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I robotaxi sbarcano in Europa: Monaco fa da apripista alla rivoluzione Waymo

Waymo sceglie Monaco per il debutto europeo dei robotaxi a guida autonoma. Dai test con conducente al lancio commerciale 2027.

I robotaxi sbarcano in Europa: Monaco fa da apripista alla rivoluzione Waymo
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 28 ago 2026

C’è un momento preciso in cui le tecnologie del futuro smettono di essere un esperimento per trasformarsi in quotidianità. Per l’Europa, quel momento si sta consumando sulle strade di Monaco di Baviera. Perché Waymo ha deciso di gettare le basi nella per il suo primo servizio commerciale di trasporto su veicoli a guida autonoma nel Vecchio Continente scegliendo la Germania.

Dopo aver accumulato oltre 20 milioni di chilometri percorsi senza pilota e gestito centinaia di migliaia di corse a pagamento ogni settimana negli Stati Uniti, il colosso americano compie il grande passo: portare il proprio sistema di guida automatizzata nel cuore pulsante dell’industria automobilistica tedesca.

La roadmap della sperimentazione verso il 2027

Vedere le auto bianche di Waymo muoversi tra le strade bavaresi diventerà normale già dalle prossime settimane, ma il cambio di passo sarà graduale. All’inizio non ci sarà alcun salto nel buio. I veicoli viaggeranno guidati da piloti umani in carne e ossa.

Questa prima fase serve a due cose molto concrete. Primo, tracciare una mappa digitale della città con una precisione al millimetro. Secondo, far macinare chilometri al software di bordo, il Waymo Driver, per insegnargli a gestire il traffico locale. Quindi dai vicoli del centro fino alle abitudini dei guidatori di Monaco. L’idea è quella di testare il sistema a fondo per poi aprire le corse al pubblico entro la fine del 2027.

La convergenza tra Berlino, Baviera e Waymo

Se gli americani hanno scelto la Germania non è un caso. Berlino ha approvato da tempo una legge quadro sulla guida autonoma che dà certezze legali che altrove in Europa semplicemente non esistono.

Per la co-CEO di Waymo, Tekedra Mawakana, piantare la bandierina a Monaco significa agganciare uno dei nodi più strategici dell’automotive mondiale. La scommessa dell’azienda punta tutta sulla fiducia dei cittadini. Per conquistarla promettono nuovi posti di lavoro specializzati e investimenti diretti sul territorio per gestire la flotta.

Dalle parti delle istituzioni la risposta è un tappeto rosso. Christian Hirte, Segretario di Stato al Ministero dei Trasporti, legge l’arrivo degli americani come la prova che il sistema regolatorio tedesco funziona e attrae capitali.

La sua tesi? L’Europa non può fare la parte della semplice spettatrice o consumatrice, deve sviluppare queste tecnologie in casa propria per migliorare la qualità della vita delle persone.

Gli fa eco Florian Herrmann, a capo della Cancelleria bavarese, che ricorda come la regione sia già un punto di riferimento grazie a costruttori storici, centri di ricerca e ai fondi della Hightech Agenda sull’intelligenza artificiale. Per Herrmann adesso c’è solo una cosa da fare. Ovvero accelerare il passo, tagliare la burocrazia e far passare la guida autonoma dai laboratori alle strade.

Integrazione urbana e un nuovo livello di accessibilità

I dirigenti di Waymo ci tengono a chiarirlo. I loro robotaxi non nascono per svuotare gli autobus o fare concorrenza sleale. L’obiettivo dichiarato è inserirsi come un tassello in più in una rete stradale dove convivono già mezzi pubblici, piste ciclabili e pedoni. Per questo il dialogo con gli uffici comunali e federali per ottenere i vari permessi procede di pari passo con la preparazione tecnica.

C’è poi un risvolto sociale che spesso passa in secondo piano, ma che per chi vive una disabilità cambia tutto. Maik Schubert, che dirige la scuola per cani guida Schubert & Wetzel, ha spiegato come l’arrivo dei veicoli senza conducente rappresenti una svolta per l’autonomia di ciechi e ipovedenti.

A differenza di quanto accade spesso con i taxi tradizionali o i servizi di auto con conducente, dove chi si sposta con un cane guida si scontra ancora con rifiuti o barriere logistiche, l’auto robot elimina il problema alla radice.

A blindare l’operazione ci sono infine i numeri raccolti su strada negli Stati Uniti. I dati accumulati in oltre 350 milioni di chilometri percorsi a guida autonoma mostrano un divario netto rispetto ai guidatori in carne e ossa, facendo registrare 16 volte in meno di incidenti gravi con feriti a bordo, 14 volte in meno investimenti di pedoni con lesioni fisiche e un calo di 6 volte degli impatti con danni alle persone che coinvolgono ciclisti.

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