KTM non si ferma più: dallo spettro del fallimento a vendite al +60%
Dall'abisso dei debiti al rilancio globale: KTM risorge nel 2026 grazie ai capitali Bajaj, nuovi modelli e il talento di Acosta
Sembrava quasi un verdetto già scritto. Scommettere lo scorso anno sul futuro della KTM era veramente un azzardo. La casa di Mattighofen non era solo in crisi. Era letteralmente sull’orlo del precipizio. E invece? Il 2026 racconta un’altra storia. Perché a quanto pare il “Ready to Race” non è solo un adesivo sulle carene. E’ bensì una filosofia… di sopravvivenza.
I numeri del miracolo
Il report finanziario 2025 di Bajaj Mobility AG, la corazzata che oggi tiene le redini del marchio parla di un percorso di netta rivincita. Chiudere l’anno con un utile netto di 590 milioni di euro, dopo essere stati dati per spacciati, ha quasi dell’incredibile. Ma il dato che scuote davvero il settore è un altro. Le vendite sono schizzate del 60% nella seconda metà dell’anno.
Il primo trimestre del 2026 è partito con una marcia in più. Volumi raddoppiati rispetto al desolante inizio del 2025. Certo, si partiva quasi da zero, ma vedere il debito scendere sotto gli 800 milioni e i magazzini svuotarsi dalle giacenze invendute è un segnale di salute. La macchina arancione ha ripreso a girare alto.
Nuovi modelli e la scommessa sulla fiducia dei clienti
Grazie all’ossigeno finanziario iniettato da Bajaj, il piano prodotti non è finito nel tritatutto. Anzi, il 2026 si preannuncia come l’anno dell’offensiva totale. Parliamo di pezzi da novanta come la KTM 990 RC R, la mostruosa 1390 Super Adventure S Evo e il rinnovamento della gamma LC4, senza dimenticare le Husqvarna 701 che continuano a dire la loro. Ma la vera mossa “umana”, quella pensata per riconquistare chi aveva dubbi sull’affidabilità dell’azienda, è l’estensione della garanzia a quattro anni per tutti i modelli stradali. Un modo per dire: “Ehi, ci siamo e siamo sicuri di quello che vi vendiamo”.
Gottfried Neumeister, il CEO che sta guidando questa transizione delicatissima, sprizza un entusiasmo che sembra genuino. Perché l’accoglienza dei nuovi modelli è stata superiore alle aspettative, e i primi mesi del 2026 confermano che il trend non è un fuoco di paglia. Ma per chi mastica polvere e asfalto, la vera conferma arriva sempre dal cronometro.
Il fattore Acosta e il DNA che non mente mai
Nonostante il terremoto societario, il reparto corse non ha mai smesso di crederci. KTM ha appena archiviato la sua stagione più incredibile di sempre. Portando a casa 29 titoli mondiali tra piloti e costruttori. Ventinove: 17 campionati piloti e 12 titoli costruttori FIM. Roba da non credere. Se si pensa addirittura che qualcuno ipotizzava persino il ritiro dalla MotoGP per tagliare i costi. E invece, nei primi round del 2026, le moto austriache sono lì davanti a lottare con le corazzate bolognesi.
Il protagonista? Pedro Acosta. La missione ora è blindare il fenomeno spagnolo prima che i vicini di casa della Ducati inizino a fargli una corte troppo serrata per il 2027.
Sia chiaro. La strada per tornare ai fasti di un tempo è ancora in salita. Ricostruire la fiducia dei concessionari e dei clienti dopo un terremoto del genere richiede tempo. Però, guardando i numeri di oggi viene davvero difficile non credere che il gigante sia tornato. E stavolta ancora con molta più fame di prima.