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Bimota BX450 e KB399: l'evoluzione del marchio tra fango e pista

Due anime, una visione: dall’enduro puro della BX450 alla sportiva compatta KB399, Bimota amplia i propri orizzonti senza tradire il DNA

Bimota BX450 e KB399: l'evoluzione del marchio tra fango e pista
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 19 mar 2026

C’è qualcosa che sta cambiando. Silenziosamente ma con decisione. Ed è dentro il mondo Bimota. Un’evoluzione motociclistica che non rinnega il passato. Anzi. Lo usa come trampolino. Da una parte la terra, quella vera, polverosa, fatta di pietre e fatica. Dall’altra l’asfalto, preciso, veloce, quasi chirurgico. Due mondi che oggi si incontrano in un racconto unico. Perché se è vero che da oltre cinquant’anni il marchio riminese è sinonimo di artigianalità e corse, è altrettanto vero che alcune strade non erano ancora state percorse fino in fondo. Ed è qui che arrivano le nuove Bimota BX450 e Bimota KB399. Conosciamole meglio.

L’ingresso (atteso) nell’enduro

Per anni l’enduro è rimasto una sorta di territorio inesplorato per Bimota. Strano. Se si pensa al DNA corsaiolo del marchio. Eppure oggi quel vuoto viene finalmente colmato con la BX450, una moto che arriva senza troppi giri di parole. Lei nasce per correre.

Prima ancora di arrivare nei concessionari, si è fatta le ossa nelle competizioni vere, tra Motorally e Raid TT. Non test da laboratorio, ma gare dure, quelle che non perdonano. E i risultati, tra vittorie e un titolo nazionale, raccontano già molto.

Una base solida, ma reinterpretata

La BX450 parte da una piattaforma concreta. E’ quella della Kawasaki KX450X. Motore monocilindrico da 449 cm³, raffreddamento a liquido, telaio in alluminio leggero. Bimota ci ha messo quindi la mano. Parliamo di lavorazioni curate, attenzione quasi maniacale ai dettagli, una filosofia che trasforma una buona base in qualcosa di più personale, più… “suo”. Il risultato è una enduro che mantiene una funzionalità estrema ma con un’identità visiva e tecnica molto marcata.

Elettronica e componenti: qui si fa sul serio

Sotto la corazza, la BX450 nasconde un lavoro ingegneristico piuttosto sofisticato. La centralina Athena GET è il cuore della gestione elettronica. Parliamo di due mappe motore, dieci livelli di controllo di trazione e launch control. Insomma non è roba da passeggiata domenicale.

A questo si aggiungono componenti che parlano chiaro. Pneumatici Metzeler MCE 6 Days Extreme Supersoft, scarico Akrapovič in titanio, doppia configurazione del serbatoio per adattarsi alle esigenze di gara.

Dalla terra ai cordoli: il ritorno compatto di Bimota

E poi c’è la KB399. Un modello che racchiude in forma compatta tutto lo spirito del marchio, un autentico “espresso di bimota”. Questa moto nasce sull’onda lunga del successo della KB998 Rimini, che nel frattempo si è fatta notare anche nel Mondiale Superbike 2026. Non un dettaglio. Qui il motore scende a 399 cm³, ma i numeri restano interessanti. Ben 80 CV, erogazione brillante. Ed il tutto inserito in una ciclistica chiaramente ispirata al mondo racing. E naturalmente proposta nell’iconica livrea nera, rossa e bianca con l’inconfondibile telaio rosso.

Artigianato, design e quel tocco in più

Anche in questo caso, la base è Kawasaki, la ZX-4RR, ma il lavoro di reinterpretazione è comunque evidente. Carene sviluppate da Bimota, impreziosite dalle appendici aerodinamiche integrate, si armonizzano con le piastre di sterzo ricavate dal pieno e con il tappo del cannotto dedicato. Tutto in un insieme curato nei minimi dettagli. Ogni elemento sembra voler dire “guardami meglio”.

E poi c’è la versione ES, che alza ulteriormente l’asticella. Fibra di carbonio a vista, componenti lavorati dal pieno, sospensioni Öhlins. In sintesi, una configurazione che strizza l’occhio a chi cerca qualcosa di più esclusivo, forse anche un po’ più estremo.

Sul piano tecnico, la dotazione è davvero completa. Quindi forcella Showa SFF-BP, mono BFRC lite (o Öhlins sulla ES), pinze Brembo Stylema, quickshifter, riding modes e traction control. Tutto già lì, senza bisogno di aggiungere troppo.

Due moto, una direzione chiara

BX450 e KB399 sono chiaramente diverse, praticamente opposte. La prima nasce per la terra, l’altra per l’asfalto. Una è ruvida, l’altra più raffinata. Ma sotto questa differenza c’è un filo comune. La volontà di Bimota di allargare il proprio raggio d’azione senza perdere identità.

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