Airbag Takata difettosi, svolta in Italia: Opel obbligata a informare i clienti
Nuovi obblighi per Opel dopo la decisione del Tribunale di Torino: più trasparenza, contatti diretti ai clienti e auto sostitutiva
Il Tribunale di Torino, accogliendo il ricorso cautelare presentato dall’associazione dei consumatori Altroconsumo, ha imposto a Opel e al Gruppo Stellantis una serie di obblighi rigorosi per gestire il richiamo degli airbag Takata. La vicenda coinvolge migliaia di veicoli circolanti sul territorio nazionale e punta i riflettori su una criticità tecnica che mette a rischio l’incolumità stessa degli occupanti, richiedendo un intervento immediato e trasparente.
I modelli coinvolti
La problematica al centro dell’ordinanza riguarda la potenziale difettosità dei dispositivi di gonfiaggio degli airbag prodotti dall’azienda Takata (la stessa che ha coinvolto Citroen), i quali sono stati installati su modelli Opel di grandissima diffusione come: Corsa, Astra, Meriva, Zafira e Mokka.
In caso di attivazione a seguito di un urto, o persino a causa di un malfunzionamento improvviso, l’airbag può esplodere in modo anomalo, proiettando frammenti metallici pericolosi all’interno dell’abitacolo. Tali proiezioni possono causare lesioni gravissime o, nei casi peggiori, avere conseguenze mortali per chi si trova a bordo.
Trasparenza totale
Per ovviare alla frammentarietà delle precedenti comunicazioni, il Tribunale ha stabilito che Opel deve garantire la massima visibilità possibile alla procedura di richiamo. L’azienda è ora obbligata ad avviare una campagna informativa su scala nazionale, acquistando spazi pubblicitari sui principali quotidiani e sui siti di informazione più visitati.
Parallelamente, Stellantis dovrà attivare una ricerca capillare dei clienti utilizzando ogni canale digitale e fisico disponibile: email, SMS, posta raccomandata e PEC, incrociando i dati in proprio possesso con quelli ufficiali del PRA (Pubblico Registro Automobilistico). L’obiettivo è assicurarsi che nessuno dei possessori dei modelli coinvolti resti ignaro del serio pericolo che sta correndo.
Il protocollo “Stop Drive”
L’ordinanza interviene con particolare fermezza sui casi definiti di “stop drive”, ovvero quelli in cui il rischio di esplosione è considerato così elevato da rendere il veicolo inutilizzabile. I proprietari di tali vetture devono essere informati in modo netto che l’auto non deve essere guidata in modo assoluto, nemmeno per il breve tragitto necessario a raggiungere un’officina autorizzata per la riparazione. In queste circostanze, il trasferimento del mezzo deve avvenire esclusivamente tramite carroattrezzi, i cui costi saranno integralmente a carico di Opel.
Infine, per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini, il Tribunale ha imposto all’azienda di fornire, entro un termine massimo di sette giorni dalla richiesta dell’utente, un’auto sostitutiva o un servizio alternativo equivalente come il car sharing.