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Dopo l'offerta da 2,5 miliardi per Ducati, Patritalia vuole anche MV Agusta

Patritalia punta a Ducati con un'offerta da 2,5 miliardi ma nel mirino c'è anche MV Agusta. Nel piano? Organico solo italiano, fornitura per la Moto2 e modelli stradali entry-level.

Dopo l'offerta da 2,5 miliardi per Ducati, Patritalia vuole anche MV Agusta
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 13 ago 2026

L’attacco a Ducati era solo il primo passo. Dopo aver messo sul piatto 2,5 miliardi di euro per la Casa di Borgo Panigale, la holding Patritalia, fondata nel 2025 da Manuel Ros, decide di alzare ulteriormente l’asticella e punta anche MV Agusta. Il piano dichiarato è ambizioso: riportare sotto la bandiera italiana due dei marchi più iconici delle due ruote, oggi finiti in mani straniere.

Se per il marchio di Schiranna non ci sono ancora numeri o dettagli concreti, la partita vera continua a giocarsi attorno a Ducati. L’offerta miliardaria resta valida e senza scadenze, ma dalla Germania il Gruppo Volkswagen non sembra avere troppa fretta di rispondere. Nessuna bocciatura formale, certo, ma da Wolfsburg continuano a ribadire che la controllata bolognese va benissimo e che, per ora, di venderla non si parla proprio.

“Solo italiani in azienda”: la linea di Patritalia

È sul piano industriale che le posizioni della holding si fanno davvero particolari. Se l’operazione dovesse andare in porto, Patritalia vorrebbe applicare un’idea rigida di “patriottismo aziendale”: l’intero organico di Ducati (dai vertici fino alla catena di montaggio) dovrebbe essere composto esclusivamente da lavoratori italiani.

La scommessa Moto2 e i nodi con i regolamenti

Non meno d’impatto la visione per il reparto corse. L’idea sarebbe quella di spingere Ducati a progettare telai e motori per diverse categorie del Mondiale. L’obiettivo più chiacchierato? Soffiare a Triumph la fornitura dei motori per la Moto2. A dimostrazione che Borgo Panigale avrebbe le carte in regola per farlo, la holding cita il recente monocilindrico Desmo450 MX nato per il motocross.

Qui però la realtà si scontra con la burocrazia del Motorsport. La Moto2 è una categoria a monomotore, regolata da contratti blindati. Triumph è già al lavoro sulla ciclistica per il 2027 e una sostituzione non è certo una decisione che Ducati può prendere in autonomia: spetterebbe semmai alla Dorna e ai vertici del campionato. Consapevole dell’ostacolo, Patritalia propone due alternative: liberalizzare il mercato dei motori in tutte le classi, oppure passare il monopolio Moto2 proprio a Ducati.

Ducati da “entry-level”? Una svolta che divide

L’altra novità riguarda i concessionari. La holding ipotizza di allargare la gamma verso il basso, introducendo moto stradali più economiche per attirare i neopatentati fin dai primi anni di guida.

Una mossa che segnerebbe una rottura drastica con il passato recente. Negli ultimi anni Ducati ha costruito un’identità forte e posizionata verso l’alto, legata al lusso e alle alte prestazioni, tenendosi ben lontana dal segmento delle moto d’accesso.

Un piano che per ora vive solo sulla carta

I dettagli ci sono tutti, ma per adesso il progetto resta congelato. Patritalia non controlla né Ducati né MV Agusta, e di conseguenza non ha alcun potere per cambiare i listini di Borgo Panigale o i regolamenti della Moto2. La proposta da 2,5 miliardi rimane lì sul tavolo, in attesa di capire se Volkswagen deciderà mai di sedersi a trattare.

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