Honda sotto accusa per problemi alla vernice. Non è la prima volta
Honda nell'occhio del ciclo, scoppia un contenzioso negli Stati Uniti per il deterioramento delle vernici bianche
Quando pensiamo alla qualità e all’affidabilità di un’auto difficilmente valutiamo la carrozzeria. Eppure la vicenda che sta interessando (per l’ennesima volta) Honda negli Stati Uniti è indicativa da questo punto di vista. Non è la prima volta, infatti, che la Casa automobilistica giapponese finisce sotto accusa per la qualità delle sue verniciature bianche. E probabilmente non sarà l’ultima. Dopo una class action avviata nel 2024 e respinta nel luglio 2025, la causa è tornata al centro dell’attenzione perché il giudice Otis D. Wright II del Tribunale Federale della California ha riconosciuto diverse delle richieste precedentemente bocciate, aprendo a una nuova fase processuale.
Il problema
Al centro della vicenda ci sono alcune tinte bianche applicate su modelli Honda e Acura prodotti dal 2013 in poi. Le colorazioni interessate sono la White Diamond Pearl, la Taffeta White, la White Orchid Pearl e la Bellanova White. L’accusa sostiene che queste vernici presentino un difetto strutturale tale da provocare bolle, sfogliature e delaminazioni molto prima di quanto ci si aspetterebbe. Tra i modelli coinvolti ci sono Acura MDX, Honda Odyssey, Honda Pilot, Honda Fit e Honda HR-V. La maggior parte degli esemplari interessati è stata assemblata nello stabilimento Honda di Lincoln, in Alabama, con un sistema di verniciatura robotizzato.
Secondo le nuove accuse, Honda era consapevole del difetto già dal 2012 ma non ha informato adeguatamente i clienti al momento della vendita. La documentazione presentata in tribunale cita tre Technical Service Bulletin emessi da Honda nel 2019, che avevano già esteso la garanzia sulle vernici bianche di alcuni modelli. Si tratterebbe di un’ammissione implicita dell’esistenza del problema. Honda ha replicato che qualsiasi deterioramento rientra nella normale usura di un veicolo esposto agli agenti atmosferici, e che nessun querelante aveva segnalato riparazioni negate prima della scadenza della garanzia.
La vicenda legale
A riportare in auge la vicenda è la nuova sentenza che di fatto ha modificato la classificazione del difetto. Nella prima sentenza il giudice aveva concordato con Honda nel ritenere il problema puramente estetico. Quindi non legato alla funzione centrale del veicolo. Questa volta il giudice ha ribaltato quella valutazione affermando che la perdita del rivestimento protettivo può compromettere l’integrità strutturale della carrozzeria nel lungo periodo. Una distinzione che cambia profondamente la portata legale della causa. Il giudice ha inoltre stabilito che il termine per agire decorre dal momento in cui il difetto diventa visibile al proprietario, e non dalla data di acquisto. Questa è una decisione che potrebbe ampliare significativamente il numero di coloro che potrebbero fare causa nei confronti di Honda.
È curioso (e forse anche indicativo) anche ricordare che non è la prima volta che Honda affronta questo tipo di contenziosi. Nel 2018 in Canada, infatti, era stata avviata una causa simile. Quel procedimento si concluse con un accordo da 27 milioni di dollari nel 2022. Sarà interessante vedere come questa volta si concluderà la vicenda legale negli Stati Uniti.