Uber al lavoro contro il "mal d'auto" sulle vetture autonome

23 Novembre 2017 0

Se c'è un aspetto delle auto a guida autonoma a cui nessun costruttore ha mai pensato di trovare una soluzione, quello è il mal d'auto. Un problema che affligge milioni di automobilisti, soprattutto passeggeri, che non riescono a sopportare uno spostamento in auto e che sono costretti a guardare avanti senza potere, per esempio, leggere un giornale o consultare lo smartphone.

Per questo motivo, Uber è alla ricerca di un modo per garantire che la propria flotta di auto autonome (tra cui anche le 24.000 nuove Volvo in arrivo) non inneschi il mal d'auto tra i passeggeri. Secondo quanto riportato da The Guardian, il colosso del car-hailing avrebbe chiesto l'autorizzazione per depositare un brevetto per contrastare il fenomeno della Chinetosi, comunemente noto come mal d'auto.


Tra i pochi dettagli emersi dal documento si segnalano caratteristiche come barre luminose e schermi che segnalano le intenzioni degli altri veicoli, sedili con vibrazione incorporata e un flusso d'aria diretto sul viso e su altre parti del corpo per ridurre l'effetto di nausea provocato dal movimento dell'auto. In buona sostanza, Uber vorrebbe riuscire a "distrarre" il cervello umano in quei momenti in cui l'auto svolta, accelera o frena, con un sistema simile per certi versi ai cancellatori di rumore, che inviano suoni con frequenze opposte a quelle che infastidiscono l'orecchio umano, annullandole.

Per questo motivo, alcune soluzioni (non specificate nel brevetto) potrebbero comprendere dei sedili che bilanciano il rollio della vettura e le accelerazioni longitudinali e trasversali, dando la sensazione che l'auto sia ferma.

Con l'avvento della guida autonoma, l'attenzione del pilota può essere focalizzata su attività alternative, come lavoro, socializzazione, lettura, scrittura, attività basate su attività e simili. Mentre il veicolo autonomo viaggia lungo un percorso prestabilito, la chinetosi (o cinetosi) può derivare dalla percezione del movimento (per esempio da parte di un ciclista) che non corrisponde a quello che il conducente si aspetterebbe di vedere.


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