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Stellantis verso la prima perdita operativa della sua storia, a causa dell’elettrico

La revisione della roadmap elettrica pesa sui conti del 2025, ma Filosa promette il ritorno all'utile nel 2026.

Stellantis verso la prima perdita operativa della sua storia, a causa dell’elettrico
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 24 feb 2026

I numeri, si sa, vanno letti con attenzione e contestualizzati. E se è vero che Stellantis ha chiuso in positivo il quarto trimestre del 2025 (con una crescita di circa il 9% e oltre un milione e mezzo di veicoli consegnati) è altrettanto vero che le previsioni per la chiusura dell’anno sono meno entusiasmanti e parlano di un risultato operativo negativo. Il primo da quando PSA e FCA hanno unito le forze nel 2021. È una svolta che pesa soprattutto per una ragione: la rimodulazione della strategia elettrica, un cambiamento i cui costi iniziano a farsi sentire sul bilancio.

Cause e prospettive

È stato stimato che i costi legati alla revisione della roadmap verso l’elettrificazione avranno un impatto di 22 miliardi di euro. Una cifra che racconta più di ogni altra cosa l’ampiezza del cambio di direzione. Il gruppo aveva chiuso il primo semestre dell’anno con un utile vicino ai 500 milioni di euro, ma prevede ora per la seconda metà una perdita operativa rettificata che si muove tra 1,2 e 1,5 miliardi. Il quadro è quello di un esercizio che sta assorbendo decisioni pesanti.

Per Stellantis (che si appresta a presentare il nuovo piano strategico) la nomina di Antonio Filosa alla guida del gruppo, seguita all’uscita di Carlos Tavares nel 2024, rappresenta l’avvio di una gestione che deve affrontare contemporaneamente pressione finanziaria e ripensamento industriale. Filosa ha garantito che Stellantis tornerà in utile nel 2026 e considera il 2025 un anno di assestamento. Una parentesi destinata a chiudersi con il riequilibrio della gamma e la ristrutturazione degli investimenti.

Il cambio di strategia pesa

La scelta di rallentare sull’elettrificazione non riguarda ovviamente solo Stellantis. È tutto il settore auto che sta vivendo una fase di ripensamento. Anche General Motors e Ford, per esempio, hanno già registrato perdite rilevanti collegate ai programmi EV. Le previsioni che avevano sostenuto l’euforia sul mercato elettrico fino al 2022 non sono state confermate dal ritmo reale della domanda.

Le aziende che avevano puntato con decisione sull’elettrico si trovano ora a ricalibrare piani e tempistiche. L’obiettivo è tornare a una visione più sostenibile dal punto di vista finanziario, con una gamma che dovrà essere ridisegnata in base alle risorse disponibili. I marchi con volumi più contenuti o con una maggiore esposizione ai modelli elettrici saranno probabilmente i primi a percepire gli effetti di questa fase.

La transizione elettrica non procede più con il ritmo immaginato negli anni scorsi. Le case auto stanno rivedendo i propri piani. L’idea è di non abbandonare del tutto l’elettrico, ma di procedere con una strategia più prudente che segue da vicino l’andamento reale della domanda. Non è un caso che la stessa Stellantis sta valutando di tornare a puntare sulle motorizzazioni diesel. I prossimi anni definiranno quali approcci riusciranno a reggere (e quali no) dal punto di vista industriale.

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