno smaltito in mare (foto 2). Nel 1967 la Francia di fronte le coste portoghesi e
spagnole, a 5.000 metri di profondità, smaltì 31.596 fusti di rifiuti radioattivi. Nel ’69, di fronte le sue coste e
quelle spagnole e inglesi, a oltre 4.000 metri, altri 14.800. Scaricava fusti di rifiuti radioattivi di fronte le coste
portoghesi anche la Germania, che inabissò tra 2.500 e 5.000 metri 480 fusti. L’Italia per 100 fusti scelse i
4.000 metri sotto la superficie del mare. L’Olanda tra 3.000 e 5.000 metri di fusti ne affondò 28.428. La Svezia a circa 5.000 metri nell’Atlantico 2.845 fusti, nel Baltico, a soli 400 metri di profondità, 230. Tra ’69 e ’82 la Svizzera scaricò
nell’Atlantico tra 3.000 e 5.000 metri di profondità 7.470 fusti, il Belgio dal 1960 al 1982 in sei diversi luoghi
231 milioni di chili, 55.324 fusti di rifiuti radioattivi (un numero spropositato quello belga tenendo conto della produzione di rifiuti interna). A comandare la classifica europea furono gli inglesi (foto 3). Nel solo Atlantico 74 milioni di chili. Dal 1950 al 1963 oltre 16 milioni a 140 metri di profondità nel canale della Manica, a poche miglia dalla
città francese di La Hague. Non andavano per il sottile per sbarazzarsi di rifiuti radioattivi, tanto che di fronte
le coste di Lowestoft buttarono fusti di rifiuti liquidi ad appena 25 metri di profondità, e in vari punti a poche
miglia dalle loro coste e da quelle irlandesi, e a bassissime profondità, scaricarono fusti con solidi e liquidi
contaminati da Cesio, o da Cobalto60.

I Russi non furono da meno (foto4a-b). Nell’Artico scaricarono oltre 200 milioni di metri cubi di rifiuti
radioattivi, molti a bassissime profondità, e come USA e Gran Bretagna in alcune operazioni scaricarono direttamente in mare i rifiuti liquidi, nemmeno infustati. Nei siti di smaltimento russi e norvegesi la
videocamera di un sommergibile riprese numerosi fusti e container tra i fiordi Tsivolky, Stepovogo e
Abrosimov con gravi danni da corrosione. Nel Fiordo Stepovogo fusti bucati a soli 50 metri di profondità,
nel Fiordo Abrosimov, a meno di 20 metri sott’acqua tre cargo affondati, uno di essi all’apice della stiva
aveva due container cilindrici di 2-3 metri di diametro per 10 di lunghezza. Furono localizzati tre reattori, su
due si rilevò Cesio137, su un altro Cobalto60. Un quarto menzionato dai russi non fu mai trovato nelle
spedizioni. E trovarono numerosi contenitori e fusti, alcuni pesantemente corrosi, altri con fori
probabilmente provocati dalle operazioni di smaltimento in mare. Nei sedimenti vicini fu rilevato
Cesio137. Rifiuti radioattivi che non avevano influenza sui livelli generali di contaminazione dissero, però la
contaminazione nei fiordi era causata dai rifiuti che percolavano, e il rilascio di radionuclidi era un
processo a lungo termine che dipendeva dalla corrosione in rapporto a clima, qualità e quantità delle
barriere di protezione, e alle forme fisico-chimiche dei radionuclidi3. Già allora purtroppo, come visto tra i fiordi del Baltico era accaduto che molti bidoni, spesso semplicemente gettati giù da navi (foto 5), si danneggiassero già nelle operazioni di affondamento, creando problemi. Nel 1992 i rilievi nei siti di smaltimento nel Nord Est dell’Atlantico fatti dal Marine Environment Laboratory4 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA, ndr), misero in evidenza elevate concentrazioni di Plutonio238 nell’acqua dei campioni prelevati dove c’erano perdite dai bidoni. In alcuni luoghi nell’acqua erano aumentate anche le concentrazioni di Plutonio293 e 240, Americio241 e Carbonio14.

