I chip AI5 di Tesla per la guida autonoma sono quasi pronti
Mentre l'AI5 slitta al 2027, Musk rilancia promettendo tempi di produzione più rapidi.
Elon Musk ci ripensa ancora. È un po’ un marchio di fabbrica della sua comunicazione e anche sui chip Tesla gli annunci non seguono un andamento lineare. Dopo aver dichiarato a luglio che il design del chip AI5 era ormai pronto, il CEO di Tesla torna a esprimersi sull’argomento. Il progetto, a quanto pare, non è affatto concluso. Anzi, sarebbe ancora in fase avanzata ma non definitiva. In un post su X, Musk lancia un appello ai migliori ingegneri e anticipa l’arrivo di una nuova generazione di chip, destinata a uscire con cadenza sorprendente. Ogni nove mesi, questa la promessa. Una tempistica mai vista prima anche per i colossi più esperti del settore.
Nuove promesse mentre quelle precedenti vengono disattese
I chip AI5 rappresentano la nuova frontiera della guida autonoma secondo Tesla. Dovrebbero essere dieci volte più potenti degli attuali AI4, già considerati un enorme passo in avanti rispetto all’hardware HW3. L’azienda sta lavorando al fianco di colossi come Samsung e TSMC (e valuta partnership con Intel) per portare questi processori su nodi produttivi da quattro o addirittura tre nanometri. Il problema è che, salvo alcuni campioni, questi chip non arriveranno prima del 2027. Di sicuro nessun chip entrerà in produzione quest’anno. Intanto Elon Musk ha parlato apertamente dei prossimi chip AI6, AI7 e perfino AI8, fissando come obiettivo un ciclo di progettazione di appena nove mesi per ciascuna nuova generazione.
Now that the AI5 chip design is in good shape, Tesla will restart work on Dojo3.
If you’re interested in working on what will be the highest volume chips in the world, send a note to AI_Chips@Tesla.com with 3 bullet points on the toughest technical problems you’ve solved.
— Elon Musk (@elonmusk) January 18, 2026
Cosa succede ora? Il tanto atteso Cybercab, il robotaxi che Musk ha promesso per il 2026, dovrà quindi fare affidamento sull’hardware attuale.
Nel frattempo i proprietari delle auto dotate della piattaforma HW3 (Tesla Model 3, Model S e Model X prodotte tra il 2019 e il 2023) vorrebbero avere maggiori chiarimenti. A loro era stata venduta la promessa di una guida autonoma completa, ma oggi devono fare i conti con aggiornamenti lenti e performance inferiori rispetto ai modelli più recenti. L’ambizione (o la dichiarazione?) di passare da cicli pluriennali a progetti ogni nove mesi potrebbe essere una risposta a questo malcontento.
Nel mondo dei semiconduttori un cambio di architettura ogni nove mesi non si è mai visto. Neanche Apple, che sforna nuovi chip a cadenza annuale, riesce a comprimere così tanto i tempi. E Tesla, per quanto possa vantare una squadra brillante, non ha mai dimostrato di poter tenere un ritmo simile. Questo perché ogni passaggio richiede mesi di test e ottimizzazione.
In molti si chiedono se oggi il software non è ancora in grado di garantire una guida autonoma completa su milioni di veicoli già in strada, che senso ha rincorrere un chip più potente. Probabilmente, come l’esperienza dimostra, lo spostare in avanti, alzando il tiro, l’arrivo di tecnologie più avanzate è il modo per coprire l’incapacità di mantenere le promesse precedentemente fatte.
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