22 anni fa spese tutti i suoi risparmi per comprare una Ferrari F40, ma non per investimento
L'acquisto di Charles, questo il nome del protagonista di questa storia, è stato dettato unicamente dalla passione, non dall'idea di ottenere una rivalutazione. Ventidue anni dopo la guida ancora, ovunque.
Ci sono acquisti ragionevoli. E poi ci sono quelli che, se li racconti, la gente ti guarda come se stessi scherzando. E questa è la storia di Charles. Che sembra davvero uno scherzo. Nel 2004 Charles non aveva una casa, non aveva un patrimonio e di “piano finanziario” manco l’ombra. Aveva però un assegno inaspettato da 163.000 sterline e un’ossessione appesa al muro fin da ragazzino: una Ferrari F40. Fine. “Era tutto ciò che avevo”, dice oggi. E non è una frase ad effetto. Era davvero tutto. E lui l’ha messo tutto lì, in quell’auto.
163.000 sterline, non un centesimo in più
All’epoca Charles guadagnava tra le 3.000 e le 4.000 sterline al mese. Un buonissimo stipendio. Però non proprio lo stipendio di chi si sveglia e decide di comprarsi una F40. Poi però arriva quel dividendo a sorpresa: 163.000 sterline. Precise. E lui cosa fa? Prende un assegno circolare e va da DK Engineering, specialista Ferrari britannico.
In quel momento ci sono due Ferrari “possibili” e papabili: una F40 e una 288 GTO, entrambe a 170.000 sterline. La 288 è più fine, più elegante, sì. Ma la F40 è un’altra faccenda: più cattiva, più intimidatoria, più F40, e nella testa di Charles anche più “giovane”. Quella che ti fa venire la pelle d’oca.
L’offerta che fa è una sola: 163.000. Stop. “Non ho intenzione di negoziare. È tutto quello che ho. O accettate o me ne vado“. E’ andata proprio così, secca. DK accetta. E Charles esce da lì al volante di una F40 gialla… senza avere una casa. “Avevo una F40, ma non un tetto mio". detta così fa quasi ridere. Poi ci pensi e smette di far ridere.
Una relazione, non una proprietà
Ventidue anni dopo la macchina è ancora con lui. E, cosa non scontata: la guida ancora. Davvero. Non “la accende ogni tanto”, non “la sposta per non farla fermare”. La usa. Pioggia, inverno, strade normali, pista. E dice una cosa che è molto umana. Se la vedi troppo pulita, quasi perfetta, ti viene paura di rovinarla. Quindi a volte preferisce portarla fuori quando è già sporca di sale e polvere. Almeno non vivi col terrore della prima macchiolina.
Oggi l’auto ha poco più di 22.000 km. Circa 20.000 li ha fatti lui. L’ha portata fino a Valencia, in Spagna. Talmente tanto attaccato che, a un certo punto, ha pure pensato di dormirci dentro per non lasciarla sola la notte. Esagerazione? Forse. Ma capisci il mood.
E poi ci sono gli episodi “da matti”, quelli che con certe auto non fai: Donington sotto la neve, Nürburgring sotto il diluvio. “Il Nürburgring bagnato è probabilmente il tratto d’asfalto più scivoloso del pianeta". Lì, dice, ha capito quanto la F40 parli a chi la guida.
Niente servoassistenza, niente servosterzo, niente ABS moderno. Sei tu e basta. E 500-600 cavalli che arrivano tutti insieme quando i turbo entrano in gioco. “Passa da 100 a 500 CV in un istante. In qualsiasi momento sai che può andare a fuoco o mandarti fuori strada". E qui arriva il punto: è proprio questo che gli piace.
Una F40 trasformata ma rispettata
Non è più completamente originale, no. Però non è nemmeno stata “massacrata”. Quasi tutto è reversibile. Charles ha irrigidito il telaio prendendo spunto dalle F40 da competizione preparate da Michelotto: rinforzi aggiuntivi, spoiler posteriore stile LM, diffusori tipo GTE, scarico più libero, turbine rielaborate.
Obiettivo? Non fare la gara a chi ce l’ha più potente. Piuttosto rendere la macchina più coerente con l’idea che ha lui della F40: dura, viva, sincera. La potenza è intorno ai 550 CV, regolabile fino a circa 600. Ma lui insiste: il numero è relativo. Quello che conta è la sensazione.
“Niente ti mette addosso quel livello di paura e adrenalina. Nemmeno le auto più veloci lo fanno". E non lo dice per fare il personaggio: dopo una sessione intensa scende ancora con le mani che tremano. Vent’anni dopo. Uguale.
E la storia poteva finire qui. Invece no. Un anno dopo la gialla, Charles compra una seconda F40, rossa. Più da collezione. Ne possiede due per quasi otto anni. Poi vende la rossa a un prezzo molto più alto di quello pagato. Secondo lui quella vendita ha, di fatto, “pagato” la gialla. “Questa F40 è gratis", dice, quasi sorridendo.
Oggi un esemplare bello supera i tre milioni di euro, facile. Charles lo sa. E ogni tanto ci pensa: “Sto rischiando un patrimonio". Poi però esce, fa un giro, torna. E la risposta è sempre la stessa, senza troppe filosofie. Ne è valsa la pena. Ogni singolo secondo.