Le preoccupazioni per perdite di sostanze radioattive non erano solo dell’Europa. Anche gli Stati Uniti
monitorando i siti nell’Atlantico e Pacifico usati per smaltire avevano riportato che nelle vicinanze dei luoghi
di smaltimento c’erano livelli elevati di isotopi di Plutonio e Cesio5. Nel 2010, la Commissione per la
Protezione dell’Atlantico nord-orientale (OSPAR, ndr) e la IAEA ribadirono che gli involucri non erano
progettati per confinare i radionuclidi per decine di anni, piuttosto a garantire che i rifiuti fossero
trasportati intatti sul fondo marino6. Sapevano però che era successo che fusti e container fossero stati
danneggiati nelle operazioni. Per capire cosa era accaduto a quei fusti bisogna arrivare al 2013, quando
all’OSPAR fu consegnato dal Governo Tedesco un report sul programma di ricerca sui siti storici di
smaltimento di rifiuti radioattivi in mare, e sul rilascio di radionuclidi. Basandosi sulla conoscenza acquisita che in mare i fusti si perforano dopo un periodo minimo di 10-40 anni, si rivelò che i fusti nei siti di smaltimento 3 e 4 (foto 6) erano in buone condizioni, ma ce n’erano anche deformati e corrosi (foto 7). Risultati simili furono riportati nel 1984 dopo il recupero di tre fusti nel sito 4. Su uno mancava il coperchio (foto 8), un altro mostrava una contaminazione superficiale principalmente da Americio241. Le crepe negli involucri rilasciavano piccole quantità di materiale radioattivo, e i risultati confermavano i tempi di rilascio stimati (foto 9), ed erano oltretutto coerenti ai risultati ottenuti nei siti di smaltimento statunitensi che avevano ripescato fusti corrosi (foto 10), e osservato negli anni un aumento di
Cesio137 di dieci volte. Durante la campagna tedesca tra 1979 e 1992 furono prelevati 158 campioni nei
pressi del sito di smaltimento del 1967 (numero 1 in foto 6). Nel 1983 furono riscontrate elevate
concentrazioni di Cesio137 e Stronzio90 in sei campioni di diverse specie. Inoltre in campioni di
holuthuriodea e actiniaria prelevati vicino i fusti durante la campagna dal 1985 al 1992 nel sito di
smaltimento dal 1977 al 1982 (study site B, foto 11), furono rilevati elevati livelli di Plutonio239 e 240. Anche
in questo caso c’era l’evidenza di perdite dai fusti e accumulo di radionuclidi nella catena alimentare.
Per le tonnellate di rifiuti scaricati in mare nel 2015 la IAEA assicurò solo che dal 2050 ci sarebbe stata una
riduzione al 11% dell’attività radioattiva rispetto a quando erano stati inabissati7. Come accaduto mezzo
secolo prima, nel terzo millennio la soluzione all’inquinamento radioattivo restava la diluizione e il
decadimento.

b
biggggggggggggg 01 Jan 1970 @ 00:00

No, per fortuna un "pieno" dura dai 10 ai 25 anni e quindi al massimo va rifatto 1-2 volte, poi dal momento che ne contiene poco puoi prenderlo e metterlo in un deposito, visto che occuperò qualche metro cubo di spazio.

Studia, chiacchierone.

M
Maicol.Mar 01 Jan 1970 @ 00:00

i sottomarini non le sparano direttamente con i cannoni giù nella fossa delle Marianne?

M
Marco Turra 01 Jan 1970 @ 00:00

E le portaerei e i sottomarini come fanno secondo te? Sei esperto di propulsione a energia nucleare?

S
Sheldon Cooper 01 Jan 1970 @ 00:00

Infatti, il telaio è alluminio o lamiera zincata.

