Michelin a Movin'On: l'intervista a Jean-Dominique Senard sul futuro della mobilità

05 Giugno 2018 0

Durante Movin'On, l'evento dedicato alla mobilità del futuro che coinvolge diversi player del settore, abbiamo potuto intervistare Jean-Dominique Senard, CEO di Michelin. Di seguito l'intervista integrale che abbraccia i temi principali della mobilità, tra auto elettriche, evoluzione dei trasporti intermodali, legislazione sugli pneumatici e persino competizioni del motorport.

Movin'On è il posto dove parlare di mobilità del futuro. Ci sono diverse ragioni per farlo: innanzitutto ci sono ancora aree del mondo dove c'è bisogno di potenziare la mobilità, in Africa ad esempio è necessario un grande sviluppo in questo senso ma il discorso può essere esteso anche ad alcune zone della Cina e dell'India. La mobilità è strettamente correlata alla crescita e dobbiamo essere sicuri che tale mobilità sia pulita, sicura e sostenibile. Michelin lavora in questa direzione da tempo.

La seconda ragione è che la rivoluzione digitale non sta uccidendo la mobilità, al contrario la sta evolvendo, andando incontro ai bisogni dei consumatori, sempre più esigenti. Movin'On è un perfetto esempio della risposta dell'industria a queste esigenze, con nuovi prototipi, nuove idee, nuove prospettive e angolazioni.

Il terzo motivo è che l'urbanizzazione del mondo è un trend molto chiaro: in due o tre decadi il 70% della popolazione vivrà all'interno delle città in grandi aree urbane. Prima ho menzionato l'Africa, un Continente che potrebbe presto abbracciare questo trend. Dobbiamo quindi iniziare già da ora così da evitare problemi che in altre aree abbiamo già affrontato, predisponendo i nuovi centri urbani sfruttando l'esperienza accumulata negli altri Paesi. Perché non innovare per essere sicuri che i nuovi agglomerati cittadini possano beneficiarne?

L'auto non sparirà, sarà però diversa in futuro. Sarà alimentata in maniera differente: vedremo motori a combustione, motori elettrici, ibride e veicoli ad idrogeno. L'auto è e rimarrà un bisogno per le persone, non solo nei Paesi già sviluppati ma anche in quelli emergenti: è un simbolo di libertà, è una necessità per chi vive intorno ai grandi centri urbani. Cambierà solo la "forma" e il modo di utilizzare le vetture, a partire dal car sharing ad esempio, un servizio in rapida evoluzione e diffusione.

Detto questo, è imperativo e urgente per noi, e per gli altri player nel settore della mobilità, capire come creare un ecosistema per far funzionare tutto senza problemi, come creare intermodalità, un grado sufficiente di connettività e digitalizzazione a vantaggio dell'efficienza.

Il traffico di oggi, ad esempio, è la prova che l'intermodalità dell'ecosistema, tra treni, bus, auto e persino bici, non ha raggiunto la maturità necessaria. Potrebbe sembrare un problema irrisolvibile ma non è così, abbiamo solamente bisogno di fare uno step in avanti nell'intelligenza dei sistemi di gestione e in molti stanno lavorando in questa direzione. Qui a Movin'On, ad esempio, vediamo diversi player, da chi gestisce treni e linee metropolitane, ai produttori di auto e persino le banche: tutti sanno che per raggiungere questo obbiettivo è imperativo lavorare insieme.

Non può concepire, oggi, una rete metropolitana senza pensare a come gestire il flusso di persone quando lascia i vagoni e prosegue il suo spostamento all'interno della città, a piedi, in bici o in auto.

Anche le Città stesse giocano un ruolo primario: abbiamo delegazioni da diversi centri urbani interessati alle tecnologie per la mobilità. L'interazione tra enti pubblici e privati sarà la chiave ed è per questo che sostengo che servono anche nuove regole e leggi. Le persone restano stupite quando sentono un CEO di un'azienda privata come Michelin chiedere nuove regole alla Politica, ma per me è fondamentale.

Ed è questo lo spirito di questo evento, portare al tavolo della discussione tutti gli attori principali: per la prima volta non sento discorsi di bassa politica ma piuttosto di una Politica più nobile, volta a prendersi cura delle città e dei bisogni delle persone.

Quale sarà il ruolo degli pneumatici nel futuro delle auto, tra elettriche e guida autonoma?

