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Toyota e Panasonic: nuova partnership in vista per le batterie delle auto elettriche

Panasonic si prepara a potenziare la produzione di batterie per veicoli elettrici

Toyota e Panasonic: nuova partnership in vista per le batterie delle auto elettriche
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Simone Facchetti
Simone Facchetti
Pubblicato il 21 gen 2019

Panasonic e Toyota, in contatto fin dalla fine del 2017 per lo sviluppo delle batterie prismatiche per veicoli elettrici, sono in procinto di estendere la propria collaborazione per creare un importante joint-venture per la produzione di batterie in Cina e Giappone. A riportare la notizia è il quotidiano giapponese Nikkei, secondo cui le due società del sol levante potrebbero presto ufficializzare un nuovo accordo produttivo. 

Attualmente, Panasonic produce batterie al litio per Tesla nel proprio stabilimento in Nevada. Con la nuova partnership, in cui Toyota dovrebbe detenere il 51% delle azioni, il maggiore cliente di Panasonic dovrebbe diventare proprio Toyota, che punta a introdurre sul mercato 10 auto 100% elettriche entro il 2020. Non solo, i piani della Casa automobilistica prevedono che entro il 2025 ogni modello in gamma abbia una versione elettrica o ibrida. In totale, entro il 2030, Toyota vuole vendere 5,5 milioni di veicoli elettrificati all'anno

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Secondo la fonte, per sopperire al fabbisogno di pacchi batterie di Toyota, Panasonic dovrebbe mettere a disposizione della joint-venture cinque dei propri stabilimenti produttivi. Nei rumor, da confermare con l'ufficialità, si parla anche della presenza di Mazda e Subaru tra i beneficiari delle batterie. La JV, che potrebbe includere anche lo sviluppo di batterie di nuova generazione (tra cui quelle allo stato solido), dovrebbe essere operativa a partire dal 2020. 

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Commenti Regolamento
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wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

La colpa è sia della politica congolesi che delle multinazionali occidentali.
I paesi occidentali sfruttano le ricchezze dell'Africa, ma se lo facesse in modo onesto, noi avremmo meno benessere, gli africani starebbero meglio e non ci sarebbe il problema dell'immigrazione clandestina.
Ci sono in Internet un bel po' di letture sull'argomento

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an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

quindi mi stai dando ragione... le multinazionali non sono razziste e se si comportano così in congo ma non allo stesso modo in altri paesi produttori di materie prime la colpa è dei congolesi

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wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma chi ha detto che sono razziste le multinazionali?
Sto parlando di affari sulla pelle degli africani!!
Non sto parlando di colpe tue e di compra le auto elettriche e i computer, ma di fatto di essere consapevoli di questo almeno!!
Se tu avessi un'azienda e per avere prezzi di acquisto dai bustarelle, la colpa di chi è?
Solo di chi prende bustarella o anche tua che hai dato i soldi?
Ti saluto perché tanto abbiamo una veduta completamente diversa e perdo solo tempo.
Ti saluto e leggi un articolo sul fatto quotidiano sullo sfruttamento dell'Africa, ti può essere molto d'aiuto

a
an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

fammi capire... le multinazionali sono razziste? per quale motivo in norvegia non si comportano come in africa? sarà che in norvegia non riescono a farlo mentre in congo si? e di chi è la colpa se non del congo? mia che compro l'auto elettrica? ma per favore

w
wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

E a te sfugge un grosso fatto che non vedi, perché le multinazionali per tenere bassi i prezzi e aumentare al massimo i profitti, non passano attraverso canali ufficiali, armano bande criminali, se ne fottono dei sistemi di sicurezza, di leggi sull'ambiente e cercano di sfruttare al massimo l'Africa.
Spesso lo stato non riesce a fare nulla o è corrotto dalle multinazionali.
Il problema non è solo il cobalto, però questo implica che le auto elettriche non sono così a impatto zero, ma dei nostri stati occidentali che fanno i soldi sfruttando l'Africa.
Come di dice, aiutiamoli a casa loro sfruttandoli fino alla morte....
Ti saluto

a
an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

Non mi sembra di aver negato quelle condizioni, né di aver negato il comportamento delle multinazionali ... Ma ti sfugge il punto. La colpa di quelle situazioni è dei congolesi. Loro hanno una grande fortuna da sfruttare ma non sono capaci di farlo e ne finiscono sfruttati. Il problema non è il cobalto

w
wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma le aziende lo sanno, guarda il rapporto del L'UNICEF, 40 mila bambini lavorano me lo miniere, il 20% del minerale viene estratto a mano!!
Mi ricordo i cittadini tedeschi che abitavano vicino ai campi di concentramento, quando i russi gli hanno chiesto informazioni loro facevano finta di non sapere nulla di cosa succedeva dentro....

a
an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

Sei tu a spaventarmi onestamente. La presenza di cobalto è una FORTUNA Immensa per il Congo, poi se loro non sono in grado di sfruttare questa potenzialità è colpa loro. Se il Congo è corrotto non è certo colpa del cobalto o dell'innovazione tecnologica

w
wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

Certo quando corrompi, vendi armi a bande armate diventa difficile parlare di sfortuna ma di essere complici di azioni illegali e violente.
Informati meglio per favore che mi spaventi

a
an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

multinazionali che hanno l'appoggio del governo congolese. quindi la colpa è dei congolesi. qualsiasi paese al mondo desidera avere materie prime da poter esportare, loro hanno questa fortuna e adesso la si vuole far passare come una sfortuna? non scherziamo per favore

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wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

Dovresti leggere un po' di articoli oppure farci un giro e vedrai lo sfruttamento della popolazione locale....
Chi si arricchisce non sono i congolesi ma le multinazionali che sfruttano questi giacimenti.....

a
an-cic 01 Jan 1970 @ 00:00

il fatto che il congo sia il principale "produttore" dovrebbe essere una cosa positiva per loro... stai a vedere che il problema sono i congolesi

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wrg 01 Jan 1970 @ 00:00

Poi non lamentiamoci se ci sono sempre più africani che scappano dalle loro terre.
Il Congo, da dove proviene il 60% del cobalto, che è indispensabile per produrre le batterie, sta vivendo una situazione disastrosa.
Se questo si chiama innovazione ecologica .......