Stellantis chiude la fabbrica di Douvrin: addio alla storica Française de Mécanique
Addio alla storica fabbrica di motori di Douvrin: Stellantis completa lo smantellamento. Al suo posto la nuova Gigafactory ACC sostenuta da fondi pubblici.
Dalle catene di montaggio di Douvrin non uscirà più neanche un bullone. Dopo 55 anni di attività, la Française de Mécanique si ferma definitivamente. La fabbrica simbolo del riscatto industriale del nord della Francia, nata nel 1969 dall’alleanza tra Peugeot e Renault e operativa dal ’71, chiude i battenti. È il tramonto di un colosso che per decenni ha curato le ferite lasciate dalla chiusura delle miniere di carbone nella zona di Lens.
Negli anni ’70 e ’80, il sito era un “gigante a ciclo continuo”. Giro di vite 24 ore su 24, 140 ettari di superficie, 6.800 tute blu al giorno e 10.400 motori sfornati ogni ventiquattrore. Alla fine il pallottoliere segnerà quota 52 milioni di propulsori a benzina e diesel. Una storia finita a tappe. Il lento declino scattato nel 1991 con i primi tagli, lo stop alla fonderia a metà anni 2000, fino al passaggio a Stellantis nel 2021. Poi, lo smantellamento finale.
Dalle tute blu alle macerie: i numeri della resa
Negli ultimi giorni l’impianto era ormai un fantasma. Perimetrata su appena 30 ettari dei 140 originali, la struttura vedeva presidiare i reparti da non più di una sessantina di superstiti. Già a luglio scorso la linea di montaggio si era fermata del tutto. Una parte della produzione è finita direttamente al macero, il resto è stato spacchettato e delocalizzato negli altri poli di Stellantis in Francia e nel resto d’Europa.
Per chi ci ha passato la vita, l’impatto è duro. Henri Davroux ha 81 anni, una vita intera spesa qui dentro dal 1970, quando fu assunto come semplice operaio, fino alla pensione nel 2004 raggiunta da quadro nel controllo qualità. “Era una grande famiglia, una buona azienda", racconta amaro. “Oggi ci torni, vedi come l’hanno ridotta e ti viene solo da piangere".
Il blitz elettrico e i fondi pubblici
La versione ufficiale di Stellantis individua un unico responsabile: il passaggio irreversibile verso l’auto elettrica. D’altronde la mossa era nell’aria dal 2021, quando il colosso automobilistico, insieme a Mercedes-Benz e TotalEnergies, ha piazzato la Gigafactory ACC (Automotive Cells Company) proprio di fronte ai vecchi cancelli per la produzione di batterie al litio.
Per spingere la riconversione sono piovuti 1,3 miliardi di euro di soldi pubblici (800 milioni dallo Stato e 121 dal territorio regionale e locale). Dal canto suo, la direzione di Stellantis blinda la manovra: “Nessun lavoratore è stato ‘lasciato a terra’. Abbiamo garantito tutele a tutti tramite gli accordi firmati coi sindacati responsabili“. Il provvedimento, attivo dal 2025, ha previsto trasferimenti, uscite anticipate e scivoli di mobilità. Per la dirigenza, la promessa di riassorbire il bacino dei 1.500 addetti presenti nel 2021 è stata mantenuta, con la nuova Gigafactory che oggi dichiara 2.000 occupati ed è in piena espansione.