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Cybercab: immediata inchiesta della NHTSA per l'assenza di comandi fisici

Dopo il debutto sulle strade di Austin, l'autorità statunitense per la sicurezza stradale avvia un'indagine sulla conformità del veicolo senza volante né pedali.

Cybercab: immediata inchiesta della NHTSA per l'assenza di comandi fisici
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 7 set 2026

Il debutto del Tesla Cybercab, l’atteso taxi a guida autonoma a due porte svelato ad Austin lo scorso 3 settembre 2026, si è trasformato in un banco di prova normativo a poche ore dal lancio. L’evento di presentazione ha avuto toni insolitamente discreti, con la diffusione quasi in sordina di un’immagine del veicolo ancora sulla linea di montaggio. L’aspetto più sorprendente è che il veicolo definitivo mantiene l’impostazione annunciata nel 2024, cioè l’assenza totale di comandi.

Come era lecito aspettarsi, la reazione delle autorità federali non si è fatta attendere: la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha annunciato l’avvio immediato di un’indagine ufficiale sul nuovo robotaxi per valutarne la reale conformità agli standard federali di sicurezza stradale (FMVSS).

Il problema dell’assenza di comandi

Il Cybercab rompe radicalmente con gli schemi costruttivi tradizionali dei veicoli per il trasporto di passeggeri. L’auto elettrica “dorata” che in questi giorni ha invaso le strade di Austin è completamente priva di comandi fisici manuali: non sono infatti presenti volante, pedali di acceleratore e freno, né specchietti retrovisori. Inoltre, per la gestione della guida autonoma, Tesla si affida esclusivamente a un sistema basato su telecamere, escludendo sensori radar e lidar, che il costruttore ha progressivamente abbandonato dal 2021: un approccio privo di ridondanza tra tecnologie che è stato fortemente criticato dai principali concorrenti del settore. Waymo e Zoox, infatti, continuano a impiegare attivamente radar e lidar in aggiunta alle telecamere per aumentarne la sicurezza in situazioni critiche.

Il nodo dell’autocertificazione

Il nodo centrale dell’indagine della NHTSA risiede nel processo di omologazione. La conformità del Cybercab si basa infatti su un’autocertificazione interna condotta direttamente da Tesla, una procedura su cui l’autorità federale ha espresso forti riserve in termini di trasparenza. L’ente intende valutare in che misura la certificazione dichiarata dipenda dalla decisione autonoma di Tesla che determinati standard di sicurezza FMVSS non siano applicabili a un robotaxi. L’assenza di comandi tradizionali rende infatti il confronto con le norme federali estremamente delicato.

Tesla cala in borsa

Nonostante l’avvio dell’inchiesta, il servizio di robotaxi autonomo ad Austin non è stato bloccato. Tuttavia, la notizia dell’indagine ha scosso profondamente la fiducia degli investitori a Wall Street. Dopo un iniziale rialzo del titolo il giorno del debutto, le azioni Tesla hanno registrato una flessione del 4,5% alla notizia dell’inchiesta, per poi subire una seconda ondata di vendite che ha spinto il titolo al ribasso del 5,92%.

L’aspetto principale che mina la fiducia degli investitori non è l’efficacia del Cybercab in un contesto dimostrativo come quello di Austin, ma la sua reale capacità di circolare legalmente su larga scala nel caso in cui l’approvazione richieda deroghe o autorizzazioni specifiche difficili da ottenere. L’azienda di Elon Musk punta a una capacità produttiva di 125mila unità all’anno ma, al di là del piano industriale, la partita decisiva per il futuro dei taxi autonomi si gioca sul complesso terreno della conformità regolatoria.

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