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Volkswagen disdice dieci accordi: ora si riapre la partita su salari e orari

Volkswagen disdice dieci accordi del contratto aziendale con effetto da fine 2026. Nel confronto entrano salari, orari e indennità

Volkswagen disdice dieci accordi: ora si riapre la partita su salari e orari
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 1 ott 2026

Si apre una nuova frattura tra Volkswagen e i suoi lavoratori in Germania, che porterà a un confronto particolarmente delicato. Il titano di Wolfsburg ha disdetto in modo formale una serie di accordi, circa dieci secondo l’elenco di IG Metall, che rappresentano una parte rilevante del proprio sistema di contrattazione aziendale, con effetti a partire dal 31 dicembre 2026. I motivi dietro a questa decisione sono – ovviamente – legati alla difficile situazione economica che sta attraversando il gruppo tedesco.

Nel mirino anche orari e retribuzioni

Tra gli accordi revocati figurano il contratto sulla retribuzione, quello quadro sulle condizioni di lavoro, le intese relative all’inquadramento, alle indennità, alla remunerazione suppletiva e alla gestione di prestazioni e personale. Sono interessate anche disposizioni per dipendenti con particolari orari di lavoro e alcune parti del contratto riguardante la formazione.

Particolarmente rilevante è il Manteltarifvertrag, nel quale vengono disciplinati, fra gli altri aspetti, orario di lavoro e ferie. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, fra le possibili materie di confronto potrebbe esserci anche un’estensione dell’attuale settimana lavorativa di 35 ore, anche se Volkswagen non ha finora formulato pubblicamente una richiesta concreta in questo senso.

Un altro nodo riguarda la remunerazione aggiuntiva prevista dal contratto. In determinate condizioni i dipendenti aventi diritto possono scegliere fra sei giorni liberi supplementari e una somma corrispondente al 27,5% di una mensilità.

La disdetta, tuttavia, non significa che dal primo gennaio tutte queste condizioni scompariranno automaticamente. La stessa IG Metall sottolinea che gli effetti giuridici possono variare e che alcune disposizioni potranno continuare a produrre effetti dopo la scadenza.

Volkswagen: situazione economica più difficile

La decisione arriva mentre il Gruppo sta accelerando sul piano di riduzione dei costi. Non è un mistero che Volkswagen stia navigando in cattive acque, al pari di altri grandi costruttori dell’industria europea a quattro ruote, per questo motivo fra le sue priorità c’è l’attuazione delle misure di riduzione socialmente sostenibili dell’organico.

Il compromesso raggiunto nel 2024 resta però un punto fondamentale. Il piano prevede un taglio di circa 35.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030 attraverso strumenti concordati, mentre la tutela contro i licenziamenti per motivi aziendali rimane valida fino alla fine dello stesso anno. Le attuali disdette non modificano questa garanzia.

Dal primo gennaio possibili scioperi

Alla luce di quanto detto finora, la risposta sindacale si preannuncia pesante. IG Metall considera l’iniziativa un tentativo di trasferire ulteriormente sui dipendenti il peso delle difficoltà economiche dell’azienda e ha annunciato che difenderà le condizioni conquistate attraverso la contrattazione.

La tensione potrebbe aumentare con l’inizio dell’anno nuovo. La tregua sindacale termina il 1° gennaio e da quel momento diventano possibili anche scioperi di avvertimento. Per la nuova tornata negoziale IG Metall chiede inoltre un aumento salariale del 5% con una durata dell’accordo di dodici mesi e una componente sociale destinata soprattutto alle fasce retributive più basse.

Si apre quindi una trattativa che va oltre la sola questione relativa al salario. In discussione entra una parte significativa dell’architettura contrattuale costruita negli anni all’interno di Volkswagen, mentre azienda e rappresentanti dei lavoratori dovranno contemporaneamente confrontarsi sulla riduzione dei costi e sul futuro degli stabilimenti tedeschi.

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