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Stellantis vuole chiudere lo stabilimento di Luton. A rischio centinaia di lavoratori

Stellantis risponde agli obblighi del governo britannico sulle quote elettriche annunciando la chiusura dello stabilimento di Luton.

Stellantis vuole chiudere lo stabilimento di Luton. A rischio centinaia di lavoratori
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Giuseppe Cutrone
Giuseppe Cutrone
Pubblicato il 27 nov 2024

Stellantis pare intenzionata a chiudere il suo stabilimento inglese di Luton, dove attualmente vengono prodotti i veicoli commerciali leggeri di medie dimensioni con i marchi Vauxhall, Opel, Citroen, FIAT e Peugeot.

La ragione che ha portato i vertici del gruppo italo-francese alla chiusura è legata ai contrasti con il governo britannico per via di una legge che impone ai costruttori di vendere un determinato numero di vetture e mezzi commerciali elettrici.

Secondo la normativa, infatti, tutte le case automobilistiche operanti nel Regno Unito dovranno vendere almeno il 22% di vetture elettriche sul totale immatricolato, mentre per i veicoli commerciali la percentuale arriva al 10%. Chi non raggiungerà questa soglia dovrà pagare una multa di 15.000 sterline a veicolo.

La misura è stata contestata da Stellantis e da altri costruttori, che hanno fatto notare come gli obiettivi imposti dal governo non rispecchino l'andamento reale della domanda di veicoli elettrici. Cò costringerà infatti le case automobilistiche ad offrire grossi sconti pur di vendere i propri modelli a zero emissioni, con la conseguenza negativa di veder ridotto il margine di guadagno.

LA CHIUSURA DI LUTON COME RISPOSTA AL GOVERNO

Stellantis ha deciso quindi di rispondere in maniera drastica alle politiche del governo Starmer annunciando la chiusura della fabbrica di Luton. Una mossa che avrà ovviamente conseguenze negative sul fronte occupazionale, in quanto mette a rischio 1.100 posti di lavoro.

Stellantis non ha al momento comunicato le cifre esatte dei dipendenti in esubero, ma ha dichiarato che centinaia di posti saranno trasferiti a Ellesmere Port. Il gruppo sposterà infatti la produzione nello stabilimento del Cheshire, che sarà ampliato per l'occasione grazie ad un investimento di 50 milioni di sterline.

Ricordiamo che Ellesmere Port ospita già le catene di assemblaggio di furgoni elettrici di piccole dimensioni dei vari marchi del gruppo e nel futuro è destinato a diventare un polo per la produzione elettrica di Stellantis nel Regno Unito.

Va considerato in ogni caso che il gruppo dispone di vari impianti dislocati in tutta Europa in cui poter trasferire tutta o parte della produzione attualmente localizzata Oltremanica. Non è un caso quindi se la produzione di motori termici per furgoni che attualmente avviene a Luton sarà trasferita nello stabilimento di Houdain, in Francia.

IL GOVERNO BRITANNICO APRE MA NON ARRETRA

Da parte sua, il governo britannico ha avviato una consultazione per valutare un'eventuale modifica alla normativa che prevede le quote elettriche obbligatorie per le vendite di auto e veicoli commerciali. È probabile quindi che possano essere recepite almeno in parte le proposte fatte dai costruttori, che chiedevano una quota unica per auto e mezzi commerciali e dei crediti in base al numero dei veicoli elettrici prodotti in Gran Bretagna ed esportati all'estero.

Da Downing Street fanno sapere in ogni caso che non si farà alcun passo indietro sulla data del 2030 per l'eliminazione dal mercato dei veicoli a motore termico, un obiettivo che sarà perseguito forzando un graduale taglio alle immatricolazioni di modelli a benzina e diesel entro i prossimi anni.

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Commenti Regolamento
S
Sergios 01 Jan 1970 @ 00:00

ma infatti pure io penso che non ha senso questa legge, come non hanno senso tutti gli incentivi buttati in questo pozzo senza fondo, in definitiva credo che il governo non debba proprio mettere mano e parola in aziende private, sia nel dare che nel fare richeste

se sai fare andrai avanti, altrimenti ciao

ma te pensa se mi aprissi un'azienda e ogni volta che voglio soldi mi mettessi a minacciare licenziamenti se non mi danno qualcosa, la follia pura, cosi so bravi tutti a fare affari

anche in cina il governo finanzia pesantemente le proprie aziende più strategiche, ma almeno li poi quest'ultime danno i loro frutti, qui invece è proprio buttare i soldi, spesso in aziende che di italiano non hanno niente più

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

"....stabilimento del Cheshire, che sarà ampliato per l'occasione grazie ad un investimento di 50 milioni di sterline....."

Con 50 milioni di £ non credo possano cambiare il destino di uno stabilimento . Probabilmente allargano la mensa o robe di quel livello ...

Con 500 milioni di £ , ecco, allora forse potrebbero cominciare a fare qualcosa ...

Comunque si conferma la strategia delle 3 carte con gli stabilimenti europei .....

I
Ivo 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma chi ha detto quello che hai citato?

