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Honda chiude il terzo trimestre con una perdita del 61% e rivede le strategie sull'elettrico

Il marchio giapponese ha ammesso di aver sottovalutato la velocità dei cambiamenti del mercato.

Honda chiude il terzo trimestre con una perdita del 61% e rivede le strategie sull'elettrico
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 10 feb 2026

Non un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Gli analisti avevano previsto una trimestrale critica. Ma non così critica. I dati del terzo trimestre di Honda raccontano infatti di un vero e proprio crollo del profitto operativo. Il dato è enorme e corrisponde a un calo del 61%. Un vero e proprio crollo che per il marchio giapponese rappresenta l’inizio di una delle fasi più difficili degli ultimi anni. L’impatto dei dazi statunitensi e i costi legati alla ristrutturazione del business elettrico hanno trascinato al ribasso la divisione automobilistica nei primi nove mesi dell’anno fiscale. Un evento raro per il costruttore giapponese, che ammette di aver sottovalutato la rapidità con cui il mercato sta cambiando.

Cosa si nasconde dietro questi numeri

Il calo della domanda di veicoli elettrici in Nord America rappresenta una delle cause principali. La spinta iniziale del settore si è attenuata, e la preferenza degli acquirenti si è spostata verso modelli più economici o verso gli ibridi, una categoria in cui domina la concorrenza e in cui Honda deve recuperare terreno. La frenata della domanda ha avuto un costo elevato. La casa giapponese stima un impatto che sfiora gli 1,5 miliardi di euro (270 miliardi di yen) nei nove mesi fino a dicembre. A questo si aggiunge l’effetto delle tariffe statunitensi, che hanno tolto altri 1,51 miliardi di euro (280 miliardi di yen) nello stesso periodo. Con più di due quinti delle vendite globali degli ultimi mesi provenienti dagli Stati Uniti, gli Usa restano il mercato più importante per il gruppo. Motivo per cui quanto accaduto in Nord America ha avuto un impatto così importante.

Ma non è solo il Nord America a frenare la corsa elettrica di Honda. Anche la Cina, da anni secondo mercato per il costruttore, mostra segnali d’allarme. La competizione locale è aggressiva, sia sul fronte dei prezzi sia su quello del software e dell’infotainment. La dirigenza ammette che i player cinesi stanno correndo più velocemente. Il divario si riflette nei risultati, che risentono dei costi necessari a ristrutturare l’offerta e rafforzare il posizionamento in un contesto che non perdona i ritardi tecnologici.

Cosa farà ora Honda

La situazione costringe Honda a un ripensamento profondo della propria strategia. Il vicepresidente Noriya Kaihara parla della necessità di costruire una struttura più snella. Così da reagire con rapidità ai cambiamenti del mercato. Una struttura flessibile, in grado di assorbire oscillazioni improvvise nella domanda EV, nelle politiche commerciali e nei costi operativi. Il gruppo riconosce che la transizione richiede interventi radicali. Le svalutazioni degli asset elettrici testimoniano che il percorso non è più una semplice questione di investimenti futuri.

Il quadro, però, non è uniforme. La divisione motociclistica continua a viaggiare su numeri solidi. Le vendite globali restano buone (soprattutto in India e in Brasile) e portano un contributo vitale per compensare la debolezza del comparto auto. È uno dei pochi settori che mantiene un andamento positivo.

Honda non è l’unica a fare i conti con una transizione verso l’elettrico più complessa di quanto è stato previsto. Ford e General Motors hanno registrato svalutazioni importanti sugli EV. Stellantis ha annunciato un impatto da oltre 22 miliardi di euro per reimpostare la propria strategia. È un fenomeno comune. Le aspettative di crescita degli anni scorsi si stanno confrontando con un mercato più cauto, più attento ai prezzi e interessato a soluzioni intermedie come gli ibridi.

Honda decide comunque di mantenere invariata la previsione annuale. L’obiettivo resta un profitto operativo poco inferiore ai 3 miliardi di euro (550 miliardi di yen) entro marzo. Una scelta che indica fiducia nella ripresa della domanda di auto ibride e nella stabilità portata dal comparto moto. Il percorso, però, non sarà immediato. La ristrutturazione del business elettrico sarà uno dei nodi strategici più rilevanti per i prossimi mesi, mentre il gruppo cerca di riallinearsi a un mercato globale che sta ridimensionando le sue ambizioni.

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