Il futuro delle gomme è roseo, a patto che l'industria tutta investa risorse in tecnologia e innovazione. La chiave sta proprio qui: la prima volta che ho sentito parlare di auto elettriche ho gioito. Se ci pensi un'auto elettrica gioca la sua partita sull'autonomia e grazie alla ricerca di Michelin applicata alla gamma pneumatici riusciamo davvero a migliorare l'autonomia di un 6/7% rispetto ad altre gommature, grazie alle prestazioni e alla resistenza al rotolamento inferiore.

Lo stesso principio può essere applicato alla guida autonoma: lo pneumatico connesso è fondamentale perché il software dell'auto deve imparare da quello che dicono le gomme, non solo sullo stato delle stesse ma anche sullo stato della strada e dell'ambiente.

I consumatori possono non sentire il bisogno di queste novità tecniche e tecnologiche ma per noi si riveleranno essenziali.


Michelin e competizioni, la filosofia e i piani futuri

Siamo nel mondo delle corse da tempo immemore e non le abbandoneremo. E' qui che sviluppiamo le tecnologie che poi vengono applicate al mondo delle strada, a partire dalle competizioni Endurance fino alla Formula E, campi di test che offrono un'enorme quantità di dati per lo sviluppo.

La filosofia di Michelin è quella di essere presente nelle competizioni dove lo pneumatico fa davvero la differenza ed è un elemento attivo nella corsa. Per me non ha senso partecipare a gare dove la gomma è un mero oggetto che non gioca un ruolo ed è questa la ragione principale per cui non siamo in Formula 1, l'unica competizione in cui non partecipiamo, perché le regole hanno fatto in modo che la gomma non fosse fondamentale.

Nel caso della Formula E, invece, i piloti devono monitorare gli pneumatici perché sono essenziali per tutta la gestione energetica della vettura.

Vision Concept è un obbiettivo da raggiungere nel futuro di Michelin? E quando?

Prima di mostrare il concept nel 2017 abbiamo riflettuto a lungo: odiamo "vendere vento" e mostrare qualcosa solo per il piacere di farlo. Se lo abbiamo presentato, significa che la nostra visione è chiara e oggettiva: sappiamo che è un sogno ma è un sogno realistico, e le tecnologie coinvolte sono alla portata, magari non tutte subito ma si tratta di un processo evolutivo per gradi.

Riciclo, materiali sostenibili, stampa 3D per "ricaricare" il battistrada, connettività. Tutto ciò è alla portata: quest'anno abbiamo portato sul mercato gli pneumatici connessi per le sportive ad esempio.

Quanti anni? Sei o dieci: alcuni mattoni di questo progetto saranno già pronti fra cinque anni, altri fra dieci. Non si tratta solo del concept come oggetto ma di tutto un ecosistema di servizi che va creato ed è per questo che siamo qui e che confermo che si tratta di un sogno molto realistico.

Aggiungo anche che uno degli obbiettivi della nostra azienda è quello di promuovere e supportare l'economia circolare e le prestazioni nel tempo. Chiediamo ad esempio un'evoluzione delle regole in Europa sui test per l'omologazione degli pneumatici.


Oggi le regole si basano sui test fatti da pneumatici nuovi. Il problema è che il giorno dopo la gomma non è più nuova, la realtà è che le prestazioni cambiano drammaticamente, anche in termini di sicurezza, e questo non è accettabile.

Lo scopo di Michelin è creare pneumatici che siano prestazionali quando nuovi e sicuri dopo quando si consumano, e questo richiede un tremendo quantitativo di tecnologie e di risorse impiegate nella realizzazione. E' questa la differenza tra i nostri prodotti e quelli di molti marchi, magari più economici certo, ma se parliamo di economia circolare e di un minor impatto ambientale, si nota immediatamento come la nostra filosofia sia vincente.

Abbassare il costo dello pneumatico non ha senso se poi il produttore stesso consiglia di cambiarlo a 3 mm di battistrada, è chiaro che si generano molti più rifiuti da smaltire e un impatto ambientale maggiore se consideriamo anche la movimentazione dei prodotti stessi all'interno della filiera.

Cambiando le regole di omologazione, introducendo anche test a pneumatici con un certo grado di usura, si abbatterebbero i costi per il consumatore. Rifiutando l'omologazione ai modelli di pneumatici meno virtuosi, si eviterebbe la produzione di 400 milioni di gomme all'anno (in tutto il mondo) non necessarie. Ci sono tecnologie che permettono di consumare le gomme fino al limite minimo senza perdere in sicurezza, e questo fa risparmiare soldi, materiali e impatto ambientale.



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