A14: l'autostrada "delle vacanze" compie 60 anni
Il 13 agosto 1966 l'A14 trasformò Rimini nella capitale del turismo di massa. Oggi, 60 anni dopo, la città chiede nuove infrastrutture per guardare al futuro.
Il 13 agosto del 1966 non fu un sabato qualsiasi. Perché proprio quel giorno si completava il tratto dell’autostrada A14 tra Cesena e Rimini Sud, aperto esattamente un mese dopo il primo segmento su Bologna. Centodiciassette chilometri d’asfalto che, nel giro di una mattina, spazzarono via i viaggi della speranza verso il mare. Sino ad allora, infatti, per percorrere in macchina la tratta da Bologna a Rimini nei weekend ci potevano volere anche sei ore d’ingorghi. Con la nuova arteria, bastava poco più di un’ora da un casello all’altro.
Un passaggio d’epoca che il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad definisce senza mezzi termini la vera nascita del turismo di massa della Riviera. Una chiave di lettura sostenuta a lungo anche da Aureliano Bonini, voce e memoria storica del settore, che vedeva proprio nell’arrivo della prima autostrada la scintilla iniziale del turismo moderno romagnolo.
Nell’Italia che cercava faticosamente di rimettersi in piedi dopo i disastri della guerra, la politica comprese che per far muovere le persone serviva una sola cosa: fare strade. Garantirne i cantieri e i finanziamenti era una responsabilità inderogabile per qualsiasi governo dell’epoca.
I nodi sul tavolo
Sessant’anni dopo, la lezione del 1966 torna a bussare alle porte della città. Lo sblocco delle firme sul Passante di Bologna annunciato di recente è senz’altro un’ottima notizia per tutta la regione, ma la Romagna aspetta ancora garanzie precise sulle grandi e medie opere viarie che tardano a partire. La lista delle priorità stilata dal primo cittadino è precisa.
C’è la partita dell’Alta Velocità sui binari, ma soprattutto il progetto per realizzare il terzo casello dell’A14 alla Fiera di Rimini, un intervento ritenuto fondamentale sia per la mobilità interna alla città sia per la viabilità del quartiere fieristico, su cui resta aperto il tavolo di confronto tra Palazzo Garampi e il Ministero delle Infrastrutture.
A questo si aggiungono altre due ferite aperte per la rete viaria locale. parliamo della variante della Statale 16, rimasta congelata dopo la bocciatura del vecchio tracciato da parte dei giudici del Tar, e le pessime condizioni della Marecchiese, ormai palesemente insufficiente a sostenere il traffico attuale.
Riavvolgere il nastro fino al 1966 non serve quindi a fare nostalgia. Per l’amministrazione riminese è un modo per chiedere che si ritrovi la stessa visione e la stessa determinazione di allora. Ovvero garantire a Rimini collegamenti veloci con il resto del Paese deve tornare a essere un obiettivo strategico nazionale.