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Basta SUV, le prossime Maserati saranno completamente diverse

Ralph Gilles traccia la rotta futura del Tridente: design futuristico, sperimentazione senza vincoli e un cambio di paradigma

Basta SUV, le prossime Maserati saranno completamente diverse
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 17 mar 2026

Per Maserati non è un periodo facile. Lo scorso anno ha registrato il minimo storico delle vendite degli ultimi quattordici anni. Per questo sembra essere “matura per un completo cambio di rotta”. Queste le parole di Ralph Gilles, capo del Design di Stellantis, che in una recente intervista a Car Design News indica il Tridente come il laboratorio creativo del gruppo, il marchio su cui sperimentare nuove forme, nuovi linguaggi e una diversa idea di automobile. Gilles si è detto “stufo” dei SUV. Una tipologia di auto che a suo dire:

È bella che finita. Un sacco di persone chiedono le berline. I designer più giovani vogliono le hatchback come la GTI degli anni Ottanta. Vogliono un’auto divertente da guidare e facile da parcheggiare“. Per questo Stellantis starebbe pensando “a forme e carrozzerie diverse”.

Una posizione che farà ovviamente discutere, ma la volontà di esplorare forme alternative a quelle dei SUV non è inedita tra i marchi del gruppo Stellantis.

Un cambio generazionale

Il ragionamento di Gilles ha basi sociologiche oltre che stilistiche. Gli automobilisti più giovani sono cresciuti in famiglie dove per la maggior parte c’erano SUV e crossover. Come ogni generazione venuta prima di loro, anche questa vuole differenziarsi da quella dei propri genitori, che a loro volta avevano abbandonato monovolume e station wagon per salire sulle prime auto a ruote alte. È in questo contesto che si inserisce la visione per il Tridente. Nell’intervista, Gilles conferma che la prossima generazione di Maserati è già sul tavolo da disegno, e il taglio con il passato sarà netto.

Stiamo progettando le prossime Maserati, e saranno completamente diverse da tutte quelle che avete visto fino a questo momento: molto futuristiche, ma al tempo stesso una dichiarazione precisa. Maserati è il luogo in cui sperimentare con tutti gli strumenti tecnologici disponibili in Stellantis, che abbiano senso o meno dal punto di vista del mercato.

La Cadillac Celestiq è citata come punto di riferimento concettuale. È un’auto estrema, quasi senza compromessi commerciali, capace di generare quello che Gilles chiama l’”effetto perché no?”, la sensazione che un costruttore si stia finalmente concedendo di osare senza chiedere il permesso al mercato. Parlando dell’Europa, Gilles riconosce che all’interno di Stellantis esiste una certa sovrapposizione tra i marchi.

Abbiamo grandi nomi ma c’è una certa sovrapposizione, e dobbiamo fare un po’ di pulizia. Fiat e Peugeot hanno i loro mercati. Citroën e altri hanno grandi storie, ma abbiamo l’opportunità di cambiare, per creare nuove identità. Alfa Romeo è più difficile da interpretare, perché il concetto di performance è diverso per le nuove generazioni.

Maserati, in questo schema, occupa il gradino più alto. Non un marchio da riposizionare, ma da reinventare senza vincoli.

Tra ambizione e realtà

Le parole di Gilles arrivano in un momento, come detto, delicato per il Tridente. L’uscita di produzione di Ghibli e Levante (i due modelli che garantivano i volumi maggiori) ha lasciato una gamma ridotta e prezzi percepiti come difficili da giustificare rispetto alla concorrenza. La GranTurismo, riprogettata e rilanciata, non ha compensato il vuoto lasciato dalla berlina e dal SUV.

Il problema non è solo commerciale. Maserati ha perso chiarezza di posizionamento. Viene considerata non abbastanza esclusiva per competere con Ferrari e Lamborghini, non abbastanza accessibile per tenere testa a Porsche e alle proposte premium tedesche. Un limbo che Marchionne aveva provato a risolvere puntando sui volumi, e che la gestione successiva ha reso ancora più difficile da presidiare alzando i prezzi e restringendo la gamma.

In questo contesto, le dichiarazioni di Gilles rappresentano una ventata di ottimismo. Ma bisognerà vedere come queste ambizioni si tradurranno in realtà. Maserati come “laboratorio sperimentale” è una visione affascinante. Ma deve concretizzarsi in realtà. E per farlo c’è bisogno di investimenti certi e una strategia commerciale altrettanto chiara. E questo resta il vero nodo da risolvere.

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