Stellantis tratta con Xpeng e Xiaomi? Tra silenzi e smentite
Indiscrezioni parlano di possibili accordi con i costruttori cinesi, cessione di quote in Maserati e ipotesi di scissione.
Tornano le indiscrezioni su Stellantis e la Cina. Questa volta a rilanciarle è Bloomberg, che cita fonti anonime secondo cui il gruppo starebbe valutando accordi con Xiaomi e Xpeng per investimenti nelle attività europee. Sul tavolo, stando al report, ci sarebbero diverse opzioni, tra cui la cessione di una partecipazione in Maserati o in altri marchi, la condivisione di capacità produttiva in Europa e, sullo sfondo, una possibile separazione tra le divisioni americana ed europea del gruppo. Per il momento la posizione condivisa da tutti gli interessati (Stellantis, Xpeng e Xiaomi) è di non commentare le speculazioni. Una scelta che ovviamente lascia aperte tutte le ipotesi. L’unico punto su cui Stellantis è voluta intervenire è l’ipotesi di scissione tra la divisione americana e quella europea, definendo qualsiasi affermazione in tal senso pura invenzione.
Una situazione critica cui far fronte
La possibilità che Stellantis stia trattando con Xpeng e Xiaomi risulta plausibile se si tiene conto delle difficoltà strutturali di Stellantis in Europa. Il gruppo ha annunciato svalutazioni per 22,2 miliardi di euro, ha ridimensionato le ambizioni sull’elettrico e si trova a gestire stabilimenti sottoutilizzati in un mercato in contrazione. Sul fronte americano, al contrario, sono stati avviati investimenti per circa 13 miliardi di dollari per il rinnovo della gamma.
Un ingresso cinese nelle attività europee risolverebbe due problemi contemporaneamente. Da una parte porterebbe liquidità e accesso a piattaforme elettriche competitive (così come sta avvenendo con Leapmotor). Xiaomi e Xpeng sono costruttori tecnologicamente avanzati, operativi nei segmenti medio e medio-alto, con soluzioni software e powertrain che Stellantis non ha sviluppato internamente. Al tempo stesso, un accordo fornirebbe ai gruppi cinesi un punto d’appoggio strutturato nel mercato europeo, dove le restrizioni sui dazi rendono sempre più complessa la distribuzione diretta. Non è un caso che Bloomberg sottolinei come le restrizioni americane sull’uso di tecnologia cinese nelle auto vendute negli USA rendano la separazione delle due divisioni una soluzione logicamente coerente.
Per Maserati non si tratta della prima volta. Indiscrezioni su una potenziale dismissione del marchio erano già emerse nei mesi scorsi, sempre seccamente smentite. Il marchio sconta anni di volumi insufficienti e mancanza di investimenti adeguati, elementi che lo rendono allo stesso tempo un candidato naturale a qualsiasi operazione straordinaria e un bersaglio fragile in un’eventuale trattativa al ribasso. Sullo sfondo c’è sempre la necessità di rilanciare il gruppo, anche attraverso scelte difficili come la possibilità che Stellantis decida di dismettere marchi poco performanti.
Le reazioni
Le indiscrezioni hanno scatenato diverse reazioni. Molto divisive, come capita spesso quando si parla di Stellantis. C’è chi vede in una partnership con i costruttori cinesi un’opportunità concreta di rilancio, in particolare per Maserati. Per alcuni dare lo sviluppo del powertrain elettrico a Xiaomi o Xpeng, lasciando a Maserati la messa a punto dinamica, gli interni e l’identità di guida, è considerata una soluzione praticabile. A condizione che si tratti di una vera integrazione tecnologica e non di un prodotto cinese venduto sotto un nome italiano.
Chi invece guarda alla vicenda con preoccupazione richiama l’esempio di Lotus, marchio storico passato sotto controllo cinese e progressivamente svuotato della sua identità originale, come monito di cosa possa accadere quando la partnership si trasforma in acquisizione. Sul fronte societario, il dibattito tocca anche la questione i poteri di intervento dei governi nazionali a tutela degli asset strategici, in particolare quello francese.
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