A Roma, il caldo mette fuori gioco gli autobus elettrici di Atac
A Roma il caldo ha messo a dura prova gli autobus elettrici, che hanno sofferto un calo drastico dell'autonomia
Il caldo torrido che è piombato sulle nostre teste in questo primo scorcio di estate 2026 ha del sensazionale. Non solo per le alte temperature registrate lungo tutto lo Stivale, ma anche per gli effetti negativi che si sono estesi persino alla mobilità. Ha destato parecchia perplessità la vicenda riguardante gli autobus a batteria a disposizione di ATAC, a Roma, che hanno subito una drastica riduzione dell’autonomia, dovendo pompare l’aria condizionata a bordo.
Il peso della climatizzazione
La causa scatenante dei disagi risiede negli impianti di climatizzazione dei mezzi, costretti a lavorare al massimo regime per ore ininterrotte per garantire temperature accettabili all’interno, sia per i passeggeri che per i conducenti. Questo imponente drenaggio di elettricità incide sensibilmente sull’efficienza delle batterie al litio.
Sebbene i parametri di progettazione prevedano un’autonomia di circa 250 chilometri con una singola carica, lo stress causato dal condizionatore ha abbassato questa percorrenza. Quando la carica scende sotto una soglia critica di sicurezza, che corrisponde al 30%, i conducenti sono obbligati a lanciare l’allarme alla centrale operativa, ottenendo l’autorizzazione per un rientro anticipato nelle rimesse, lasciando scoperte le linee urbane seppur temporaneamente.
Gestione dei depositi e rischio blackout
La criticità non riguarda solamente i mezzi in movimento, ma coinvolge tutta l’infrastruttura di supporto. Per evitare di sovraccaricare la rete elettrica cittadina, già messa a dura prova dall’uso massiccio dei condizionatori domestici, Atac ha dovuto varare una programmazione a rotazione dei flussi di ricarica nei depositi strategici di Portonaccio e Grottarossa. Questa strategia “anti-blackout” mira a bilanciare l’assorbimento di energia, monitorando la situazione minuto per minuto per garantire che il servizio non subisca tagli drastici.
Attualmente circolano sulle strade romane circa 250 autobus elettrici, parte di un piano industriale che prevede l’introduzione totale di 411 mezzi a emissioni zero. Tuttavia, dopo aver superato in passato la piaga dei furti di cavi di rame che aveva paralizzato le colonnine di ricarica, l’azienda si trova ora a dover ottimizzare la tecnologia a fronte di un clima sempre più tropicale.
Garanzie e soluzioni tecniche
Nonostante i rientri forzati, i vertici di Atac hanno assicurato che la situazione è sotto controllo e che sono stati aperti tavoli di confronto con la casa costruttrice dei mezzi. L’obiettivo è trovare correttivi software e tecnici capaci di migliorare il rendimento delle celle al litio in condizioni climatiche estreme.
Un aspetto rassicurante per le casse pubbliche è la natura del contratto d’acquisto, siglato con la formula del “full service”. Questo significa che qualsiasi intervento di manutenzione, ordinaria o straordinaria, legato ai difetti di resa delle batterie rimarrà totalmente a carico del fornitore privato, senza costi aggiuntivi per il Comune di Roma. La sfida di Roma, comune a molte metropoli occidentali, resta quella di conciliare la necessità di azzerare lo smog con le oggettive difficoltà poste da un riscaldamento globale che sta cambiando i parametri operativi delle tecnologie moderne.