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Tonino Lamborghini non disdegna le ibride cinesi

L’intervento all’Automotoretró di Parma analizza il futuro della mobilità.

Tonino Lamborghini non disdegna le ibride cinesi
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 9 mar 2026

Ci sono dichiarazioni che pesano più di altre. Non tanto per il contenuto, quanto per chi le ha pronunciate. È il caso dell’intervento di Tonino Lamborghini alla fiera Automotoretró di Parma che si è tenuta lo scorso fine settimana. Nel corso del suo intervento ha annunciato che la sua prossima auto sarà probabilmente un’ibrida cinese. Tonino Lamborghini, figlio di Ferruccio e titolare di un gruppo imprenditoriale che porta il nome di famiglia nel mondo del licensing, dell’hospitality e dei prodotti di lusso (senza alcun legame con la casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese oggi di proprietà del gruppo Volkswagen), ha fatto una valutazione sull’evoluzione della mobilità che farà discutere.

Il pensiero di Lamborghini…

Il tema dell’elettrificazione è altamente divisivo. La lettura di Tonino Lamborghini parte dalla premessa che non bisognerebbe considerare davvero green le auto elettriche. Questo perché la catena produttiva delle batterie ha un costo ambientale elevato, lo smaltimento è complesso e costoso, e in molti casi, secondo lui, continuare a usare e riciclare le auto esistenti produce meno impatto. Non è una posizione nuova nel dibattito europeo, ma assume un peso diverso.

Sul fronte cinese il ragionamento è altrettanto diretto. I costruttori cinesi hanno fatto un salto qualitativo che Tonino Lamborghini riconosce senza esitazioni. All’inizio copiavano, ammette, ma oggi producono veicoli tecnologicamente avanzati, competitivi sul prezzo e sempre più apprezzabili nel design. L’unico elemento che manca ancora è il blasone dei marchi europei, ma tecnologia, qualità e prezzo sono già dalla loro parte. È su questa base che Tonino Lamborghini ha maturato la sua scelta personale. Va anche detto che molti marchi tradizionali stanno perdendo quel blasone che per anni ha dato loro un margine di vantaggio rispetto a quelli cinesi. Più critica la visione di Lamborghini sull’industria italiana. Il mercato interno è definito “quasi morto”. Chi produce lo fa altrove (soprattutto in India), e vende in Asia.

…e quello di Dallara

All’incontro era presente anche Gian Paolo Dallara, fondatore dell’omonima azienda che costruisce vetture da competizione e da strada ed è considerato uno dei più grandi ingegneri automobilistici italiani viventi. La sua visione si muove su binari parzialmente diversi rispetto a quelli di Tonino Lamborghini. L’ingegnere non nasconde una certa riluttanza verso lo scenario che si delinea, ma lo accetta come inevitabile. I suoi nipoti, dice, viaggeranno su auto elettriche, probabilmente autonome e quasi certamente non di proprietà. La mobilità diventerà un servizio. L’Italia, in questo scenario, potrebbe ritagliarsi uno spazio preciso producendo oggetti di design, auto per il fine settimana pensate per chi guida ancora per passione. Per le supercar, secondo Dallara, ci sarà sempre mercato.

La Motor Valley emiliana, con la sua cultura meccanica stratificata nei decenni, resta per entrambi un patrimonio difficile da replicare altrove. La passione che genera non scomparirà con la transizione energetica. Cambierà forma, probabilmente, e si concentrerà su una fascia sempre più ristretta di prodotti e acquirenti.

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