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Green Deal, dietrofront tedesco: cosa accadrà nei prossimi anni

Per il futuro il Governo tedesco ha chiesto maggiore flessibilità sul net‑zero 2050, facendo un sorprendente passo indietro sul Green Deal

Green Deal, dietrofront tedesco: cosa accadrà nei prossimi anni
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 26 mar 2026

Il Green Deal, approvato nel 2020, rappresenta l’insieme di iniziative politiche della Commissione europea per raggiungere la neutralità entro il 2050. Il piano prevede di introdurre anche una nuova legislazione sull’economia circolare (CE), per la ristrutturazione degli edifici, la biodiversità, l’agricoltura e l’innovazione. I buoni propositi si sono scontrati contro una realtà che rende ancora improbabile immaginare una Europa più green in meno di un quarto di secolo.

Uno dei nodi cruciali della vicenda avrebbe potuto essere il termine ultimo del 2035 per la commercializzazione di auto termiche. L’Unione Europea ha imposto degli standard irraggiungibili, soprattutto per diversi Paesi che stanno attraversando gravi problemi economici. Non a caso l’Italia, nel pieno di una crisi con pochi precedenti storici, è rimasta attardata con uno dei parchi auto circolanti più vetusti del Vecchio Continente. C’è anche un aspetto culturale nel mancato acquisto di auto di nuove generazioni, ma così facendo i problemi ambientali continueranno a rappresentare un serissimo patema anche nel mondo di domani. Persino in Germania si sono dovuti ricredere sulle concrete possibilità di raggiungere tutti gli obiettivi stabiliti nel Green Deal.

Retromarcia prevedibile

Il dietrofront è frutto di una analisi sulla vendite di auto elettriche. Il target net‑zero del 2050 appare sempre più difficile da realizzare. Il ministro tedesco dell’Economia, Katherina Reiche, ha ammesso che Bruxelles dovrebbe rallentare la sua visione rigida sull’adesione alla neutralità climatica, accettando una differenza sino al 10% dall’obiettivo prestabilito. Le parole pronunciante nella conferenza annuale CERAWeek in Texas, riprese dai colleghi del magazine statunitense Politico, sono diventate il manifesto della volontà del Governo teutonico.

“Dobbiamo accettare soluzioni non al 100%, permettendo diverse tecnologie – ha dichiarato Reiche – Se hai obiettivi stretti e rigidi, ti leghi le mani. Finisce che perdi le industrie di cui hai bisogno. E non possiamo permetterci di perdere le nostre industrie energivore in Europa e in Germania”.

Addio a un futuro full electric?

Per quanto i valori portati avanti dal Green Deal siano virtuosi, se si considera che Berlino è stata la locomotiva delle iniziative ambientali ed ora è pronta a ritrattare, di colpo, sta emergendo un segnale chiaro in Ue. L’obiettivo di sostenibilità deve sposarsi con un’economia che sta piombando in un tunnel senza uscita. I Paesi europei devono ricalibrarsi a 360°, puntando su pannelli solari sui tetti e l’eliminazione graduale caldaie a gas.

La posizione del ministro tedesco, acuita anche dalle crescenti minacce internazionali, sta aprendo a nuovi scenari. I rialzi dei prezzi del petrolio e del gas a causa dello scoppio della Guerra in Medio Oriente, stanno ulteriormente mettendo a rischio il raggiungimento dei parametri stabiliti nel Green Deal, creando un effetto a catena destabilizzante per l’intero settore industriale europeo.

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