T
T. P. 01 Jan 1970 @ 00:00

Le correnti....
marine! :)

S
Sheldon Cooper 01 Jan 1970 @ 00:00

E le scorie radioattive le possono buttare direttamente in mare ...

e
eppak 01 Jan 1970 @ 00:00

Calo nel senso che ne fanno 9 e il resto sperano che faccia l'inerzia? :D

R
Repox Ray 01 Jan 1970 @ 00:00

Articolo: Operatori in pelle ed ossa saranno comunque impiegati per le fasi di carico e scarico

Operatore portuale medio: https://uploads.disquscdn.c...

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Mancano le vele

F
Faber 01 Jan 1970 @ 00:00

Segnalo solo che 7 MWh corrispondono realisticamente a un centinaio di auto elettriche, non un migliaio.

b
biggggggggggggg 01 Jan 1970 @ 00:00

In effetti così non ha molto senso, senza spiegazione

D
DeeoK 01 Jan 1970 @ 00:00

Penso che il rifletto dell'acqua fornisca praticamente zero energia a dei pannelli fotovoltaici.

A
Alex 01 Jan 1970 @ 00:00

"la nave fantasma"

M
Maicol.Mar 01 Jan 1970 @ 00:00

Qualcuno puo cortesemente spiegarmi il snso di questa frase:

L'obiettivo è naturalmente quello di ridurre drasticamente l'emissione di gas nocivi (il mercato delle spedizioni è responsabile del 2,5-3% delle emissioni globali), sia direttamente, grazie alla stessa nave elettrica, sia indirettamente visto che i suoi trasporti "green" eviteranno 40.000 viaggi di camion all'anno.

Forse mancavano navi tradizionali e quindi eravamo costretti a far girare camion?

b
biggggggggggggg 01 Jan 1970 @ 00:00

Per le portacontainer enormi non sarebbe male un reattore nucleare come sulle portaerei.
Tipo:
https://www.maritime-executive.com/article/samsung-to-explore-msr-nuclear-power-for-zero-emission-shipping

P
Pmadmax 01 Jan 1970 @ 00:00

Per me progetti come questo sono di gran lunga più green: https://www.hdmotori.it/tra...

B
Burton La Valle 01 Jan 1970 @ 00:00

In relazione al consumo praticamente nulla, non hanno senso neanche per il trasporto su terra che come efficienza sta su un altro pianeta rispetto a quello marittimo.
Ad esempio, una berlina da 2 tonnellate fa 15km al litro, una barca di massa simile ne fa 3 a 11km/h e 1,3 a 40km/h

G
Gupi 01 Jan 1970 @ 00:00

diciamo che la resistenza dell'acqua non è il massimo per la mobilità elettrica

N
Nick126 01 Jan 1970 @ 00:00

Qualcosa di più giusto perché è richiesto di avere il 30% di sicurezza sempre

G
Gupi 01 Jan 1970 @ 00:00

cala cala

M
MatitaNera 01 Jan 1970 @ 00:00

pure rinnovabile

D
Davide Vittorio Gozzini 01 Jan 1970 @ 00:00

pensare che nel 1492 hanno attraversato l'atlantico a vela...

x
xpy 01 Jan 1970 @ 00:00

Non so quanto possano resistere all usura del mare dei pannelli fotovoltaici

d
deepdark 01 Jan 1970 @ 00:00

Oddio, le navi cargo potrebbero essere riempite di pannelli fotovoltaici anche lateralmente per sfruttare il sole riflesso dall'acqua, non ho però idea di quanti Megawattora/km potrebbero ricavarne.
Di certo c'è che si otterrebbe una semplificazione della parte motori e comandi in cabina (penso).

e
eppak 01 Jan 1970 @ 00:00

Tra le due cittadine ci sono 14km di navigazione, quindi direi 15 ;)

M
MatitaNera 01 Jan 1970 @ 00:00

Senza dati su autonomia etc. che senso ha questo articolo?

R
RomanRex 01 Jan 1970 @ 00:00

autonomia 50 metri tempi di ricarica 7 giorni però è comoda la puoi ricaricare a casa parcheggiata nel giardino

E
Everything in its right place. 01 Jan 1970 @ 00:00

Bah il trasporto marittimo se non per le tratte brevi lo vedo poco propenso a una transizione elettrica francamente.