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Cuba è ormai senza benzina, scattano i razionamenti sull'isola

A Cuba stanno vivendo la peggior crisi energetica della storia, col carburante ridotto all'osso e a una difficoltosa razionalizzazione delle scorte

Cuba è ormai senza benzina, scattano i razionamenti sull'isola
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 18 feb 2026

Che non fosse un buon momento per Cuba lo si sapeva già da tempo, ma adesso la crisi energetica sembra aver stretto in una tenaglia l’isola caraibica che si affaccia sulla Florida. Il blocco petrolifero imposto dal governo di Donald Trump sta maturando delle gravi conseguenze sulla popolazione cubana, costretta a rinunciare quasi del tutto a muoversi con l’auto. Una scelta obbligata, perché le riserve di carburante sono ridotte a poche gocce, da centellinare in modo oculato. Per tenere sotto controllo la situazione, l’amministrazione cubana ha scelto di razionare le scorte adoperando un’app con la quale sarà possibile prenotare il proprio rifornimento alle stazioni di servizio. C’è un dettaglio, tuttavia, che non si può trascurare: per effettuare un pieno possono trascorre settimane intere, se non mesi.

Code infinite e mercato nero

Per comprendere l’entità della situazione, secondo quanto riportato dall’Associated Press, un cittadino dell’Avana si è ritrovato con il numero di prenotazione “settemila e cento” presso una pompa di benzina che riesce a gestire appena 50 appuntamenti al giorno, prospettando un’attesa infinita. Nonostante la nascita di gruppi online per dar manforte agli automobilisti e il fatto che alcune stazioni riescano a processare fino a 90 appuntamenti giornalieri, il sistema dimostra degli evidenti limiti strutturali: è possibile registrarsi presso una singola stazione per volta e non è raro trovare code virtuali che oltrepassano le 10.000 persone.

Quando finalmente si riesce a raggiungere la pompa di benzina, il rifornimento è limitato a soli 20 litri (circa 5,3 galloni), una quantità esigua se rapportata ai tempi di attesa necessari per rifornirsi di nuovo. Questa pochezza ha alimentato un mercato nero ormai fiorente, dove i prezzi del carburante sono planati a cifre iperboliche: fino a 6 dollari al litro, contro il prezzo ufficiale di 1,30 dollari alla stazione. Tutto ciò vuol dire che un gallone di benzina al mercato nero può costare circa 24 dollari, una cifra definita “astronomica” se si considera che un dipendente statale cubano guadagna mediamente meno di 20 dollari al mese. Praticamente, un gallone di carburante illegale costa più di uno stipendio.

Le ragioni della crisi

Se Cuba vive questa situazione, le ragioni sono molteplici. L’attuale paralisi delle spedizioni di carburante sull’isola può essere ricondotta alla caduta e alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il Venezuela era infatti il principale fornitore di carburante, così adesso i flussi si sono interrotti. A peggiorare ulteriormente il quadro, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato pesanti dazi contro quei paesi che continuano a rifornire direttamente l’isola che fu di Fidel Castro.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha dichiarato la disponibilità a intraprendere un dialogo con gli Stati Uniti, a patto che questo avvenga “senza pressioni, senza precondizioni, su un piano di parità e nel rispetto della sovranità e dell’indipendenza” dell’isola. Sebbene una risoluzione immediata sembri difficile, Trump ha recentemente annunciato che il Segretario di Stato Marco Rubio sta conducendo discussioni con il paese. Intanto, in risposta alla crisi energetica, le autorità cubane hanno deciso di allocare le scorte rimanenti esclusivamente ai servizi essenziali, come la distribuzione dell’acqua. Questa scelta ha portato al sacrificio di altri servizi pubblici: la raccolta dei rifiuti è stata sospesa e la spazzatura si sta accumulando rapidamente nelle strade.

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