I
Ivo 01 Jan 1970 @ 00:00

Stai citando quanto scritto in un blog come fosse qualcosa scritto sulla bibbia. Sono veramente spaventato da tanto semplicismo.
Molti clienti le elettriche le prendono solo se le pagano meno delle auto a benzina. non vendi in perdita, piuttosto non vendi e se non vendi chiudi qualche fabbrica perchè produci meno.
Come si può permettere ad incompetenti tali di governare non lo concepisco. Obbligo di vendere una certa percentuale di elettriche o 15000 serline di multa a macchina. Follia, pura follia.
Le auto elettriche devono prendere piede perchè sono migliori, e prima o poi ci arriveranno per la maggioranza dei casi di uso, non perchè la politica impone prodotti e tempi all'industria ed ai clienti.

i
ilariovs 01 Jan 1970 @ 00:00

"Cò costringerà infatti le case automobilistiche ad offrire grossi sconti pur di vendere i propri modelli a zero emissioni, con la conseguenza negativa di veder ridotto il margine di guadagno."

Eccalà il problema: LO SCONTO...

A
Alex 01 Jan 1970 @ 00:00

Hanno bisogno di soldi per l'eredità

D
Disqutente 01 Jan 1970 @ 00:00

No Dark.
La differenza è:
quanti soldi ha tirato fuori lo stato centrale cinese (quello che ha deciso ed indirizzato il comparto) destinati in misura piccolissima se non prossima allo zero all'acquisto ed incentrati sul fornire il bene che doveva diffondersi a più persone possibile.
vs
quanti soldi ha tirato fuori l'UE (quella che ha deciso l'indirizzamento) 0... manco c'è da continuare...

S
Sergios 01 Jan 1970 @ 00:00

"...Cò costringerà infatti le case automobilistiche ad offrire grossi sconti pur di vendere i propri modelli a zero emissioni, con la conseguenza negativa di veder ridotto il margine di guadagno."

e il problema sta tutto qui, non margini azzerati o in negativo, ma solo ridotti, eppure è quanto basta per far chiudere uno stabilimento, certo che se gli dicevano invece vi diamo gli ennesimi incentivi, li si che erano tutti felici e contenti
come si è potuto permettere a sti ladri di accaparrarsi in italia tutti quei soldi ancora non me ne capacito :/

D
Dark Entries 01 Jan 1970 @ 00:00

La differenza è nel costo delle auto elettriche tra Cina ed Europa. Gli incentivi italiani per le elettriche finiti in un giorno, ne sono la dimostrazione eclatante.

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Da porte aperte a porte chiuse è un attimo

I
Ivo 01 Jan 1970 @ 00:00

La follia totale delle attuali imposizioni su co2 e su percentuale di veicoli elettrici venduti, la follia del dirigismo politico che pretende di dettare i tempi all'insustria ed ai clienti sta dando i suoi frutti. Non so come si faccia ad essere a favore di imposizioni del genere.
Chissà quante altre aziende chiuderanno in Europa ed in uk.

D
Disqutente 01 Jan 1970 @ 00:00

Io capisco che qui vi sia chi parla di pancia e infama Stelantis, piuttosto che un altro costruttore.
E quindi si dice felice se alcune scelte li penalizzino.

Ma la differenza con la tanto decantata Cina in cui quest'anno si avrà quasi il 50% del venduto elettrico non la vogliamo considerare?
In UE si decide una strada e la si vuole imporre a suon di sanzioni e multe (emissioni di flotta, percentuali di vendita, ecc...)
In Cina si impone una strada e si decide di "buttare" denaro a fondo perduto per renderla fattibile.

Ora si puo contestare o meno le scelte, ma i numeri ci dicono che, nonostante un potere di acquisto superiore degli europei, noi siamo a ca. il 14% di BEV vendute con percentuali in calo rispetto al 2023.
La Cina, come detto, a ca. il 45% con pecentuali in aumento a doppia cifra.
In UE case storiche ultracentenarie e globali fanno fatica ad investire e pensano di ridursi mentre quelle cinesi, da sempre ristrette al loro Paese o poco più, si stanno espandendo e investendo in ogni continente.

Ora davvero c'è chi crede che la differenza sia realmente nelle qualità imprenditoriali o nella mentalità delle persone?

l
lorenzo68 01 Jan 1970 @ 00:00

Viviamo un periodo dove chi governa non ci sta capendo assolutamente nulla.

L
LeoX 01 Jan 1970 @ 00:00

Poverini, dovranno fare grossi sconti e non potranno più marginare a doppia cifra.

Poooooveriniiiiii

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

OT: Commissione europea confermata, con 370 si

J
Jotaro 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma che grande novità!

X
X Wave 01 Jan 1970 @ 00:00

Sono anni che parlano della chiusura dello stabilimento di Luton, le quote di produzione dell'elettrico non c'entra cercano solo di accattare incentivi come han fatto in Italia per decenni.
Purtroppo col governo inglese non attecchisce, fanno bene a non arretrare anche perché la fine dello stabilimento di Luton era già segnata da tempo.....

f
fabio 01 Jan 1970 @ 00:00

Mica sono scemi come noi in Italia, che ci facciamo ricattare ad vitam, da questi pagliacci

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Tavares voleva gli incentivi in Uk, minacciando la chiusura delle fabbriche, il governo come giusto che sia gli ha detto attaccati, e siamo giunti qui