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Price cap Eni, per i gestori degli impianti «È concorrenza sleale»

Price cap Eni, per i gestori degli impianti «È concorrenza sleale»
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 28 set 2026

L’introduzione da parte di Eni di un calmiere sui prezzi dei carburanti (price cap), fissato a 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, ha portato ad una presa di posizione da parte della Figisc, Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti (Confcommercio). Attraverso una nota intitolata “Qualche riflessione a caldo”, la federazione ha analizzato gli effetti di un’operazione che, pur portando sollievo agli automobilisti italiani vessati dagli aumenti dei carburanti, rischia di sconvolgere l’intera filiera della distribuzione e di mettere in difficoltà migliaia di impianti indipendenti.

Eni finisce per «surrogare lo Stato sulle accise»

La decisione di Eni, a cui è seguita una iniziativa analoga da parte di IP, giunge a pochi giorni dalla scadenza dei tagli sulle accise statali, prevista per il 5 ottobre: nel momento in cui il sostegno pubblico viene meno per via dei vincoli di bilancio, l’azienda partecipata dallo Stato interviene direttamente sul mercato. Come evidenziato da Figisc, Eni finisce per «surrogare lo Stato sulle accise», andando a «togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato». Se da un lato la mossa consente alla compagnia di conquistarne volumi di vendita e consensi, dall’altro – secondo la federazione – mette nell’ombra il dibattito politico sulla tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

Concorrenza sleale e dumping

Il punto di maggiore attrito riguarda le complesse dinamiche competitive della rete distributiva. La Figisc riporta come da più parti si evochino scenari di «posizione dominante, dumping e concorrenza sleale». L’operazione penalizza gravemente i gestori e i distributori indipendenti, i quali non hanno i margini sufficienti per pareggiare il calmiere, con il concreto rischio di venire spinti ai margini del mercato. Al contempo, la mossa pone un fondamentale interrogativo sul comportamento strategico delle altre major petrolifere. IP ha già seguito Eni, cosa faranno le altre compagnie?

Rischi di carenza per la rete Eni

I timori della federazione riguardano anche la rete degli stessi gestori affiliati a Eni. Secondo la federazione, il taglio dei listini comporta infatti un’immediata svalutazione del carburante già acquistato e presente nei serbatoi delle stazioni di servizio. Inoltre, richiamando quanto accaduto in Francia con un analogo provvedimento di TotalEnergies, la Figisc mette in guardia sui rischi di carenza di scorte e sulle evidenti difficoltà nell’assicurare i rifornimenti a fronte del previsto forte aumento della domanda presso la rete Eni.

Un’industria della raffinazione lasciata alla deriva

Sulle cause dell’aumento dei prezzi, la Figisc condivide l’analisi sulle crisi geopolitiche e sulla ridotta capacità di raffinazione europea ed italiana. Tuttavia, la federazione critica le scelte affrettate del passato, accusando le compagnie storiche di aver smesso di investire per dedicarsi a operazioni di facciata, lasciando il sistema Paese privo di adeguate protezioni. La Figisc conclude amaramente osservando che «quando i grandi si mettono d’accordo, è difficile che pensino alle scaglie che volano in conseguenza delle loro decisioni».

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